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Un cardiochirurgo di Napoli è stato sospeso dalla professione per un anno. La decisione è legata a presunte falsificazioni in un referto operatorio riguardante un trapianto di cuore finito tragicamente.

Interdizione professionale per cardiochirurgo napoletano

Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato la sospensione. La misura riguarda la professione medica per un periodo di dodici mesi. Questa decisione è stata presa nei confronti del cardiochirurgo Guido Oppido. Lavorava presso l'ospedale Monaldi. La sospensione era stata originariamente disposta nel giugno precedente. A richiederla era stata la Procura di Napoli. Le indagini sono state condotte dai Carabinieri del NAS di Napoli.

Le accuse mosse al professionista sono gravi. Si parla di falso materiale e ideologico. Questi reati sarebbero stati commessi in concorso. Il punto centrale riguarda un referto operatorio. Nello specifico, quello relativo a un trapianto di cuore. Il piccolo paziente, Domenico Caliendo, è deceduto. La morte è avvenuta lo scorso febbraio. La causa è stata un trapianto di cuore fallito. L'intervento era stato eseguito il 23 dicembre 2025.

Valutazione del Tribunale del Riesame

I giudici hanno utilizzato parole molto forti. Hanno descritto il comportamento di Oppido come «spregiudicato». Hanno anche evidenziato una personalità «ostinata». Questa ostinazione, secondo il tribunale, fa temere che l'indagato possa ripetere azioni simili. L'obiettivo sarebbe quello di nascondere eventuali errori. Il collegio A dell'ottava sezione, presieduto da Antonio Pepe, ha emesso l'ordinanza. La misura cautelare è stata ritenuta necessaria.

Per un'altra cardiochirurga coinvolta, Emma Bergonzoni, la situazione è diversa. Lei era collaboratrice di Oppido. Il tribunale ha revocato la sua sospensione di sette mesi. Non sono state ritenute sussistenti le esigenze cautelari nei suoi confronti. Per Oppido, invece, i giudici hanno confermato sia le esigenze cautelari sia i gravi indizi di colpevolezza. Questi elementi erano stati contestati dai legali di Oppido, Alfredo Sorge e Vittorio Manes.

Controversia sul referto operatorio

Il nodo della questione è il referto post operatorio. Guido Oppido ha sempre sostenuto la sua versione dei fatti. L'ha messa per iscritto nel referto redatto il 26 dicembre con la Bergonzoni. Egli affermava la contestualità tra la cardiectomia e l'apertura del box contenente il cuore del donatore. La cardiectomia è l'operazione di asportazione del cuore. La Procura, invece, sostiene che Oppido abbia iniziato la cardiectomia prima dell'arrivo del box in sala operatoria.

Questa circostanza è stata ritenuta accertata anche dai giudici del Riesame. Secondo la loro valutazione, Oppido aveva un chiaro interesse a proteggersi. Voleva evitare accuse relative alla sua decisione di accelerare i tempi dell'intervento. La falsa rappresentazione dei fatti avrebbe avuto diverse conseguenze. Avrebbe ingannato chiunque avesse valutato l'operato in seguito. Avrebbe anche nascosto la verità ai familiari del piccolo Domenico. Ciò li avrebbe privati del diritto di conoscere appieno quanto accaduto.

Inoltre, la condotta avrebbe aggravato la posizione dei membri dell'équipe chirurgica. Avrebbe anche costretto testimoni a confermare una ricostruzione non veritiera. I giudici hanno menzionato la «rabbiosa reazione di Oppido». Questa si sarebbe manifestata quando due sue collaboratrici si sono rifiutate di confermare la versione ritenuta falsa.