Benedetta Tagliabue, celebre architetta, ha presentato la sua opera al Centro Direzionale di Napoli. L'installazione, un 'vulcano' in legno, mira a umanizzare lo spazio e a riconnetterlo con l'essenza della città. Tagliabue esprime il desiderio di completare il progetto con un murale artistico, sottolineando l'importanza dell'arte e della creatività umana nell'architettura.
Benedetta Tagliabue: un'architetta globale a Napoli
La professionista si definisce un'«architetta viaggiatrice». Questa definizione non si limita alla sua attività di progettazione di stazioni metropolitane. I suoi lavori spaziano da Napoli a Parigi. Benedetta Tagliabue è fondatrice dello studio catalano Embt. Questo studio è tra i più premiati a livello mondiale. La sua visione è sempre stata globale e curiosa. Dalla sua base a Barcellona, lei, originaria della Brianza, ha portato un'innovativa «bolla vulcanica» al Centro Direzionale. Ha utilizzato il legno come materiale principale. Questo contrasto si inserisce tra i grattacieli e l'acciaio. Dopo un anno di rodaggio dei treni, è tornata a Napoli. Il suo ritorno è motivato dal desiderio di confrontarsi con la sua opera. «I progetti non finiscono mai», ha dichiarato. Questa filosofia guida il suo approccio all'architettura. Ogni opera è vista come un processo in continua evoluzione. La sua presenza a Napoli sottolinea l'importanza della relazione tra l'architetto e il contesto urbano. La città partenopea ha un fascino speciale per lei. Preserva un forte contatto con la terra e con il passato. Questo legame si riflette nelle sue scelte progettuali. La stazione è pensata per essere un luogo accogliente. Deve far sentire i cittadini a casa. L'idea del «vulcano» è stata centrale fin dall'inizio. Rappresenta la forza e la vitalità della terra napoletana. La natura e il verde sono elementi fondamentali. L'accessibilità è un altro aspetto cruciale. L'obiettivo è creare uno spazio funzionale e umano. La sua opera mira a migliorare la qualità della vita nel Centro Direzionale. Questo quartiere è stato concepito come un luogo del futuro. Il progetto originale di Kenzo Tange non ha mai pienamente funzionato. Non rifletteva l'identità di Napoli. Tagliabue cerca di correggere questa percezione. Vuole infondere calore e umanità nello spazio. La sua visione è quella di un luogo che risuoni con l'anima della città. La metropolitana dell'arte di Napoli è un progetto unico. Ha fatto scuola a livello internazionale. Tagliabue sta lavorando a Parigi. Sta progettando un anello per la rete Grand Paris Express. Qui, stazioni «iconiche» vedranno architetti collaborare con artisti. Questo modello di integrazione tra arte e architettura è quello che Napoli ha già sperimentato. La sua presenza in entrambi i contesti dimostra la sua influenza globale.
Un 'vulcano' di legno per un futuro più umano
«Dopo una storia lunga 23 anni, vederla in funzione è stata una sensazione bellissima», ha raccontato Tagliabue all'ANSA. La sua opera al Centro Direzionale di Napoli è il risultato di un lungo processo. Lei desidera che questa stazione contribuisca a rendere il quartiere più umano. Il Centro Direzionale era stato concepito come un luogo del futuro. Il progetto originale, ideato dal giapponese Kenzo Tange, non ha mai pienamente raggiunto i suoi obiettivi. Non è mai riuscito ad assomigliare veramente a Napoli. Tagliabue ha cercato di infondere elementi naturali e accessibilità. Spera che i cittadini si sentano a casa in questa stazione. L'idea del «vulcano» è stata una scelta forte fin dall'inizio. Napoli possiede un fascino speciale. La città preserva un contatto profondo con la terra e con il passato. Questo legame è fondamentale per l'identità napoletana. La domanda che sorge spontanea è se questa opera basterà a rilanciare questo pezzo di città. Tagliabue crede che ci voglia tempo. Ricorda un esempio simile a Barcellona. La spiaggia della Barceloneta era poco frequentata all'inizio. Oggi è un luogo centrale. Questo può accadere anche a Napoli. Il progetto della metropolitana dell'arte di Napoli è considerato unico. Ha stabilito un precedente importante. Tagliabue sta attualmente lavorando a Parigi. Sta progettando un anello della rete Grand Paris. Questo progetto prevede stazioni «iconiche». In queste stazioni, architetti e artisti collaboreranno. Napoli ha aperto la strada a questo tipo di sinergie. La sua opera ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Tra questi, il Bis See Architecture Award 2026 e il The Plan Award 2025. Nonostante i successi, la speranza di Tagliabue è che la stazione possa essere completata. Desidera che venga realizzato il murale immaginato. Questo murale dovrebbe essere rivolto verso il cielo. I palazzi circostanti potrebbero affacciarsi su di esso. Purtroppo, i fondi necessari non sono stati disponibili. Questo è un rammarico per l'architetta. Ha suggerito anche nomi di artisti per attuare soluzioni alternative. L'obiettivo era evitare la copertura di plastica attuale. Tra gli artisti proposti c'erano Jorge Rodriguez Gerada, muralista cubano. Un altro nome era Adrian Vescovi, artista francese con nonno napoletano. Oltre alla ceramica sul tetto e all'eliminazione dell'artwork, manca anche la finitura originale. Questi elementi incompleti lasciano un senso di incompiutezza. La sua visione completa avrebbe arricchito ulteriormente lo spazio.
Una carriera costruita sull'incontro e la creatività
Il racconto di Benedetta Tagliabue non è polemico. È un pezzo di vita e di incontri. Il suo legame con Napoli è entusiasta. Ricorda con gioia le sue visite. Apprezza anche il rapporto con il presidente della Metropolitana, Giannegidio Silva. L'idea che l'architettura sia un mondo prevalentemente maschile è una vecchia convinzione. Tagliabue smentisce questa visione con la sua storia. La sua carriera è iniziata negli anni Novanta. Si è formata a Venezia. Qui ha incontrato Enric Miralles. L'incontro è avvenuto alla Columbia University. Nel 1994, hanno fondato il loro studio a Barcellona. Hanno intrecciato nomi e vite in questo progetto. Nel 2000, Miralles, definito il nuovo Gaudí, è scomparso a soli 45 anni. L'architetta italiana, che oggi guida Studio Embt e la Fondazione Enric Miralles, non si è mai fermata. Ha continuato a portare avanti la loro visione. Tra i suoi numerosi lavori internazionali, spicca la Chiesa di San Giacomo a Ferrara. Ha progettato il Padiglione spagnolo all'Expo di Shanghai. Ha realizzato il Parlamento scozzese. Ha curato il Mercato di Santa Caterina e il Parco Diagonal del Mar a Barcellona. Oltre alla sua attività di architetta, Benedetta è anche designer. È docente universitaria. L'intelligenza artificiale (IA) sta cambiando molti settori. Sembra offrire a tutti la possibilità di immaginare nuovi mondi. Questo potrebbe cambiare il modo di essere architetti? Tagliabue ritiene che l'IA sia ancora agli inizi. «L'IA oggi è come una bambina», afferma. Non si sa come si svilupperà in futuro. Certamente, può essere un aiuto nel lavoro. Tuttavia, la creatività deve rimanere umana. La sua convinzione è che l'essenza dell'architettura risieda nella sensibilità umana. L'IA può fornire strumenti, ma l'intuizione e l'emozione sono prerogative umane. La sua carriera è una testimonianza di passione e resilienza. Ha superato sfide personali e professionali. Ha lasciato un segno indelebile nel mondo dell'architettura. La sua opera a Napoli è un esempio di come l'architettura possa dialogare con la storia e la cultura di un luogo. Il suo approccio globale e la sua attenzione ai dettagli la rendono una figura di spicco nel panorama architettonico contemporaneo. La sua visione per il Centro Direzionale è un invito a ripensare gli spazi urbani. Li vuole più connessi con le persone e con l'ambiente circostante. L'eredità di Enric Miralles vive attraverso il suo lavoro. La sua dedizione all'innovazione e alla bellezza continua a ispirare.