Condividi

La Corte d'Appello di Napoli ha emesso nuove condanne per scambio elettorale politico-mafioso a Melito. Ex sindaco e altre figure politiche e imprenditoriali coinvolte in un'inchiesta della DDA.

Nuove condanne per legami con camorra a Melito

La Corte di Appello di Napoli ha modificato un verdetto precedente. Luciano Mottola, ex primo cittadino di Melito, è stato condannato. In primo grado era stato assolto da accuse di scambio elettorale politico-mafioso. L'indagine era partita dalla DDA. La nuova sentenza ha stabilito una pena di 4 anni e mezzo di reclusione.

Anche Rocco Marrone, ex presidente del consiglio comunale di Melito, ha ricevuto una condanna simile. Anche lui era stato assolto in primo grado. La pena inflitta è di quattro anni e sei mesi. Questi sviluppi giudiziari segnano un punto di svolta nel processo.

Imprenditore condannato per corruzione

Un'altra figura chiave nel processo è Emilio Rostan. L'imprenditore, padre della consigliera regionale Michela Rostan, ha ricevuto una pena severa. Gli sono stati inflitti sette anni e quattro mesi di carcere. In primo grado era stato giudicato colpevole di corruzione.

La sua condanna evidenzia la gravità delle accuse che hanno coinvolto diverse personalità. L'inchiesta ha messo in luce presunti intrecci tra il mondo politico e organizzazioni criminali. La giustizia ha ora pronunciato un nuovo giudizio.

Altre condanne e dettagli dell'inchiesta

Il collegio giudicante ha emesso ulteriori condanne. Vincenzo Marrone è stato condannato a 5 anni e 4 mesi. Salvatore Chiariello dovrà scontare 12 anni e mezzo. Luigi Ruggiero ha ricevuto una pena di 5 anni e 8 mesi. Giuseppe Siviero è stato condannato a 11 anni e 4 mesi. Antonio Cuozzo è stato condannato a 5 anni e 4 mesi.

L'indagine della procura antimafia partenopea, guidata dal pm Giuliano Caputo, risale all'aprile 2023. L'inchiesta ipotizzava rapporti tra la politica locale e il clan Amato-Pagano. La DIA aveva notificato 16 arresti in carcere e 2 ai domiciliari. Le persone coinvolte erano amministratori pubblici, imprenditori e presunti affiliati alla camorra.

Le accuse a vario titolo includevano scambio elettorale politico mafioso. Si contestavano anche attentati ai diritti politici dei cittadini. Inoltre, associazione di tipo mafioso, corruzione e concorso esterno in associazione mafiosa. Era inclusa anche l'accusa di tentata estorsione. Il collegio difensivo era composto da avvocati come Raffaele Pucci, Andrea Di Lorenzo, Leopoldo Perone e Mario Griffo.