Luca Mascolo, figura chiave dell'Ente Idrico Campano, esprime forte preoccupazione per il futuro dei terrazzamenti agricoli e del territorio. Le sue dichiarazioni evidenziano criticità nel Piano Territoriale Metropolitano, mettendo a repentaglio l'agricoltura e la stabilità idrogeologica.
Criticità nel piano territoriale metropolitano
Luca Mascolo, vicesindaco di Agerola e presidente dell'Ente Idrico Campano, ha lanciato un severo avvertimento. La sua voce si è levata durante la Conferenza Metropolitana tenutasi a Santa Maria la Nova. L'occasione era la discussione del Progetto di Piano Territoriale Metropolitano (PTM). Mascolo ha sottolineato i gravi pericoli che incombono sui terrazzamenti agricoli. La loro salvaguardia è strettamente legata al futuro stesso dei territori interessati. Ha affermato con forza che approvare il piano così com'è significherebbe assistere al crollo di tutto.
Prima del suo intervento, è stato presentato un documento. Questo era firmato dai sindaci dei Monti Lattari e della piana pedemontana. La richiesta principale era chiara: rimandare l'adozione del Piano. Si attende infatti l'approvazione definitiva del Piano Paesaggistico Regionale. Il fulcro della protesta risiede nel timore che vincoli inadeguati possano ostacolare la manutenzione dei terrazzamenti. Questo potrebbe portare all'abbandono dei terreni. Inoltre, si teme un aggravamento del dissesto idrogeologico.
L'abbandono dei terreni e le conseguenze
Mascolo ha evidenziato una correlazione diretta. Se si costringono i proprietari ad abbandonare i propri terreni, non ci si può stupire del crollo dei terrazzamenti. Questa affermazione sottolinea l'importanza di sostenere l'attività agricola. La mancata cura dei terrazzamenti comporta rischi concreti. Non si tratta solo di un danno paesaggistico. Vi è anche un pericolo per la stabilità del suolo. Le aree montane e collinari dipendono da queste strutture per la loro stessa esistenza.
La contestazione non riguarda solo il contenuto del piano. Anche il metodo adottato è oggetto di critica. Le piccole comunità si sentono poco ascoltate. Chiedono il riconoscimento delle competenze dei Comuni. Questi enti sono quotidianamente a contatto con le esigenze reali dei territori. La pianificazione dovrebbe partire dal basso, dalle realtà locali. Ignorare queste voci significa creare piani inefficaci e dannosi.
Una pianificazione equilibrata e partecipata
Secondo Mascolo, è impossibile pianificare efficacemente senza una profonda conoscenza dei luoghi. È altrettanto fondamentale ascoltare chi amministra questi territori. L'obiettivo dichiarato non è opporsi alla tutela ambientale. Non si vuole neanche contrastare il contenimento del consumo di suolo. Al contrario, si auspica una pianificazione equilibrata. Questa dovrebbe coniugare la protezione del paesaggio con le attività produttive. Deve anche favorire lo sviluppo locale.
Procedere con l'attuale piano sarebbe deleterio. Mascolo lo ha ribadito ai rappresentanti della Città Metropolitana. Sono necessari ascolto e confronto. Serve una pianificazione che parta dalla conoscenza reale dei territori. Il futuro delle comunità non può essere deciso senza il loro coinvolgimento. La partecipazione attiva è un elemento chiave per una pianificazione di successo. Le decisioni devono riflettere le necessità e le specificità locali.
La richiesta dei sindaci: fermarsi e confrontarsi
La richiesta dei sindaci è netta. È necessario fermarsi. Bisogna aprire un confronto concreto. Le criticità del Piano devono essere corrette prima di procedere. Tutelare il territorio significa anche garantire le condizioni per mantenerlo vivo. Significa preservare i suoi terrazzamenti. Significa sostenere le comunità che se ne prendono cura. La salvaguardia del patrimonio agricolo e paesaggistico è un dovere. Richiede un impegno congiunto e una visione condivisa. Il futuro del territorio dipende da scelte ponderate e partecipate.
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