Il Cardinale di Napoli, Domenico Battaglia, esorta a non ignorare le sofferenze causate dai conflitti globali. Sottolinea che la vera pace richiede il coraggio di deporre le armi, sia fisiche che interiori, e di abbracciare la vulnerabilità dell'amore disarmato.
L'appello per una pace senza armi
Il mondo assiste a sofferenze indicibili. Il Cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, ha espresso profonda preoccupazione. Le sue parole risuonano dall'omelia per le celebrazioni del 'miracolo di maggio' di San Gennaro. Non possiamo ignorare le grida che provengono da varie zone del pianeta. Il Medio Oriente e il Golfo sono menzionati. Anche le ferite ancora aperte dell'Ucraina sono al centro della sua riflessione. Non si tratta solo di conflitti che occupano le prime pagine. Esistono anche conflitti dimenticati. Questi ultimi continuano a distruggere vite, sogni e il futuro delle persone. La situazione attuale è descritta come un'umanità smarrita nel suo cammino verso la pace. Sembra che il coraggio sia venuto meno. La guerra è diventata una normalità inaccettabile.
Il cammino verso la riconciliazione
La domanda fondamentale che tormenta molti è se sia possibile riprendere questo cammino. Il Cardinale Battaglia risponde con fermezza. La ripresa del cammino non avverrà con le sole parole. Richiede azioni concrete, passi decisi. Mentre il mondo sembra fermarsi, noi dobbiamo camminare. Mentre altri si armano, noi dobbiamo proseguire. Mentre cresce la tentazione di erigere muri, noi dobbiamo avanzare. L'avanzata deve essere disarmata. Questo approccio, sebbene possa sembrare pericoloso, è l'unica via. Una pace disarmata sfugge al controllo. Essa spiazza, inquieta e ha il potere di convertire i cuori. La vera pace non si ottiene accumulando difese o minacce. Non si garantisce alimentando la paura.
Il coraggio di disarmarsi interiormente
La pace, secondo l'arcivescovo, nasce da un atto di coraggio. Questo atto consiste nel disarmarsi. L'atto di disarmarsi genera timore. È molto più spaventoso che armarsi. È facile brandire parole dure, emettere giudizi affrettati o nutrire sospetti. È altrettanto semplice costruire muri, chiamandoli sicurezza. Disarmarsi, invece, significa esporsi. Significa fidarsi degli altri. Significa rischiare di essere feriti. Significa amare anche quando non conviene. Questo tipo di disarmo non è solo esteriore. Riguarda profondamente la sfera interiore dell'individuo. La guerra, infatti, non si limita ai telegiornali. Essa risiede nei nostri cuori. Si annida nelle parole che tratteniamo, nei pensieri inespressi. Si insinua nei rapporti deteriorati. Cresce nei rancori che coltiviamo gelosamente. La preghiera per la pace nel mondo, sebbene importante, non è sufficiente. Sarebbe un gesto troppo facile. Siamo chiamati a un impegno più profondo. Dobbiamo permettere alla pace di germogliare dentro di noi. Senza una pace interiore, la pace esterna rimarrà un'illusione irraggiungibile. La conversione deve partire dall'individuo.
Domande e Risposte
D: Cosa intende il Cardinale Battaglia per 'disarmarsi'?
R: Il Cardinale Battaglia intende con 'disarmarsi' sia l'abbandono delle armi fisiche che, soprattutto, il disarmo interiore. Questo implica deporre rancori, sospetti, giudizi affrettati e la paura, per aprirsi all'amore e alla fiducia reciproca, anche a costo di esporsi e rischiare di essere feriti.
D: Qual è il legame tra pace interiore ed esteriore secondo l'arcivescovo?
R: Secondo l'arcivescovo, non può esistere pace nel mondo (pace esteriore) se prima non nasce e si coltiva la pace dentro di noi (pace interiore). La guerra e i conflitti esterni sono visti come manifestazioni di una guerra interiore non risolta, fatta di rancori, paure e incapacità di amare.