Arturo Cirillo ha riscosso un grande successo alla Biennale Teatro di Venezia, dirigendo con maestria i giovani allievi della Scuola del Teatro Nazionale di Napoli. Lo spettacolo, basato su due testi di Enzo Moscato, ha saputo bilanciare dramma e commedia, conquistando il pubblico.
Cirillo dà nuova vita ai testi di Moscato
Il regista Arturo Cirillo ha dimostrato ancora una volta la sua abilità nel rinnovare testi classici. Non li stravolge, ma li arricchisce con ritmo e interpretazioni moderne. Questa volta, ha portato in scena due opere di Enzo Moscato alla Biennale Teatro di Venezia.
Ha lavorato con gli studenti del secondo anno della Scuola del Teatro Nazionale di Napoli. Ha saputo estrarre da loro una recitazione di alta qualità. Lo spettacolo ha coinvolto gli spettatori per 90 minuti. Ha oscillato tra dramma e commedia, senza momenti di calo. Al termine, sono scrosciati lunghi applausi.
Moscato: scrittura complessa e teatrale
Enzo Moscato è un autore dalla scrittura complessa e ricca. Il suo linguaggio teatrale è impegnativo ma estremamente efficace sul palco. Le sue opere sono ambientate nella Napoli più marginale, quella dei vicoli.
Tuttavia, Moscato aggiunge una sensibilità particolare. Questa sensibilità richiama Viviani, ma anche Artaud e Genet. C'è una sensualità partenopea, spesso mescolata a una religiosità popolare.
Tutto questo emerge chiaramente nello spettacolo di Cirillo. Il regista ha intrecciato con successo narrativo due testi di Moscato. Si tratta di 'Festa al celeste e nubile santuario' e 'Ragazze sole con qualche esperienza'.
Moltiplicazione dei personaggi e coralità
Lo spettacolo coinvolge 13 giovani attori. Ai personaggi principali sono stati assegnati tre interpreti ciascuno. Questa scelta moltiplica l'incidenza e la vivacità. Le voci si susseguono in un gioco corale. Si crea un unisono di sentimenti e reazioni.
Da un lato, ci sono tre sorelle (che diventano tre più tre più una): Elisabetta, Anna e Maria. Lottano per sopravvivere, cercando ognuna una propria strada per l'affermazione personale.
Elisabetta si dedica a una religiosità che occupa il suo nubilato. Anna finge di conformarsi, ma mente. Trova una via di sopravvivenza e soddisfa i propri bisogni sessuali con il povero Toritore. Quest'ultimo, però, attira le attenzioni della sorella minore, muta. Le altre sorelle avevano destinato Toritore alla castità.
Parallelamente, ci sono due travestiti, Bolero e Grand Hotel. Si prostituiscono in via Toledo. Hanno contattato due carcerati, Scialò e Cicala, tramite un giornalino di incontri. Promettono loro accoglienza e convivenza con fantasie sessuali.
I carcerati usciranno con intenzioni diverse. Saranno inseguiti dalla vendetta di o' caprettaro, un camorrista che hanno tradito in prigione.
Violenza, fuga dalla realtà e sensualità napoletana
I due testi esplorano il quotidiano. Mostrano le fantasie di fuga dalla realtà che imprigionano uomini e donne. La violenza pervade queste storie. Il sentimento oscilla costantemente tra vita, amore e morte.
Cirillo gestisce magistralmente questa moltiplicazione e scansione dei personaggi. Alterna dramma, commedia, realtà e colore. Le attrici, in particolare, conferiscono un sapore autentico al loro napoletano.
Nei ragazzi, il dialetto appare più italianizzato. Tutti gli attori mostrano una sensualità intrinseca. Questa sensualità caratterizza il loro essere. Esibiscono un'esistenzialità tanto ostentata quanto sofferta. La vivacità linguistica si fonde con l'uso del corpo.
Mantengono instancabilmente un ritmo elevato per tutta la durata dello spettacolo.
I giovani attori applauditi
È doveroso menzionare tutti i giovani interpreti che hanno reso possibile questo successo. Sono stati applauditi, sfiniti ma raggianti alla fine dello spettacolo: Giulia Alfano, Pietro Carfi, Carla D'Avino, Francesco De Fusco, Marco Filosa, Nicole Focacci, Emma La Marca, Fiamma Leonetti, Sara Marzullo, Anna Pimpinelli, Gabriele Romagnoli, Gerardo Sirco e Lorenzo Vacalebre.
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