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La ricostruzione post-sisma nelle Marche non può dirsi conclusa finché non verranno ripristinati tutti i servizi essenziali e i presidi territoriali. Lo ha affermato Gianluca Pasqui, Presidente del Consiglio Regionale delle Marche, durante una seduta dedicata all'argomento a Muccia.

La ricostruzione va oltre il ripristino materiale

Il Presidente del Consiglio regionale delle Marche, Gianluca Pasqui, ha aperto una seduta speciale dedicata alla ricostruzione post-sisma. L'incontro si è tenuto a Muccia, in provincia di Macerata. Pasqui ha riconosciuto i progressi compiuti. Molte abitazioni sono state recuperate. Diversi cantieri sono stati completati. Edifici pubblici e luoghi simbolici sono di nuovo a disposizione delle comunità. Questi risultati sono importanti e meritano di essere riconosciuti. Tuttavia, ha sottolineato Pasqui, è necessario affrontare con chiarezza il lavoro ancora da svolgere.

La ricostruzione, secondo Pasqui, non si considererà conclusa finché ai territori colpiti dal sisma non saranno restituiti tutti i servizi essenziali. Questi servizi erano presenti prima del terremoto. La questione riguarda la dignità delle comunità. Ricostruire un edificio significa restituire uno spazio fisico. Ricostruire una comunità richiede che quello spazio torni a essere vissuto. Deve essere attraversato dalle relazioni umane. Ciò implica la presenza di scuole per i figli. Servono strutture sanitarie accessibili. Sono necessari collegamenti efficienti. Devono esserci luoghi di lavoro e servizi pubblici. Occorrono opportunità che permettano alle persone di restare. Il ritorno alla normalità non può essere solo il ripristino materiale del 2016. Il mondo è cambiato in questi anni. Le esigenze delle famiglie sono mutate. Le condizioni economiche sono diverse. Le prospettive dei giovani sono cambiate. Abbiamo il dovere di restituire ciò che è andato perduto. Dobbiamo renderlo più sicuro e funzionale. Deve essere adeguato ai bisogni attuali.

L'esperienza del sisma e la vicinanza delle istituzioni

Gianluca Pasqui ha ricordato le date del sisma: il 24, il 26 e il 30 ottobre 2016. Queste date rappresentano una linea di confine nella vita delle persone. C'è un prima e un dopo il terremoto. Le case, le strade, i luoghi di lavoro, le scuole, le piazze sono stati sconvolti. Sono trascorsi dieci anni. Un periodo lungo per vedere crescere una generazione. Per assistere alla trasformazione delle comunità. Per misurare quanto è stato fatto e quanto resta da fare. I ricordi di quei giorni conservano una precisione immutata. Pasqui ha parlato anche per esperienza personale. Nel 2016 era sindaco di Camerino. Ha conosciuto la paura e il peso delle decisioni. Ha visto la fragilità delle certezze. Ha compreso l'importanza di poter contare su qualcuno. Quell'esperienza ha cambiato il suo modo di guardare al territorio e al servizio pubblico. Per questo, ha voluto che il Consiglio regionale si riunisse a Muccia. La scelta di portare l'Assemblea legislativa fuori sede esprime una convinzione fondamentale. Le istituzioni devono essere presenti dove le persone vivono e affrontano le difficoltà. Per un giorno, si è invertita la consuetudine. Solitamente sono i cittadini a raggiungere le istituzioni. Oggi sono le istituzioni a recarsi nei territori. La vicinanza istituzionale si manifesta anche incontrando direttamente le comunità. La seduta a Muccia e la presenza dei rappresentanti delle comunità danno un significato concreto a questa volontà. Questo indirizzo si riflette anche nell'attività ordinaria dell'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale. Il progetto “Le Marche, le Comunità Operanti” mira a favorire un rapporto stabile tra l'Assemblea e le realtà attive nella regione. Amministrazioni comunali, imprese, associazioni, università, volontariato e comunità locali sono coinvolti. Attraverso incontri sul territorio, si riconosce il valore delle esperienze locali. Anche quelle dei centri più piccoli. Il progetto “Francesco nelle Marche, Terra dei Fioretti – 800 anni” celebra l'ottavo centenario della morte di San Francesco d'Assisi. Valorizza il legame tra francescanesimo e la storia della regione. Questi percorsi richiamano principi civili di grande attualità. Solidarietà, attenzione ai fragili, dignità umana, senso di appartenenza. Sono iniziative diverse, ma unite da un orientamento comune. Rendere il Consiglio regionale più presente, riconoscibile e capace di ascoltare. A Muccia, questo orientamento assume una responsabilità ancora maggiore.

Sanità, istruzione e servizi essenziali: le priorità

Pasqui ha espresso profonda riconoscenza a chi si mobilitò durante l'emergenza. Protezione Civile, Vigili del Fuoco, Forze dell'Ordine, Forze Armate, Croce Rossa, operatori sanitari e volontari. La loro generosità è indelebile. Un riconoscimento particolare va ai sindaci dei territori colpiti. Chi ha amministrato durante e dopo il sisma conosce la solitudine delle decisioni. La difficoltà nel rispondere a bisogni enormi con strumenti insufficienti. La responsabilità di essere un punto di riferimento. Molti amministratori hanno condiviso la precarietà e le attese con i propri cittadini. Hanno continuato a lavorare anche quando i risultati sembravano lontani. L'intera Assemblea legislativa esprime il proprio rispetto a loro. Oggi, ha ribadito Pasqui, dobbiamo riconoscere i progressi. Molte abitazioni sono state recuperate. Numerosi cantieri sono completati. Edifici pubblici e luoghi simbolici sono di nuovo fruibili. Sono risultati importanti. Ma una ricorrenza come questa impone di affrontare ciò che resta da fare. La ricostruzione non sarà completa finché non saranno restituiti tutti i servizi e i presidi essenziali. La dignità delle comunità è in gioco. Ricostruire un edificio è restituire uno spazio. Ricostruire una comunità richiede che quello spazio sia abitato e vissuto. Servono scuole, strutture sanitarie, collegamenti, luoghi di lavoro e servizi pubblici. Opportunità per scegliere questi territori per il futuro. Il ritorno alla normalità non può coincidere con il ripristino materiale del 2016. Il mondo è cambiato. Le esigenze delle famiglie, le condizioni economiche e le prospettive dei giovani sono mutate. Dobbiamo restituire ciò che è andato perduto, rendendolo più sicuro, funzionale e adeguato ai bisogni attuali.

La sanità è prioritaria. Per chi vive nelle aree interne, l'assistenza tempestiva è essenziale per restare. La distanza dai servizi sanitari pesa sulle famiglie, sugli anziani e sui più fragili. Serve attenzione costante, programmazione e una visione adeguata alle caratteristiche geografiche dell'entroterra. Lo stesso vale per l'istruzione. Una scuola è un luogo di studio, ma nei piccoli Comuni è anche una ragione per restare. La sua presenza incide sulle scelte delle giovani coppie e sul futuro dei paesi. Difendere e qualificare l'offerta formativa nell'entroterra significa investire nel futuro di questi territori. Accanto a scuola e sanità, ci sono i trasporti, le infrastrutture digitali, le attività produttive, il commercio e i servizi amministrativi. È necessario costruire progetti di sviluppo territoriale. Questi progetti devono mettere in relazione i Comuni, valorizzare le risorse locali e creare opportunità di lavoro. Pasqui ha citato un esempio concreto: la Casa circondariale di Camerino. Prima del sisma, era l'unico istituto penitenziario della provincia di Macerata. Fu evacuato il 27 ottobre 2016. Nel marzo 2022, un decreto ha disposto la chiusura definitiva. A dieci anni dal terremoto, la provincia attende ancora una risposta. Il caso di Camerino dimostra quanto possa essere incompleta una ricostruzione che recupera edifici senza ripristinare funzioni territoriali. Un istituto penitenziario è parte del sistema della giustizia. La sua assenza ha conseguenze sui tribunali, sul lavoro degli operatori, sui trasferimenti dei detenuti e sull'esercizio del diritto di difesa. La vicenda di Camerino merita una risposta che consideri l'interesse dell'intera provincia. Pasqui si è impegnato su questo tema in diverse responsabilità istituzionali. Anche il Consiglio regionale ha espresso attenzione attraverso atti e iniziative. La necessità di mantenere un presidio penitenziario nel territorio è stata sottolineata. Pasqui non vuole rivendicare meriti né creare un confronto sulle responsabilità passate. Vuole riaffermare un principio: un territorio colpito da una calamità non deve perdere definitivamente un servizio pubblico a causa delle conseguenze. Questo vale per il carcere di Camerino e per tutte le strutture e funzioni sottratte alle comunità dal terremoto. La ricostruzione sarà completa quando le persone avranno ritrovato condizioni di vita almeno equivalenti a quelle pre-sisma. Con servizi e prospettive adeguate ai bisogni attuali.

Il futuro dell'Appennino e la responsabilità delle istituzioni

Infine, Pasqui ha affrontato la questione del futuro dell'Appennino. Molti Comuni affrontavano già problemi di spopolamento, invecchiamento e riduzione delle attività economiche prima del 2016. Il terremoto ha aggravato difficoltà preesistenti. Sarà necessario accompagnare la ricostruzione con politiche di sviluppo. Queste politiche devono andare oltre i confini amministrativi comunali. Serve una visione condivisa per le aree interne. Progetti che valorizzino il patrimonio ambientale, culturale e produttivo. Sostegno alle imprese e favorire la presenza dei giovani. Chi desidera vivere qui non deve rinunciare a servizi, opportunità e diritti considerati normali altrove. Pasqui ha pensato ai ragazzi. Molti erano bambini nel 2016. Sono cresciuti vedendo cantieri e centri storici da recuperare. Dobbiamo offrire loro più di un racconto del passato. Dobbiamo dimostrare che i luoghi della loro crescita possono offrire possibilità reali di studio, lavoro e vita. Che il loro futuro può essere costruito qui. La responsabilità più grande è quella di conservare la memoria e dare continuità agli impegni. Le istituzioni devono riconoscere i risultati e affrontare ciò che è irrisolto. La presenza del Consiglio regionale a Muccia è per ascoltare. Per rappresentare l'attenzione regionale. Per ricordare che l'Appennino marchigiano appartiene alla storia, all'identità e al futuro delle Marche. Il messaggio chiaro da questa giornata è: nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra il diritto di vivere nella propria terra e l'accesso ai servizi essenziali. Se questo principio sarà rispettato, la ricostruzione avrà il significato che merita. Ciò che conterà davvero tra qualche anno sarà la vita restituita a questi luoghi. Le famiglie rimaste, i giovani che avranno trovato ragioni per restare, i servizi tornati a funzionare, le attività economiche cresciute. E la fiducia ricostruita tra cittadini e istituzioni. Pasqui ha assunto un impegno davanti ai sindaci, agli amministratori, ai cittadini e a chi ha scelto di rimanere. Il tempo trascorso dal sisma non deve ridurre gli impegni. Deve renderci più esigenti nel mantenerli. La vicinanza delle istituzioni avrà valore se continuerà a manifestarsi nelle decisioni e nell'attenzione quotidiana. Con questo spirito il Consiglio regionale delle Marche è presente. Con questa responsabilità si deve continuare a lavorare.

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