La libertà delle donne non si tutela imponendo decisioni sull'abbigliamento, ma garantendo autonomia e autodeterminazione. L'assessora Claudia Pecoraro critica la mozione sul divieto di burqa e niqab, proponendo un approccio basato sull'emancipazione.
Dibattito in Consiglio regionale su divieto veli
Il Consiglio regionale della Campania ha discusso una mozione volta a vietare l'uso del burqa e del niqab.
La proposta, promossa da Gennaro Sangiuliano (Fdi), impegna la Giunta a confrontarsi con il Governo nazionale.
L'obiettivo è impedire l'uso di questi indumenti nelle scuole e in contesti professionali e sociali.
Assessora Pecoraro: "Non decidere al posto delle donne"
L'assessora regionale Claudia Pecoraro solleva un interrogativo cruciale: chi ha il diritto di decidere sul corpo e sulle scelte femminili?
Secondo Pecoraro, la coercizione è il vero problema, sia essa imposta da un individuo o dallo Stato.
Vietare un abito o imporlo rappresentano entrambe forme di controllo sul corpo femminile.
La vera battaglia, sottolinea, è garantire che nessuna donna debba subire decisioni al posto suo.
La Costituzione tutela dignità, uguaglianza e libertà personale e religiosa.
Questi principi non dovrebbero essere usati per definire l'abbigliamento come segno di libertà.
Una donna deve essere riconosciuta come persona autonoma, capace di scegliere liberamente.
Anche quando le sue scelte differiscono da quelle della maggioranza.
Promuovere emancipazione e autonomia femminile
Se il timore è che dietro un velo ci sia una donna costretta, l'intervento deve mirare alla coercizione.
Bisogna rafforzare gli strumenti per l'emancipazione femminile.
Tra questi, l'istruzione, l'autonomia economica e i servizi di supporto.
Fondamentali anche la prevenzione della violenza e la consapevolezza dei propri diritti.
L'educazione al consenso, alle relazioni e quella sessuo-affettiva sono altrettanto importanti.
La Regione Campania mira a una società dove nessuna donna sia costretta da uomini, famiglie o istituzioni.
La libertà non può essere selettiva.
L'autodeterminazione non deve dipendere dal giudizio altrui sulle scelte individuali.
È possibile e necessario contrastare ogni forma di violenza e coercizione.
Ciò si realizza costruendo concrete condizioni di autonomia e consapevolezza.
Questa è la direzione di lavoro auspicata.
Non si deve scegliere tra un patriarcato che impone di coprirsi e uno Stato che impone di scoprirsi.
L'obiettivo è una società in cui ogni donna sia libera di scegliere il proprio abbigliamento.
Libera di indossare un velo, di non indossarlo, o di chiedere aiuto se costretta.
La vera liberazione femminile non deriva da decisioni imposte sul vestire.
Deriva dal garantire che nessuno possa decidere al posto loro.