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Una bambina di tre anni è al centro di un'accesa battaglia legale tra Napoli e la Romania. La Corte di Cassazione è chiamata a decidere sul suo futuro, dopo che i giudici hanno disposto il suo rientro nel paese d'origine.

Contesa giudiziaria per una bambina di tre anni

Una piccola di soli tre anni si trova al centro di una complessa disputa legale. Attualmente ricoverata presso l'Ospedale Pediatrico Santobono a Napoli, la sua permanenza in Italia sembra giunta al termine. Le decisioni giudiziarie indicano infatti la necessità di un suo imminente ritorno in Romania, per ricongiungersi con il padre.

La vicenda ha assunto contorni legali significativi, culminando con un ricorso presentato alla Corte di Cassazione. Quest'ultima è chiamata a pronunciarsi sul caso nei prossimi giorni. L'istanza è stata inoltrata per conto della madre dall'avvocato Achille Formoso.

Origini della disputa e trasferimento a Napoli

La storia ha avuto inizio circa quattro anni fa. La madre, recatasi in Romania per motivi di lavoro, ha intrapreso una relazione con un uomo del posto. Da questa unione è nata la bambina protagonista della vicenda.

La relazione tra i genitori, tuttavia, non è durata a lungo. Successivamente, la madre e la figlia hanno fatto ritorno a Napoli. Da novembre scorso, la loro residenza è stabilmente fissata nel capoluogo campano.

Durante questo periodo, la bambina è stata integrata nel tessuto sociale napoletano. La madre, attraverso i suoi legali, ha descritto un rapporto di coppia caratterizzato da forti conflitti. Questi episodi, come riportato nel ricorso alla Cassazione, sarebbero avvenuti anche alla presenza della piccola, generando in lei uno stato di ansia.

Decisioni giudiziarie e ricovero ospedaliero

Dopo il rientro della madre e della figlia a Napoli, il padre ha avviato azioni legali. Ha presentato ricorsi sia presso le autorità giudiziarie del suo paese d'origine che in Italia. Entrambe le giurisdizioni hanno accolto le sue richieste, stabilendo che la bambina dovesse fare ritorno in Romania entro il 13 aprile.

Tuttavia, il giorno seguente alla scadenza indicata, la bambina è stata ricoverata in ospedale. La piccola parla esclusivamente inglese e italiano, ma non la lingua romena. Le sue condizioni di salute hanno richiesto ulteriori accertamenti diagnostici, che hanno portato a un nuovo ricovero.

Appello in Cassazione per evitare il trauma

La madre si è dichiarata disponibile a rispettare le disposizioni dei giudici. Tuttavia, per poter seguire la figlia e assisterla durante questo periodo, dovrebbe lasciare il suo impiego. Nonostante le difficoltà, la donna è determinata a proseguire la sua battaglia legale.

La disputa si è ora spostata sul piano della Cassazione. L'avvocato Formoso ha richiesto la sospensione del provvedimento emesso dai giudici di primo grado. Il legale teme per la bambina un grave «trauma da separazione e sradicamento». Il trasferimento in Romania potrebbe infatti causare una rottura dei legami affettivi con la famiglia materna, con conseguenze potenzialmente durature sulla sfera emotiva della piccola.

Domande frequenti

Cosa succede se un genitore porta un figlio all'estero senza il consenso dell'altro?

Portare un figlio all'estero senza il consenso dell'altro genitore, specialmente se esiste un provvedimento giudiziario che regola la residenza o il diritto di visita, può configurare un reato di sottrazione internazionale di minori. Le autorità giudiziarie possono intervenire per garantire il rientro del minore nel paese di residenza abituale o per far rispettare le disposizioni esistenti.

Quali sono i criteri usati dalla Cassazione nei casi di affidamento internazionale?

La Corte di Cassazione, nei casi di affidamento internazionale, valuta diversi fattori per tutelare il superiore interesse del minore. Tra questi rientrano il diritto alla bigenitorialità, la stabilità dell'ambiente sociale e scolastico del minore, i legami affettivi, la capacità dei genitori di garantire il benessere del figlio e il rispetto delle decisioni giudiziarie precedenti. Si considera anche la convenzione dell'Aja per gli aspetti transfrontalieri.