Condividi

La famiglia di Domenico, bambino deceduto dopo un trapianto cardiaco, attraverso il proprio legale, ha inviato una lettera ai media chiedendo le dimissioni del direttore del Monaldi. La richiesta segue il rifiuto dell'ospedale di discutere un risarcimento stragiudiziale e un'iniziativa simbolica in memoria del piccolo.

Polemiche sulla gestione del caso Domenico

La tragica vicenda del piccolo Domenico, spirato dopo due mesi di agonia a seguito di un trapianto di cuore rivelatosi inservibile, continua a generare forti tensioni. L'avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha indirizzato una missiva ai mezzi di comunicazione. In essa, sollecita un passo indietro del direttore dell'Ospedale dei Colli, Anna Iervolino. L'avvocato ha inoltre criticato duramente le azioni intraprese dalla struttura ospedaliera dopo la perdita del bambino. Ha definito un'iniziativa di piantumare un albero in sua memoria come un mero «non un albero. Giustizia».

La lettera dell'avvocato Petruzzi, scritta nell'interesse della famiglia Caliendo-Mercolino, mira a portare alla luce le sofferenze patite dai genitori. Queste non si limitano alle vicende giudiziarie in corso. L'avvocato sottolinea come il comportamento della dirigenza del Monaldi verso i genitori di Domenico, dopo la sua morte, sia rimasto inalterato. La comunicazione è stata descritta come carente, priva di linearità e disumana.

Nonostante il dolore della famiglia, la struttura ospedaliera ha mantenuto un atteggiamento indifferente e opaco. L'avvocato Petruzzi aveva inviato una proposta di accordo stragiudiziale. L'obiettivo era evitare ulteriori aggravi legali alla famiglia, senza nemmeno procedere a una formale messa in mora. Questa proposta, inviata via PEC, era intesa come un invito al dialogo. Mirava a trovare una soluzione per consentire alla famiglia di voltare pagina senza affrontare lunghi contenziosi civili.

Tuttavia, il Monaldi non ha fornito alcuna risposta. Né un diniego motivato, né una controproposta, né un semplice riscontro. La comunicazione è stata completamente elusa. L'ospedale ha agito come se la proposta non fosse mai arrivata e come se la famiglia Caliendo-Mercolino non esistesse. La morte di Domenico sembra non aver imposto un peso di risposta istituzionale minima.

La famiglia rivendica i propri diritti

La famiglia Caliendo-Mercolino ha dichiarato pubblicamente di non avere alcun motivo di vergogna nel richiedere un risarcimento. La legge italiana riconosce espressamente il diritto delle vittime di gravi errori medici a essere risarcite per il danno non patrimoniale subito. Questo include il danno biologico, morale e da perdita del rapporto parentale.

Questi istituti giuridici esistono per affermare che chi ha sofferto ha diritto a una risposta economica. Tale risposta deve provenire dallo Stato e dalle istituzioni responsabili. Nessuna famiglia che abbia perso un figlio in circostanze simili dovrebbe sentirsi in colpa per aver rivendicato ciò che la legge le attribuisce.

Il risarcimento pecuniario, tuttavia, non rappresenta la giustizia vera. Non lenisce il dolore, non restituisce il figlio perduto, né rende dignitoso un Natale o un Capodanno vissuti nell'assenza. Per la giustizia che restituisce un senso alle cose e sancisce le responsabilità, la famiglia si affida alla magistratura.

Il risarcimento, però, è un diritto autonomo. Spetta alla famiglia indipendentemente dall'esito del procedimento penale. Il Monaldi, rifiutandosi di dialogare su questo punto, sta sottraendo alla famiglia un ulteriore diritto. Un diritto già negato con la perdita del diritto di vedere Domenico crescere e di trascorrere le festività con lui.

L'iniziativa dell'albero e la risposta del Monaldi

Nello stesso periodo in cui l'Azienda sceglieva il silenzio sulla proposta di accordo stragiudiziale, la dirigenza del Monaldi ha contattato i genitori di Domenico. L'occasione era un'altra: invitarli a piantare un albero all'interno della struttura in memoria del figlio. La famiglia ha accolto questa proposta con sgomento e indignazione.

Un albero, mentre la richiesta formale di risarcimento giaceva inevasa. Un gesto simbolico che, secondo l'avvocato, si configura come un'operazione di maquillage istituzionale. Un tentativo di riabilitare l'immagine pubblica del Monaldi senza un'autentica volontà di farsi carico delle proprie responsabilità.

L'avvocato Petruzzi afferma con certezza che la responsabilità civile della struttura Monaldi nel decesso di Domenico è solida e incontrovertibile. Tale responsabilità si fonda sull'art. 7 della Legge 24/2017 (Legge Gelli-Bianco). Questa legge configura la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria indipendentemente dalla colpa individuale degli operatori.

Qualora si dovesse procedere in sede giudiziale, e il risarcimento riconosciuto fosse superiore alla somma proposta stragiudizialmente, l'avvocato segnalerà la circostanza alla Corte dei Conti. L'obiettivo è valutare se il rifiuto di un accordo stragiudiziale equo abbia causato un aggravio di spesa pubblica.

La vicenda è resa ancora più grave dalla conduzione della Riunione di Partecipazione alla Cura (PCC). Questa si è svolta durante le fasi più drammatiche della malattia di Domenico. La riunione, che avrebbe dovuto rispettare normative e canoni di umanità, è stata gestita in modo gravemente carente. Mancavano figure professionali essenziali, come il bioeticista e lo psicologo di supporto alla famiglia.

Solo la determinazione della madre e la presenza del consulente medico-legale di parte hanno permesso di portarla a termine. Il Monaldi non ha saputo o voluto convocarla secondo le modalità previste dalla normativa e dall'elementare umanità.

Appello al Presidente della Regione

In questo contesto, l'avvocato si rivolge pubblicamente al Presidente della Regione Campania, Roberto Fico. Lo esorta a esercitare i poteri di vigilanza e controllo sulle aziende sanitarie regionali. Chiede di valutare con urgenza la posizione della dirigenza generale dell'Azienda Ospedaliera dei Colli – Presidio Monaldi.

Questa dirigenza ha dimostrato incapacità su più fronti: nel prevenire le condizioni che hanno portato alla morte di Domenico, nel comunicare con la famiglia, nel garantire una PCC conforme alla legge e nel gestire le conseguenze istituzionali. La dirigenza si è ridotta a non rispondere alle interlocuzioni formali e a proporre iniziative simboliche inadeguate.

Vengono quindi formalmente e pubblicamente chieste le dimissioni della dirigenza del Monaldi. Non per spirito di rivalsa, ma perché la continuità di una gestione strutturalmente inadeguata rappresenta un rischio istituzionale. Un rischio per pazienti, famiglie e operatori sanitari onesti.

Il Monaldi è un presidio di eccellenza della sanità campana. Non merita una dirigenza che lo ha portato in queste condizioni. I pazienti, la famiglia Caliendo Mercolino e Domenico stesso meritavano di più. Domenico meritava di vivere, di essere curato con perizia e rispetto. La sua famiglia merita giustizia, risarcimento e il rispetto istituzionale minimo.

La risposta del Monaldi, pervenuta tramite nota, chiarisce alcuni punti. L'Azienda ha ricevuto una proposta stragiudiziale riservata, il giorno dopo il funerale, con una richiesta risarcitoria di 3 milioni di euro, formulata in termini non negoziabili. La vicenda è all'esame dell'Autorità giudiziaria.

La valutazione della richiesta risarcitoria richiede approfondite analisi tecnico-legali, considerando gli accertamenti in corso. Non si può parlare di mancata apertura di trattativa in assenza di un effettivo spazio negoziale nella proposta ricevuta. Sorprende, inoltre, l'utilizzo pubblico di una comunicazione qualificata come riservata.

L'Ufficio Legale ha preso in carico una richiesta di incontro pervenuta il 24 marzo. Tuttavia, questa iniziativa è stata preceduta da una strategia mediatica che rischia di sovrapporre la comunicazione al corretto confronto tecnico-giuridico. Il percorso transattivo si svolge nel rispetto delle procedure e a tutela dell'interesse pubblico.

La piantumazione dell'ulivo è stata un'iniziativa spontanea del personale, apprezzata dai genitori di Domenico. Essi, pur chiedendo giustizia, hanno riferito di non nutrire rancore verso medici e infermieri. Una richiesta di giustizia alla quale l'Azienda si associa pienamente.