Vincenzo Schiavone, presidente di Pineta Grande Hospital, è stato condannato a 4 anni e 6 mesi per falso in atto pubblico. L'imprenditore si dichiara innocente e i suoi legali preparano già il ricorso in Appello.
Condanna per falso in atto pubblico
Il presidente di Pineta Grande Hospital, Vincenzo Schiavone, ha ricevuto una sentenza di condanna. La pena inflitta è di 4 anni e 6 mesi. Il reato contestato riguarda il falso in atto pubblico. La vicenda si lega alla presunta manomissione di una cartella clinica. Questa cartella apparteneva a Francesca Oliva. La donna è poi deceduta nella struttura ospedaliera. Il decesso è sopraggiunto a causa di una grave infezione. L'infezione era stata contratta in un altro ospedale della provincia di Napoli.
Schiavone ha espresso profondo sgomento per la decisione del giudice. Si è dichiarato «letteralmente devastato e attonito». Ha ribadito la sua totale estraneità ai fatti. «Non penso affatto di meritare questa condanna», ha affermato. L'imprenditore confida che la sua innocenza verrà presto riconosciuta. «Continuerò a credere che la mia totale innocenza verrà quanto prima o poi riconosciuta», ha aggiunto.
Le dichiarazioni del patron
Il patron di Pineta Grande Hospital ha sottolineato la sua posizione. Ha dichiarato di subire una condanna per un reato che non ha commesso. Ha anche evidenziato la mancanza di motivazioni o interessi personali. «Non avrei avuto nessun motivo e soprattutto interesse a commettere» il falso, ha spiegato. Ha poi fornito dati economici a supporto della sua tesi. La struttura paga annualmente oltre un milione e mezzo di euro di premi assicurativi. Questi coprono i risarcimenti per danni medico-professionali. Questo dato rende illogica l'accusa di alterare documenti per risparmiare.
Ciò che più addolora Schiavone, sia come medico che come uomo, è proprio l'accusa di aver alterato un documento. L'intento sarebbe stato quello di «risparmiare» un risarcimento. Ha ricordato che la struttura salva quotidianamente molte vite. Cura e assiste migliaia di pazienti. Questi provengono da tutta la Campania e anche da fuori regione. L'idea di alterare un documento per questioni economiche appare quindi in contrasto con la mission dell'ospedale.
Ricorso in Appello e testimonianze
Gli avvocati difensori, Giuseppe Stellato e Claudio Sgambato, hanno già annunciato il ricorso in Appello. Hanno evidenziato un punto cruciale del processo. Il giudice monocratico non ha ammesso una testimonianza ritenuta importante. Si trattava della deposizione di due agenti della Polizia di Stato. Questi agenti facevano parte della scorta armata dell'imprenditore dal 2008. La difesa ritiene che queste testimonianze avrebbero potuto chiarire aspetti fondamentali della vicenda. La mancata ammissione di tali prove è vista come un elemento penalizzante per la difesa.
Nonostante la sentenza, Vincenzo Schiavone ha ribadito il suo impegno. «Con la morte nel cuore», continuerà ad assistere i pazienti. La sua struttura accoglie migliaia di persone ogni giorno. Proseguirà nell'opera di espansione professionale e tecnologica. L'ospedale è sede di facoltà universitarie. Ospita corsi di laurea in scienze infermieristiche. Recentemente è stato attivato anche il corso di laurea in medicina e chirurgia. Questo avviene in collaborazione con l'università Vanvitelli. Schiavone si dice sicuro che la correttezza del suo operato e di quello dei suoi collaboratori verrà presto riconosciuta. Spera in un riconoscimento da parte di un giudice a Napoli.
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