Gratteri: 'Mi dicevano fascista, ora sono del Pd'
Gratteri a Napoli: Etichette politiche e libertà di pensiero
Il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, è intervenuto a Napoli in un dibattito sul referendum, rivolgendosi a un pubblico di studenti di giurisprudenza. Gratteri ha denunciato le etichette politiche che gli sono state affibbiate nel corso del tempo, passando dall'essere etichettato come fascista a quello di esponente del Partito Democratico.
Il magistrato ha sottolineato come, inizialmente, la sua posizione sul referendum fosse vista come una battaglia persa, con sondaggi che lo davano al 25%. Tuttavia, Gratteri ha affermato con orgoglio la sua determinazione, radicata nelle sue origini calabresi, affermando di non vivere in funzione del consenso ma seguendo i propri principi.
La vera libertà e il richiamo alla Costituente
Per Gratteri, la vera libertà non consiste in semplici passeggiate o svaghi, ma nella capacità di esprimere liberamente il proprio pensiero, guardando negli occhi chiunque. Questa convinzione lo porta a sostenere il fronte del 'no' al referendum.
Il procuratore ha ricordato come le sue posizioni siano state oggetto di diverse interpretazioni, citando intercettazioni telefoniche in cui veniva definito 'fascista' o addirittura 'nazista'. Di fronte a queste contraddizioni, Gratteri ha scelto di approfondire i lavori preparatori dell'Assemblea Costituente.
I padri costituenti e il bilanciamento dei poteri
Gratteri ha citato figure come Einaudi, Dossetti, La Pira, Leone e Moro, oltre alle 27 donne costituenti, come esempi di 'monumenti del diritto' che combatterono contro il fascismo. Ha evidenziato come il principio fondamentale della Costituente fosse il bilanciamento dei poteri, con l'obiettivo di evitare che un potere potesse prevaricare sugli altri, portando a un'involuzione democratica.
Il magistrato ha espresso preoccupazione per possibili tentativi di sottoporre la polizia giudiziaria all'esecutivo, citando un'affermazione attribuita a Tajani. Gratteri ha illustrato le potenziali conseguenze di tale cambiamento, immaginando la difficoltà di un comandante dei carabinieri nell'indagare su un assessore regionale se la sua carriera dipendesse dall'esecutivo.