Lavoratori in corteo a San Donà di Piave esprimono forte preoccupazione per 45 esuberi annunciati alla Peg Perego. La mobilitazione sindacale teme la chiusura definitiva dello storico stabilimento veneto.
Manifestazione operaia per salvare lo stabilimento
Una folta partecipazione ha caratterizzato la mattinata di mobilitazione a San Donà di Piave. I lavoratori della Peg Perego, azienda nota per i suoi prodotti dedicati all'infanzia, hanno sfilato in corteo. L'iniziativa è nata in seguito alla comunicazione di 45 esuberi previsti nello stabilimento locale. La protesta si è conclusa con un presidio davanti al municipio cittadino. La partecipazione è stata elevatissima: 54 dei 57 dipendenti totali hanno aderito alla manifestazione. Questo dato sottolinea la gravità della situazione percepita dalla forza lavoro.
I rappresentanti dei lavoratori e i sindacalisti hanno avuto un incontro con il sindaco Alberto Teso. Durante il colloquio, sono state espresse le preoccupazioni per il futuro dello stabilimento. Il primo cittadino ha garantito il massimo impegno da parte dell'amministrazione comunale. L'obiettivo è trovare soluzioni concrete per salvaguardare l'occupazione e l'attività produttiva nel territorio.
Crisi Peg Perego: 45 esuberi e possibile chiusura
La situazione alla Peg Perego di San Donà di Piave si è fatta critica. L'azienda, che già nel 2024 aveva affrontato un'ondata di 53 esuberi, ha comunicato nuove riduzioni di personale. Il calo della produzione, attribuito anche alla diminuzione delle nascite, ha portato alla decisione di spostare tutte le linee produttive verso Arcore, in provincia di Monza. Questa mossa strategica lascerebbe a San Donà solo l'officina, con un organico ridotto a soli dodici addetti.
I sindacati Fim Cisl e Fiom Cgil interpretano questa decisione come un chiaro segnale verso la progressiva dismissione dello stabilimento. La prospettiva di un futuro con un numero così esiguo di dipendenti alimenta il timore di una chiusura definitiva. La comunità locale guarda con apprensione a questo scenario, temendo un ulteriore colpo per l'economia del Veneto orientale.
Richiesta di ammortizzatori sociali e blocco spostamento linee
Le sigle sindacali Fim Cisl e Fiom Cgil hanno ottenuto un contratto di solidarietà. Questo strumento di sostegno all'occupazione è valido fino a settembre. Tuttavia, una condizione fondamentale per i sindacati è il mantenimento delle attuali linee di produzione a San Donà di Piave per tutta la durata degli ammortizzatori sociali. L'azienda, dal canto suo, non ha ancora fornito risposte concrete in merito a questa richiesta. La preoccupazione è che lo spostamento delle macchine possa avvenire prima della scadenza degli accordi.
Riccardo Montagner, rappresentante della Fim Cisl, ha definito la scelta aziendale «scellerata». Ha sottolineato come la stessa dirigenza Peg Perego abbia ammesso l'impossibilità di sostenere lo stabilimento con un numero così esiguo di dipendenti. «La situazione è allarmante», ha dichiarato Montagner, evidenziando il rischio di vedere un'altra realtà industriale abbandonare il Veneto orientale. La sua dichiarazione, riportata in un video, sottolinea la gravità della crisi.
Solidarietà dei lavoratori e attesa per l'incontro ministeriale
Loris Gaiotto, della Fiom Cgil, ha evidenziato la compattezza dei lavoratori durante la manifestazione. «Praticamente tutti i lavoratori erano presenti, non solo quelli direttamente interessati dagli esuberi», ha affermato Gaiotto. Questo dimostra la chiara percezione della gravità della situazione e la solidarietà interna. «La situazione è molto difficile», ha aggiunto, «ed è fondamentale in questa fase l'appoggio delle istituzioni». La richiesta di supporto si rivolge sia a livello locale che nazionale.
Un importante appuntamento è fissato per il 9 aprile. A Roma, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, si terrà un incontro cruciale. In quell'occasione, l'advisor incaricato da Peg Perego presenterà il piano per la reindustrializzazione o la riconversione del sito di San Donà di Piave. Questo incontro rappresenta un'opportunità fondamentale per delineare un futuro alternativo allo smantellamento dello stabilimento. L'esito di questa riunione sarà determinante per le sorti dei lavoratori e per il tessuto economico della zona.
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