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L'architetto Eduardo Souto de Moura è tornato a Napoli dopo sette anni per ammirare il suo lavoro sulla metropolitana e visitare il nuovo Museo MUTE. Ha condiviso riflessioni sul processo creativo e l'importanza dell'arte integrata con la cultura locale.

Ritorno a Napoli dopo sette anni

L'architetto portoghese Eduardo Souto de Moura ha fatto ritorno a Napoli. La sua visita, avvenuta dopo un'assenza di sette anni, è stata descritta come un'esperienza emozionante. Ha potuto rivedere anni di lavoro in un'unica giornata. Il risultato del suo impegno è stato definito sorprendente.

L'architetto ha parlato di un vero e proprio "shock termico" nel rivivere la sua esperienza napoletana. Ha ricordato i primi incontri con il collega Álvaro Siza. Insieme hanno progettato la stazione della metropolitana. Souto de Moura ha sottolineato l'importanza di lavorare senza gerarchie. Ha evidenziato come sia fondamentale dimenticare i ruoli per collaborare efficacemente.

Il progetto della metropolitana: sfide e successi

Il processo di ideazione del progetto non è stato esente da difficoltà. Ci sono stati dubbi e contrasti, anche con la soprintendenza. L'architetto ha definito queste interazioni una "lotta non violenta ma intensa". Ha spiegato che la storia non è semplice conservazione. È un continuo confronto e trasformazione del passato. Questa tensione, secondo lui, ha contribuito a rafforzare il risultato finale dell'opera.

Souto de Moura ha evidenziato il valore universale del suo progetto. Ha citato un poeta portoghese, affermando che l'universale è "una casa senza muri". L'opera è riuscita a fondere epoche diverse. Si va dai Greci ai Romani fino all'epoca contemporanea. Tutto questo è avvenuto senza giudizi morali.

Il legame con la comunità e il Museo MUTE

L'architetto ha osservato con attenzione il legame tra l'opera architettonica e la comunità locale. Ha notato un grande rispetto per il cantiere. Ha percepito una cura speciale da parte dei cittadini. Questo dimostra, a suo dire, che il progetto funziona quando diventa un "oggetto affettivo".

Successivamente, il celebre architetto ha visitato il MUTE. Si tratta del primo museo dedicato alla tradizione enogastronomica campana. La visita si è svolta in via Bracco 51. L'evento, definito "sotterraneo", era a lui dedicato. Nella futura sala museale, situata al piano -2, i lavori sono stati temporaneamente sospesi. Hanno lasciato spazio all'installazione "Triade: materia e progetto". L'installazione è stata curata da Camilla Donantoni.

Lungo le mura della scalinata che conduce a questo spazio, gli artisti Alberto Bottillo e Giovanni Anastasia hanno creato un ritratto di Souto de Moura. Sono state rappresentate anche le sue iconiche installazioni. Il progetto museale, ambizioso e sofisticato, mira a raccontare la cultura, la storia e la territorialità della Campania. È promosso dall'imprenditore Diego Minutaglio con il supporto di Luigi Lamberti. La Regione Campania contribuisce al progetto. Il completamento delle sale museali è previsto nel corso dell'anno.

Il progetto architettonico del museo porta la firma di Roberto Cremascoli e Camilla Donantoni di COR arquitectos. Sono entrambi allievi di Souto de Moura e Alvaro Siza. Il maestro portoghese ha elogiato l'iniziativa del museo. Ha affermato che "oggi il concetto di arte è molto più ampio". L'integrazione della gastronomia è vista come "un'ottima iniziativa", un "linguaggio contemporaneo".

Napoli: fonte d'ispirazione e consiglio agli studenti

Il rapporto con la città di Napoli è stato particolarmente significativo per l'architetto. Ha dichiarato che Napoli "ispira moltissimo". La storia qui è tangibile, "si tocca". La città è descritta come un insieme vibrante. Elementi come la luce, il mare, le persone e la gastronomia si fondono in uno "straordinario conglomerato".

Nel pomeriggio, Souto de Moura ha incontrato gli studenti della Facoltà di Architettura dell'Università Federico II di Napoli. Ha condiviso un messaggio di incoraggiamento. Ha sottolineato che "non esistono momenti facili". Anche i grandi maestri hanno affrontato enormi difficoltà. L'unica raccomandazione che ha voluto dare è quella di "lavorare, lavorare, lavorare". Ha concluso affermando che "non c'è altro".