A Napoli, una storica chiesa viene riconvertita in una pizzeria sociale. Il progetto 'Brigata Caterina' mira a offrire formazione professionale e reinserimento lavorativo a persone detenute, trasformando uno spazio abbandonato in un luogo di inclusione e speranza.
Una chiesa napoletana si trasforma in laboratorio di inclusione
La cappella di Santa Caterina de' Celani, un edificio storico situato nel cuore di Napoli, sta per intraprendere un nuovo e significativo capitolo della sua esistenza. L'antica struttura religiosa cambierà la sua vocazione per diventare una pizzeria sociale. Questo ambizioso progetto, denominato 'Brigata Caterina', è stato concepito con l'obiettivo primario di favorire il reinserimento lavorativo di persone detenute. L'iniziativa rappresenta un ponte concreto tra il sistema penitenziario e il mondo del lavoro, offrendo una seconda possibilità a chi sta scontando una pena.
La trasformazione non è solo fisica ma soprattutto sociale. L'idea è quella di creare un ambiente dove la preparazione della pizza diventi uno strumento di riscatto personale e professionale. Attraverso corsi di formazione specifici, i partecipanti acquisiranno competenze spendibili nel settore della ristorazione. Questo percorso mira a restituire dignità e autonomia a individui che spesso si trovano ai margini della società. La pizzeria non sarà solo un luogo di produzione, ma un vero e proprio centro di aggregazione e apprendimento.
Il progetto 'Brigata Caterina' è il risultato di una sinergia tra diverse istituzioni e realtà del territorio napoletano. La Chiesa di Napoli ha svolto un ruolo centrale nel promuovere e sostenere questa iniziativa, dimostrando un forte impegno verso le fasce più vulnerabili della popolazione. La firma del protocollo d'intesa, avvenuta presso la sede di Largo Donnaregina, sancisce l'inizio ufficiale delle procedure operative. Questo accordo vede la partecipazione attiva dell'arcidiocesi, del Comune di Napoli e del Tribunale di sorveglianza partenopeo. La collaborazione si estende anche alla casa circondariale 'Pasquale Mandato' di Secondigliano e all'ufficio interdistrettuale di esecuzione penale esterna (Uiepe) per la Campania. A completare la rete, la società cooperativa di impresa sociale Consul Service, che apporterà il suo know-how nel campo dell'imprenditoria sociale.
'Brigata Caterina': formazione e reinserimento al centro del progetto
Antonio Mattone, responsabile del progetto 'Brigata Caterina', ha sottolineato l'importanza di avviare immediatamente le procedure operative. «Con la firma avviamo le procedure e ci mettiamo a lavorare da subito», ha dichiarato Mattone. Ha inoltre specificato che non esiste un numero prestabilito di detenuti che potranno aderire al programma. L'obiettivo è piuttosto quello di costruire una rete solida e inclusiva, capace di accogliere e supportare il maggior numero possibile di persone. La flessibilità del progetto è pensata per massimizzare le opportunità di reinserimento.
Il progetto non rappresenta un punto di partenza assoluto, ma piuttosto una ripartenza. «Il nostro non è un inizio, si tratta di una ripartenza: il progetto è nato tanti anni fa», ha ricordato Mattone. L'iniziativa, infatti, si basa sull'esperienza pregressa maturata all'interno del carcere di Poggioreale. In passato, sono stati organizzati corsi per pizzaioli e percorsi di accompagnamento al lavoro che hanno già dato risultati incoraggianti. Questa continuità esperienziale garantisce una base solida su cui costruire il futuro della 'Brigata Caterina'. L'eredità di questi percorsi precedenti fornisce un modello di successo da replicare e ampliare.
Gli obiettivi del progetto sono molteplici e interconnessi. Da un lato, si mira a offrire concrete possibilità di riscatto a persone che hanno commesso errori, ma che desiderano ricostruire la propria vita. Dall'altro, si intende restituire alla città uno spazio fisico e sociale di grande valore, promuovendo l'inclusione e la partecipazione attiva. La rigenerazione urbana si lega indissolubilmente all'opportunità di reinserimento lavorativo. «Da un lato c'è la rigenerazione urbana, dall'altro c'è un'opportunità di reinserimento concreta, con un'attività vera», ha commentato il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. L'idea è quella di recuperare non solo le persone, ma anche un luogo di grande bellezza architettonica.
Un luogo storico rivive grazie a un'iniziativa sociale
La scelta di recuperare la storica cappella di Santa Caterina de' Celani non è casuale. L'edificio, sebbene di notevole pregio, si trova in una zona meno centrale e forse un po' trascurata della città. Il progetto mira a ridare vita a questo spazio, trasformandolo da luogo dimenticato a fulcro di attività positive e costruttive. Il sindaco Manfredi ha definito il disegno «molto innovativo però complicato», evidenziando le sfide burocratiche e logistiche legate alla conversione di un edificio religioso in un'attività commerciale. «Non è semplice ottenere le autorizzazioni per realizzare una pizzeria in una chiesa», ha ammesso. Tuttavia, è fiducioso sull'impatto a lungo termine dell'iniziativa: «il progetto lascerà un segno non banale per il futuro delle persone e della città».
Le parole dell'arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia, aggiungono una profonda dimensione spirituale ed etica all'iniziativa. «Per tutti noi è un giorno importante: si alza il profumo della farina che diventa pane, diventa pizza, diventa cibo. Tradotto vuol dire, mani sporche di farina e non di sangue», ha affermato Battaglia, sottolineando il passaggio da attività potenzialmente dannose a un lavoro dignitoso e costruttivo. Il suo messaggio è un invito a superare la mentalità dello scarto e il pregiudizio che spesso accompagna la condizione di detenuto.
L'arcivescovo ha lanciato un appello alla comunità affinché si apra all'accoglienza e al sostegno di chi desidera cambiare vita. «Oggi noi liberiamo coloro che stanno fuori dalle sbarre, non quelli che sono in carcere. Li liberiamo dalla mentalità dello scarto e soprattutto da quel pregiudizio che macchia un detenuto per sempre», ha spiegato. Ha poi aggiunto che, sebbene ogni errore debba avere le sue conseguenze, le mani che hanno forse ferito possono imparare un mestiere e costruire un futuro diverso. Il lavoro, secondo Battaglia, non cancella il passato, ma offre la possibilità di non esserne più prigionieri, garantendo autonomia e cura per sé e per i propri cari. «Nessuno è irrecuperabile e la vita di una persona è più grande, non coincide mai solo con i suoi sbagli», ha concluso, invitando l'intera comunità ad accompagnare questo percorso di riscatto. «Ricominciare è sempre possibile».