L'arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia, ha celebrato la Festa del Lavoro nella sartoria Kiton di Arzano. Ha criticato le morti sul lavoro, definite "sacrifici umani", e ha invocato un'economia più umana. La giornata si è conclusa con l'intitolazione di un viale a Ciro Paone.
Critica alle morti sul lavoro
Le morti sul lavoro non sono incidenti. Sono sacrifici umani sull'altare del profitto. Questo è il grido lanciato dal Cardinale don Mimmo Battaglia. La sua voce ha squarciato il silenzio operoso dei laboratori. L'arcivescovo ha parlato in occasione della Festa del Lavoro. La celebrazione si è tenuta nella sede Kiton di Arzano. Questo luogo è un tempio dell'eccellenza sartoriale. Per una mattinata, banchi da taglio e macchine da cucire sono diventati un altare. Un altare civile e religioso.
Davanti a circa 400 lavoratori, ai vertici aziendali, alla famiglia Paone e a rappresentanti istituzionali, Battaglia ha parlato. Il suo cuore era pesante. Ha rifiutato ogni retorica. Ogni volta che un operaio cade o un bracciante muore di fatica, è Cristo che continua ad essere crocifisso. Non sono "morti bianche", perché non c'è nulla di pulito. Sono morti che gridano vendetta al cospetto di Dio. Nascono dalla logica spietata del fare di più.
Per il Cardinale, la sicurezza non può essere un costo da tagliare. Deve essere un "diritto sacro". Altrimenti, si rischia la perdita dell'anima stessa della società. Il monito si è poi esteso alla tenuta democratica del Paese. Una democrazia fondata sul lavoro non può reggersi sulle sabbie mobili del precariato selvaggio. La vita è appesa a un contratto di un mese.
Un appello per un'economia più umana
Citando l'Articolo 1 della Costituzione, Battaglia ha definito la disoccupazione un "peccato sociale". È anche un "fallimento del Vangelo". Ha denunciato un sistema che scarta le persone. Le considera come "pezzi di ricambio" di un ingranaggio cieco. Dalla denuncia alla proposta, l'arcivescovo ha indicato una via. La via di un'economia "della cura".
Questa economia deve rimettere al centro la dignità. Deve farlo rispetto all'idolatria del profitto. Un messaggio che ha trovato una sponda concreta nella realtà della Kiton. L'azienda è stata fondata nel 1968 da Ciro Paone. Oggi conta 800 dipendenti. Continua a tramandare l'arte sartoriale napoletana nel mondo.
Intitolazione del Viale Ciro Paone
Proprio per onorare questa visione di "responsabilità sociale", la giornata si è conclusa all'esterno dell'azienda. Si è svolta la cerimonia ufficiale di intitolazione del "Viale Ciro Paone". La targa è stata scoperta alla fine della mattinata. Erano presenti il prefetto di Napoli Michele di Bari e il commissario prefettizio Stefania Rodà. Quello che era il Viale delle Industrie è stato trasformato. Ora è un tributo permanente al fondatore.
«Questa strada da oggi porta il nome di nostro padre», ha dichiarato la figlia Maria Giovanna Paone. «A testimonianza che il suo cammino di rispetto e relazioni continua insieme a tutti noi». La celebrazione ha sottolineato l'importanza del lavoro e della dignità umana. Ha evidenziato la necessità di un'economia più attenta alle persone.
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