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Il festival letterario "Palazzo del libro" a Casarano ha concluso la sua edizione 2026 con un commovente ricordo di Giuseppe, vittima del fenomeno hikikomori. L'evento ha visto la partecipazione di studenti e genitori, sensibilizzando sul tema dell'isolamento sociale.

Festival letterario a Casarano affronta l'hikikomori

Si è conclusa a Casarano, in provincia di Lecce, la recente edizione del festival letterario denominato “Palazzo del libro”. L'evento, organizzato dal Circolo Culturale “Gabriele D’Annunzio”, si è svolto tra il 25 e il 28 marzo 2026. La location scelta per la manifestazione è stata Palazzo D’Elia, un edificio storico risalente al Cinquecento, situato nell'omonima piazza. La sua posizione centrale nel Salento ha favorito un buon afflusso di pubblico.

Tra i diversi appuntamenti in programma, particolare risalto è stato dato a un incontro tenutosi il 26 marzo. L'appuntamento, svoltosi nella Sala Rosa, ha visto la partecipazione di Marco Termenana, autore del libro “Mio figlio. L'amore che non ho fatto in tempo a dirgli”. L'autore ha presentato la sua opera in due momenti distinti della giornata.

La mattina, alle ore 9:30, l'incontro è stato rivolto agli studenti del Liceo “E. Giannelli”, sede di Casarano. Nel pomeriggio, alle ore 17:30, l'autore si è confrontato con genitori e adulti. Entrambi gli incontri hanno avuto come tema centrale l'hikikomori, un termine giapponese che descrive il fenomeno del ritiro sociale volontario.

Relatori esperti e coinvolgimento del pubblico

Il successo degli incontri è stato significativamente influenzato dalla presenza e dall'intervento di due relatori qualificati: la dottoressa Rosaria Baldari, assistente sociale, e il dottor Andrea Ratta, psicologo. Entrambi hanno partecipato sia agli appuntamenti mattutini che a quelli pomeridiani.

Avendo letto approfonditamente il libro di Termenana, i relatori sono stati in grado di trasmettere i contenuti dell'opera con grande passione e coinvolgimento. Hanno utilizzato un linguaggio semplice e accessibile, rendendo il tema complesso comprensibile a tutti i presenti. Le loro presentazioni hanno suscitato una forte empatia tra le madri presenti nel pomeriggio.

Al mattino, gli studenti hanno dimostrato un insolito silenzio e un'attenzione particolare, segno dell'impatto emotivo delle tematiche affrontate. La discussione ha toccato corde sensibili, stimolando riflessioni profonde tra i giovani.

La storia di Giuseppe: un racconto di isolamento e dolore

Il libro di Marco Termenana narra la tragica storia di Giuseppe, il primogenito dell'autore. Giuseppe si tolse la vita nel marzo 2014, lanciandosi dalla finestra della sua stanza all'ottavo piano di un palazzo a Milano. Il libro si configura come una lucida testimonianza paterna, che descrive le immense difficoltà affrontate dalla famiglia nel gestire il malessere di un figlio che si sentiva intrappolato nel proprio corpo fin dall'adolescenza.

La vicenda di Giuseppe viene presentata come emblematica di un disagio più ampio, che include anche la mancata transizione di genere e, soprattutto, un mortale isolamento sociale, riconducibile al fenomeno dell'hikikomori. La narrazione esplora le dinamiche familiari e le sfide emotive legate a queste problematiche.

Il successo del libro e il suo impatto

Pubblicato per la prima volta nel giugno 2021, il libro “Mio figlio” ha intrapreso un percorso editoriale di notevole successo. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, accumulando ben 77 premi letterari in tutta Italia. Attualmente, si posiziona in una prestigiosa, seppur ancora riservata, fase finale del concorso “Amici di Giambattista Vico”, con la premiazione prevista a Napoli presso l'Istituto di Cultura meridionale a fine maggio. La quinta edizione del libro è attualmente in circolazione.

L'opera continua a essere presentata nelle scuole, dove gli studenti hanno l'opportunità di incontrare l'autore, anche attraverso collegamenti da remoto. Diverse amministrazioni comunali hanno invitato Marco Termenana per serate dedicate alle famiglie, dimostrando l'interesse pubblico verso questi temi.

La stampa ha continuato a dedicare attenzione al libro e alla sua storia. Nel novembre 2023, è stato opzionato per una trasposizione cinematografica dalle società Zoorama di Carlo Benso e Rio Film di Roberto Gambacorta, entrambe con sede a Roma. Attualmente, sono in corso le discussioni per definire il budget di produzione del film.

La visione dell'editore e la missione dell'autore

Alessandro Labonia, editore del libro, ha condiviso la sua prospettiva sull'opera e sull'autore. «Ho conosciuto Marco Termenana per caso, nel 2019», ha dichiarato. «Siamo usciti con la prima edizione di “Mio figlio” a giugno 2021 (oggi siamo alla quinta) e da lì in poi è stato tutto un crescendo di successi.»

Labonia ha sottolineato l'impegno e la passione di Termenana nella diffusione della storia. «È l’unico dei miei autori – e dopo 20 anni di attività ne abbiamo tanti – che vive quello che ha scritto non come un’opera letteraria, ma come una missione», ha affermato l'editore. «Soprattutto un tramite per stare con il figlio, e ciò rende il libro sempre all’avanguardia, competitivo e di estremo interesse per tutti.»

Marco Termenana: un autore mosso da un profondo legame

Marco Termenana, originario di Salerno, risiede a Milano da circa quarantaquattro anni. È importante precisare che, con lo pseudonimo di El Grinta, aveva già pubblicato nel 2016 un'opera sullo stesso argomento intitolata “Giuseppe”. Il romanzo attuale, “Mio figlio”, è una versione rivista, più concisa e migliorata del precedente, ed è stato pubblicato dalla casa editrice CSA di Castellana Grotte, Bari.

L'autore stesso ha spiegato le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere: «Non sono uno scrittore e ho scritto solo per ritrovare la compagnia di mio figlio Giuseppe.» Per questo motivo, Termenana solitamente non partecipa ai festival letterari. La sua presenza a Casarano è stata un'eccezione motivata dalla volontà di condividere un messaggio importante.

Durante l'incontro, ha cercato di spiegare ai giovani che il suo racconto non è un pettegolezzo, ma uno stimolo a comunicare apertamente, preferibilmente con i propri genitori o con figure di fiducia. L'obiettivo è evitare l'implosione emotiva vissuta da suo figlio. Agli adulti, ha offerto la sua esperienza, inclusi i possibili errori commessi, come spunto per rivedere i propri stili di vita e i modelli educativi rivolti ai figli.

Termenana ha espresso il desiderio che la memoria di Giuseppe possa trarre beneficio da questa iniziativa, interpretandola come una preghiera per la sua anima. «Credo che solo così potrò dare un senso a questa stupida e soprattutto inutile morte», ha concluso l'autore, sottolineando il profondo dolore e la ricerca di significato dietro la sua opera.

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