La Corte di Appello di Napoli ha ribaltato la sentenza di primo grado, condannando tre carabinieri per infedeltà. Le pene variano da nove a quattordici anni di reclusione.
Nuova sentenza per carabinieri accusati di infedeltà
La Corte di Appello di Napoli ha emesso una nuova sentenza nei confronti di tre carabinieri. Questi militari erano stati precedentemente assolti in primo grado. L'accusa riguardava presunte condotte di infedeltà. La decisione è arrivata nel pomeriggio di ieri. La IV sezione penale ha pronunciato il verdetto.
Il colonnello Pasquale Sario e il maresciallo Gaetano Desiderio hanno ricevuto una condanna a nove anni di reclusione ciascuno. L'appuntato Sandro Acunzo è stato condannato a quattordici anni. Tutti e tre appartenevano al nucleo investigativo di Torre Annunziata. La procura generale aveva richiesto pene più severe. Le richieste erano di 14, 14 e 18 anni.
I giudici di secondo grado hanno escluso l'aggravante di tipo mafioso. Questo elemento era centrale nell'impianto accusatorio iniziale. La sentenza rappresenta un cambio di rotta significativo rispetto al primo giudizio.
Difesa annuncia ricorso in Cassazione
L'avvocato Roberto Russo, parte del collegio difensivo, ha definito la sentenza «inaspettata». Ha sottolineato come la decisione contrasti con l'istruttoria dibattimentale. Quest'ultima aveva evidenziato l'assenza di responsabilità. Il legale ha parlato di un «vero e proprio ribaltamento». Ha fatto riferimento al quadro probatorio. Questo aveva portato all'assoluzione di tutti gli imputati in primo grado.
L'avvocato Russo ha confermato l'intenzione di presentare ricorso. Il ricorso sarà depositato presso la Corte di Cassazione. La decisione di appellarsi era stata presa dal sostituto procuratore di Napoli, Ivana Fulco. L'appello ha portato al nuovo processo di secondo grado.
I fatti contestati dai giudici
Il 18 luglio 2023, il Tribunale di Torre Annunziata aveva assolto i tre militari. Erano accusati dal 2011. I fatti contestati risalgono a un'operazione antidroga. Questa si svolse a Napoli il 19 gennaio 2019. I carabinieri avrebbero sottratto 66 chili di cocaina. La droga era contenuta in un container sequestrato. La metà della sostanza stupefacente sarebbe stata consegnata a un collaboratore di giustizia. Questo accordo sarebbe avvenuto in cambio di informazioni.
A muovere le accuse era stato lo stesso collaboratore di giustizia. Si trattava del pentito e narcotrafficante Francesco Casillo. Le sue dichiarazioni furono rese ai pubblici ministeri. Tra questi, Pierpaolo Filippelli e Raffaello Falcone. Anche il procuratore aggiunto Filippo Beatrice, ora scomparso, era presente. Casillo aveva aggiunto di aver versato denaro e donato gioielli ai tre militari.
Secondo la ricostruzione dell'accusa, Casillo avrebbe fornito informazioni. Queste informazioni avrebbero riguardato arresti e sequestri. In cambio, avrebbe ricevuto favori. La consegna di parte della droga sequestrata rientrava in questi presunti scambi.
Le pene e le motivazioni della sentenza
La Corte di Appello ha quindi ritenuto i tre carabinieri colpevoli di infedeltà. Le pene inflitte riflettono la gravità delle condotte accertate. La sentenza di secondo grado ha modificato radicalmente l'esito del primo processo. L'assoluzione iniziale era basata su un'interpretazione differente delle prove. L'avvocato difensore ha espresso sorpresa per il cambio di giudizio. L'esito finale dipenderà ora dalla decisione della Cassazione.
La vicenda giudiziaria ha coinvolto un nucleo investigativo importante. Le accuse di infedeltà e il presunto legame con traffici illeciti hanno destato scalpore. La sentenza d'appello cerca di ristabilire una verità processuale. La difesa punta ora a ottenere l'annullamento della condanna.
La Corte ha valutato diversamente le testimonianze e i documenti presentati. L'assenza dell'aggravante mafiosa suggerisce una focalizzazione sulle specifiche condotte di infedeltà. Non è stata riconosciuta, infatti, l'associazione con organizzazioni criminali di stampo mafioso. Questo aspetto è stato sottolineato dalla difesa come un punto a suo favore nel primo grado.
La vicenda giudiziaria si arricchisce di un nuovo capitolo. L'appello ha portato a condanne significative. La Cassazione sarà chiamata a pronunciarsi sull'ultima parola. Le pene inflitte sono di nove anni per Sario e Desiderio, e quattordici anni per Acunzo. Queste cifre rappresentano un punto fermo nella decisione della Corte di Appello di Napoli.
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