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La Procura di Monza ha richiesto l'archiviazione di un'indagine riguardante presunte irregolarità nelle comunicazioni con la sala Var. Non sono emerse prove di frode sportiva o alterazione dei risultati.

Indagine su presunte irregolarità Var

La Procura della Repubblica di Monza ha espresso parere favorevole all'archiviazione di un'indagine. Questa inchiesta era stata originariamente avviata dai magistrati di Milano. Riguardava una specifica tranche di accertamenti. L'indagine si concentrava su presunte irregolarità nelle comunicazioni con la sala Var. Si indagava su episodi avvenuti tra il 2024 e il 2025. Le contestazioni riguardavano le cosiddette "bussate" alla sala Var. Questa sala si trovava a Lissone.

Tra gli indagati figuravano nomi di rilievo nel mondo arbitrale. L'ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi era tra questi. Anche l'ex supervisore Var Andrea Gervasoni era coinvolto. Insieme a loro, gli ex varisti Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo. L'ipotesi di reato era concorso in frode sportiva. La richiesta di archiviazione arriva dopo un'attenta analisi degli atti. La Procura ha valutato le prove raccolte durante le indagini. La decisione finale spetterà al giudice per le indagini preliminari.

Nessun dolo o frode sportiva accertata

Secondo le conclusioni della Procura di Monza, non emergono elementi concreti a sostegno delle accuse. Non sono state riscontrate condotte di natura fraudolenta. Gli inquirenti non hanno trovato prove di un "dolo" specifico. Il "dolo" è l'intenzione di commettere un reato. In questo caso, si intendeva l'alterazione dei risultati sportivi. La Procura ritiene che gli elementi raccolti non siano sufficienti a sostenere un'accusa in giudizio. Pertanto, la richiesta è di chiudere il fascicolo.

La valutazione si basa sull'analisi delle comunicazioni e delle procedure seguite. Le "bussate" in sala Var, secondo la Procura, non hanno avuto l'intento di influenzare l'esito delle partite. La mancanza di dolo è un elemento cruciale. Senza la prova dell'intenzione di frodare, l'accusa di frode sportiva non può reggere. La Procura di Monza ha quindi chiesto al giudice competente di archiviare il caso. Questo significherebbe la fine delle indagini per gli indagati coinvolti.

Contesto dell'indagine e prossimi passi

L'indagine era partita da una serie di segnalazioni. Queste riguardavano possibili interferenze nelle decisioni arbitrali tramite la sala Var. La sala Var di Lissone era diventata il fulcro delle attenzioni investigative. Il periodo preso in esame copriva due stagioni sportive. La Procura di Milano aveva inizialmente gestito la fase preliminare. Successivamente, il fascicolo era stato trasmesso alla Procura di Monza. Questo per competenza territoriale o per altre ragioni procedurali.

La richiesta di archiviazione non è una sentenza di assoluzione. È una decisione che indica la mancanza di prove sufficienti per procedere. Gli indagati, tra cui Rocchi e Gervasoni, avevano respinto ogni addebito. La loro posizione è ora più solida con la richiesta della Procura. Il giudice per le indagini preliminari valuterà ora la richiesta. Potrebbe accoglierla, disponendo l'archiviazione. Oppure potrebbe chiedere ulteriori indagini. La decisione finale è attesa nelle prossime settimane.

Le conseguenze della decisione

Se la richiesta di archiviazione verrà accolta, si chiuderebbe un capitolo delicato. Questo riguarda la trasparenza e l'integrità del sistema arbitrale. Le indagini avevano sollevato interrogativi sull'operato dei direttori di gara. La decisione della Procura di Monza mira a fare chiarezza. Sottolinea l'importanza di prove concrete per sostenere accuse di frode sportiva. La decisione finale del giudice avrà un peso significativo. Potrebbe ripristinare la serenità nell'ambiente arbitrale. Si attendono sviluppi nelle prossime settimane.