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Le forze dell'ordine hanno arrestato 24 persone in Veneto e altre province, confermando condanne definitive per membri del Clan dei Casalesi. L'operazione chiude un lungo iter giudiziario iniziato nel 2008.

Clan dei Casalesi, 24 arresti in Veneto

Le forze dell'ordine hanno notificato 24 provvedimenti restrittivi. Questi ordini sono stati emessi dalla Procura Generale della Repubblica di Venezia. Le persone arrestate erano già state condannate dalla Corte d'Appello di Venezia nel giugno 2025. L'operazione ha coinvolto diverse province italiane.

Le indagini si sono estese in aree come Venezia, Caserta, Cosenza, Napoli, Potenza, Rovigo e Padova. L'azione congiunta ha visto la partecipazione della Polizia di Stato, dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza.

Associazione mafiosa e reati aggravati

Gli arrestati sono 24 dei 27 imputati inizialmente processati con rito ordinario. La Corte d'Appello li aveva dichiarati colpevoli per vari reati. Tra questi figurano associazione di tipo mafioso, usura, estorsione e riciclaggio. Sono state contestate anche ipotesi di trasferimento fraudolento di valori e emissione di fatture false.

Questi crimini erano aggravati dall'agevolazione o dal metodo mafioso. Le pene comminate variavano dai 3 ai 30 anni di reclusione. Dopo la sentenza d'appello, gli imputati avevano presentato ricorso in Cassazione.

Infiltrazioni nel tessuto economico veneto

Le indagini avevano precedentemente accertato l'operatività di un'organizzazione criminale legata al Clan dei Casalesi. Questa rete era radicata nel Veneto orientale, con particolare riferimento a Eraclea (Ve). È stata documentata l'infiltrazione del sodalizio nel tessuto imprenditoriale locale.

L'organizzazione criminale aveva anche inciso sulle dinamiche politico-amministrative del territorio. Le strategie criminali miravano all'acquisizione del controllo di attività economiche. Settori come l'edilizia e la ristorazione erano particolarmente presi di mira.

Conferma della Cassazione e ordini di carcerazione

La Corte di Cassazione ha recentemente confermato la validità delle sentenze di appello per 24 posizioni processuali. I giudici supremi hanno riconosciuto la solidità delle argomentazioni a sostegno delle condanne. La Cassazione ha confermato l'esistenza e l'operatività del contesto mafioso.

Questo pronunciamento ha permesso alla Procura Generale di Venezia di emettere gli ordini di esecuzione per la carcerazione. Due di questi ordini sono rimasti sospesi. Per altri 3 imputati, la Cassazione ha disposto un rinvio.

In due casi, la Corte d'Appello di Venezia dovrà rivalutare il quadro probatorio. Nel terzo caso, la rivalutazione riguarderà specificamente il trattamento sanzionatorio.

Origini dell'indagine: un arresto per banconote false

L'intera attività investigativa trae origine da un arresto avvenuto nel 2008. Le forze dell'ordine fermarono due persone di origine napoletana in provincia di Udine. Il motivo del fermo fu il possesso di banconote false.

Uno dei fermati manifestò l'intenzione di fornire informazioni su un'organizzazione criminale attiva nel Veneto Orientale. Queste dichiarazioni diedero il via a lunghe e complesse indagini delegate dalla DDA di Venezia.

Obiettivi criminali e finanziamento del clan

L'organizzazione criminale era dedita a molteplici delitti aggravati dal metodo mafioso. Le loro azioni miravano ad acquisire il controllo di attività economiche, anche tramite minacce e violenza. Oltre all'edilizia e alla ristorazione, il sodalizio imponeva pedaggi ad altri gruppi criminali.

Questi gruppi erano attivi nel narcotraffico e nello sfruttamento della prostituzione. L'organizzazione forniva anche sostegno finanziario diretto al Clan dei Casalesi. Alcune delle condanne definitive eseguite sono state affidate al Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata di Trieste.

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