La procura di Pavia ha riaperto il caso di Francesco Ancona, morto nel 1987 a Mortara. Una nuova perizia conferma l'omicidio, smentendo l'ipotesi di suicidio iniziale. Indagati la moglie e un presunto complice.
Nuova perizia svela omicidio a Mortara
Una recente consulenza forense ha ribaltato le conclusioni iniziali sulla morte di Francesco Ancona. L'uomo fu trovato privo di vita ai margini di una strada a Mortara nel febbraio del 1987. Le indagini di allora avevano archiviato il caso come suicidio. Tuttavia, la riapertura delle indagini, avvenuta due anni fa, sta ora inquadrando il cosiddetto “cold case di Mortara” come un probabile omicidio.
Attualmente, la moglie di Ancona e un presunto sicario sono indagati. Entrambi risiedono a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani. La nuova prospettiva è stata rafforzata da una perizia della professoressa Cristina Cattaneo. La consulente è stata incaricata dalla procura per le analisi forensi sul caso.
Aggressione violenta e lesioni da difesa
La nota della procura evidenzia i risultati della consulenza. «I consulenti hanno confermato», si legge, «come era stato ipotizzato in sede di riapertura del caso, che la causa della morte dell’uomo non sia ascrivibile a suicidio». La morte è stata invece attribuita a una «violenta aggressione ad opera di terzi».
È stato accertato che Ancona fu colpito al capo con un corpo contundente. Furono sferrati diversi colpi. L’uomo tentò di difendersi, come dimostra una lesione riscontrata alla mano sinistra. La vittima è deceduta dopo circa un’ora di agonia. La perizia ha inoltre escluso la presenza di una sindrome depressiva. Questo dato mina ulteriormente la teoria del suicidio.
Riapertura indagini tra Pavia e Trapani
Il caso di Mortara è stato riaperto nel 2024. Le indagini hanno visto la collaborazione tra i magistrati di Pavia e Trapani. Nel luglio dell’anno scorso, è stata disposta la riesumazione della salma di Ancona. La vittima era sepolta a Castellammare del Golfo, luogo di origine della famiglia. L’uomo aveva infatti origini siciliane.
La riesumazione ha permesso nuove indagini forensi. Le indagini originali ipotizzavano che Ancona si fosse gettato sotto un camion. Questo mezzo, mai ritrovato, sarebbe stato utilizzato per porre fine alla sua vita. La consulenza di Cattaneo supporta invece una ricostruzione opposta.
Tentativo di avvelenamento e occultamento del corpo
Secondo le nuove analisi, Ancona non solo sarebbe stato ucciso, ma la sua morte potrebbe essere preceduta da un tentativo di avvelenamento. Gli esecutori avrebbero anche tentato di bruciare il corpo per occultarlo. La procura ha raccolto diversi elementi a sostegno della tesi omicidiaria. Non è ancora stato definito un movente preciso.
Tuttavia, si valuta la possibilità di un legame con la relazione extraconiugale della moglie della vittima. Le indagini hanno evidenziato un anomalo stato di debolezza fisica di Ancona negli ultimi giorni. Questo è compatibile con un avvelenamento. È stata inoltre rilevata la presenza di benzina sul corpo e sugli indumenti. Questo suggerisce un tentativo fallito di bruciare la salma.
I figli parte offesa, indagini vicine alla conclusione
I figli di Francesco Ancona hanno sempre nutrito dubbi sul suicidio del padre. Per questo motivo, sono considerati parte offesa nelle nuove indagini. Le indagini sono state riaperte a seguito di elementi acquisiti in un procedimento a carico della moglie. Quest'ultima è indagata anche per il tentato omicidio del figlio. La procura di Pavia, guidata dal procuratore capo Fabio Napoleone, ha annunciato che le indagini sono prossime alla conclusione.
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