Il Presidente delle Marche, Francesco Acquaroli, ammette la propria responsabilità nella nomina di Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto arrestato nell'ambito di un'inchiesta sugli appalti per la ricostruzione post-sisma. Acquaroli ha chiarito la sua posizione durante un consiglio regionale aperto e rispondendo ai giornalisti.
Acquaroli ammette responsabilità sulla nomina
Il Presidente delle Marche, Francesco Acquaroli, ha espresso un'ammissione di responsabilità. La sua colpa risiede nell'aver conferito un incarico a Fabio Pistarelli. Questo è avvenuto prima che emergessero le vicende giudiziarie che hanno coinvolto l'ex capo di gabinetto. L'arresto di Pistarelli è legato a un'indagine sugli appalti per la ricostruzione post-sisma. Le accuse includono la corruzione.
Acquaroli ha ricostruito il suo rapporto con il collaboratore. Lo ha fatto durante un consiglio regionale aperto tenutosi a Muccia. Ha poi ribadito i concetti rispondendo ai giornalisti a margine della seduta. La responsabilità, ha specificato, è di essersi fidato di lui prima che scoppiasse lo scandalo.
Il rapporto con l'ex capo di gabinetto
Il governatore aveva già spiegato di conoscere Fabio Pistarelli da tempo. La loro conoscenza risale agli anni Novanta. Dopo la sua prima elezione alla presidenza della Regione nel 2020, Acquaroli scelse Pistarelli come suo capo di gabinetto. La motivazione principale era la stima professionale. Riteneva Pistarelli un professionista esperto. Aveva una lunga esperienza nelle istituzioni. Possedeva inoltre una profonda conoscenza del territorio marchigiano.
Acquaroli ha ricordato che le loro posizioni politiche non sono sempre state allineate. Nonostante ciò, il presidente ha ritenuto le competenze di Pistarelli adatte al ruolo. Le sue capacità erano considerate fondamentali per la gestione della macchina regionale. La scelta era basata sulla fiducia nelle sue capacità operative.
Prime criticità e verifiche
Le prime perplessità sul lavoro di Pistarelli sono emerse verso la fine della prima legislatura. Acquaroli ha manifestato delle criticità. Non era soddisfatto di quanto si aspettava dal suo ruolo. Nonostante ciò, l'incarico di Pistarelli fu comunque prorogato. La proroga durò per un periodo di tre mesi. Durante questo lasso di tempo, il governatore ha riferito di aver sentito alcune voci. Queste voci riguardavano il comportamento del suo collaboratore. Le voci sono state trasmesse agli uffici di vigilanza. Questi uffici fanno capo al segretario generale della Regione. L'obiettivo era effettuare delle verifiche approfondite. Tuttavia, le verifiche non hanno portato a riscontri concreti. Le voci non hanno trovato fondatezza.
La richiesta di passo indietro
Nonostante l'assenza di prove concrete, Acquaroli prese una decisione. Ha chiesto a Fabio Pistarelli di fare un passo indietro. Questa decisione è stata ricondotta a diversi fattori. Il principale è venuto meno del rapporto di fiducia. Si è creata una distanza tra il comportamento tenuto dal collaboratore e le indicazioni ricevute. Acquaroli ha sottolineato un punto cruciale. Un capo di gabinetto, un collaboratore di alto livello, non può agire in modo contrario alle direttive ricevute. Non può comportarsi in modo opposto a quanto indicato dal suo superiore. Questo comportamento è inaccettabile per un ruolo di tale responsabilità.
Domande e Risposte
D: Chi è Fabio Pistarelli e qual è il suo ruolo nell'inchiesta?
R: Fabio Pistarelli è l'ex capo di gabinetto del Presidente delle Marche, Francesco Acquaroli. È stato arrestato nell'ambito di un'indagine sugli appalti per la ricostruzione post-sisma, con accuse di corruzione.
D: Cosa ammette Francesco Acquaroli riguardo alla nomina di Pistarelli?
R: Il Presidente Acquaroli ammette la propria responsabilità nell'aver nominato Fabio Pistarelli prima che emergessero le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto. Riconosce di essersi fidato del suo ex collaboratore.