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La Campania registra un preoccupante aumento del consumo di suolo nel 2025, con 144.728 ettari trasformati in aree artificiali. Casavatore è il comune più colpito con il 92% del territorio cementificato. Legambiente chiede un cambio di rotta nelle politiche urbane.

Aumento del suolo artificializzato in Campania

Il territorio campano continua a subire un'intensa impermeabilizzazione. Nel 2025, la regione ha registrato 144.728 ettari di superficie trasformata in aree artificiali. Questo dato rappresenta il 10,65% dell'intera estensione regionale.

Si è verificato un incremento di ben 740 ettari di nuove aree artificializzate rispetto all'anno precedente. Queste cifre emergono dall'analisi dei dati dell'ultimo rapporto Ispra-Snpa, rielaborati da Legambiente Campania.

La Città Metropolitana di Napoli detiene il primato negativo per suolo consumato. Ha raggiunto quota 41.113 ettari, corrispondenti al 35,05% del suo territorio.

La provincia di Salerno, invece, mostra l'incremento più significativo in termini assoluti. Ha visto l'aggiunta di 270 ettari di nuovo suolo consumato rispetto al 2024. La provincia di Caserta segue da vicino, con 181 ettari di nuove superfici artificiali.

Comuni più colpiti e aree protette

Analizzando i singoli comuni, escludendo i corpi idrici, emerge un quadro desolante. Il comune di Casavatore detiene il record negativo. Quasi il 92% del suo territorio è ormai ricoperto da cemento e asfalto.

Seguono nella triste classifica Arzano, con l'83% di suolo consumato, e Melito di Napoli, fermo all'81%.

Se si esclude l'uso del suolo per impianti fotovoltaici, le città con i maggiori incrementi si trovano nel Salernitano. Campagna guida questa lista con 51 ettari, seguita da Battipaglia (44 ettari) ed Eboli (34 ettari).

Le aree protette italiane hanno mostrato un incremento del consumo di suolo inferiore alla media nazionale. Si parla di 0,34 m²/ha contro i 3,40 m²/ha nazionali. In totale, sono stati consumati 106,68 ettari a livello nazionale.

Questi nuovi suoli sono concentrati per il 70% tra Puglia, Campania, Marche, Lazio e Piemonte. Tuttavia, la situazione campana all'interno dei Parchi Nazionali presenta criticità.

Il Parco Nazionale del Vesuvio rimane l'area protetta con la percentuale più alta di suolo consumato rispetto alla sua estensione (8,7%). Nonostante ciò, mostra una frenata con un consumo annuo inferiore a 1 ettaro.

Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, invece, è il parco nazionale che ha registrato il maggior incremento assoluto di consumo di territorio in tutta Italia. Ha visto l'artificializzazione di 8,68 ettari di nuovo suolo.

L'appello di Legambiente Campania

«La crescita del consumo di suolo torna ad essere un allarme ambientale, sociale ed economico», afferma Mariateresa Imparato, presidente di Legambiente Campania. «Ci allontana sempre di più dal target 'zero consumo netto di suolo'».

«I dati della Campania ci dicono che è sempre più urgente riscrivere l'agenda urbana», prosegue la presidente. «Non si affronta il problema casa con nuove colate di cemento».

«Occorre invece puntare su politiche che rendano accessibili migliaia di appartamenti sottoutilizzati o del tutto vuoti presenti nelle nostre città», sottolinea Imparato.

«Allo stesso tempo, è fondamentale rigenerare gli spazi aperti nelle aree dismesse. L'obiettivo è riportarvi suoli vivi e vegetazione», conclude. Questo permetterebbe di migliorare l'ambiente urbano e mitigare gli effetti del riscaldamento climatico.