Economia

Guerra Medio Oriente: 75% imprese terziarie Milano in crisi

17 marzo 2026, 10:55 6 min di lettura
Guerra Medio Oriente: 75% imprese terziarie Milano in crisi Immagine da Wikimedia Commons Monza
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La guerra in Medio Oriente sta avendo un impatto devastante sul 75% delle imprese terziarie nelle province di Milano, Monza e Lodi. Aumentano i costi, calano i profitti e gli investimenti vengono rimandati, mettendo a rischio la stabilità economica del territorio.

Imprese lombarde colpite dalla crisi geopolitica

Oltre tre quarti delle attività commerciali e di servizi nell'area di Milano, Monza e Lodi stanno accusando il colpo della crisi in corso nel Medio Oriente. Un'indagine condotta da Confcommercio MiLoMb, che ha raccolto le risposte di più di 500 aziende, rivela un quadro preoccupante. L'aumento esponenziale dei costi energetici, i ritardi nelle catene di approvvigionamento e una marcata diminuzione dei flussi turistici sono tra i fattori principali che stanno mettendo a dura prova la resilienza di queste imprese.

La situazione è talmente critica che il 93% degli imprenditori intervistati prevede che il conflitto avrà ripercussioni significative sulla loro operatività nel corso dei prossimi dodici mesi. Le prospettive per il 2026 sono cupe: quasi la metà delle aziende, il 49% per la precisione, stima una contrazione del proprio fatturato compresa tra il 5 e il 15%. Un ulteriore 35% prevede addirittura una flessione superiore al 15%, segnalando un rischio concreto di crisi profonda per molte realtà economiche locali.

L'incremento dei costi operativi è un'altra criticità emersa con forza dall'indagine. L'84% delle imprese ha registrato un aumento generalizzato delle spese necessarie per mantenere in funzione le proprie attività. Questo dato è particolarmente allarmante se si considera che il 64% delle aziende dichiara di dipendere, in parte o totalmente, dai mercati esteri per il proprio giro d'affari. Di queste, il 21% intrattiene scambi commerciali diretti con le nazioni coinvolte nel conflitto, esponendosi così in modo diretto alle sue conseguenze.

La fragilità delle catene di approvvigionamento globali è un altro aspetto critico. Il 24% delle imprese intervistate ha rivelato che la propria supply chain dipende da rotte marittime o fornitori che transitano nell'area di crisi. Questo si traduce in blocchi o significativi rallentamenti nelle consegne, soprattutto per le merci provenienti dall'Asia. Il 63% delle aziende sta infatti subendo ritardi nelle ricezione di beni e materie prime, con inevitabili ripercussioni sulla produzione e sulla disponibilità di prodotti per i consumatori finali.

Aumento costi e calo domanda: l'impatto della guerra

La guerra nell'area del Golfo sta avendo un impatto tangibile sull'economia locale, influenzando sia la domanda che i costi operativi. La riduzione della domanda da parte dei consumatori, unita all'incremento dei costi di trasporto e delle polizze assicurative, rappresenta una delle sfide maggiori per le imprese del terziario. A questi si aggiungono la volatilità dei prezzi delle materie prime, la contrazione dei flussi turistici e i già citati ritardi nelle consegne.

Il costo dell'energia, in particolare, sta diventando un fardello insostenibile per molte attività. L'indagine di Confcommercio evidenzia come l'energia incida sui costi totali in misura variabile: per il 38% degli operatori l'incidenza è tra il 5 e il 10%, per il 24% tra il 10 e il 20%, mentre per un ulteriore 20% supera il 20%. Solo il 19% delle imprese dichiara che l'impatto energetico è inferiore al 5%, un dato che sottolinea la pervasività del problema.

Le previsioni per i prossimi mesi non sono incoraggianti, con un'impennata dei costi delle bollette prevista a partire da aprile. Questo scenario rende ancora più urgente la necessità di interventi mirati per mitigare l'impatto del caro energia. Le imprese chiedono a gran voce misure concrete per ridurre le spese, come confermato dal 79% degli intervistati che auspica interventi sul costo dell'energia.

Anche i tempi di consegna si sono allungati in modo preoccupante. Il 24% delle aziende segnala ritardi superiori alle tre settimane, mentre un ulteriore 22% parla di ritardi tra una e tre settimane. Il 21% delle imprese ha visto i tempi di consegna allungarsi da uno a sette giorni. Solo il 33% degli operatori dichiara che i tempi di consegna non sono aumentati, un dato che evidenzia la difficoltà generale nel ricevere merci in tempi rapidi e prevedibili.

Di fronte a questo scenario, le imprese stanno adottando diverse strategie per far fronte alla crisi. Il 43% delle attività sta già mettendo in conto una riduzione dei propri margini di profitto. Il 37% ha deciso di rinviare gli investimenti programmati, una scelta che potrebbe avere ripercussioni negative sulla crescita futura. Un 20% sta invece lavorando per diversificare i propri fornitori, cercando alternative più stabili e meno esposte ai rischi geopolitici, mentre il 18% sta rivedendo i contratti di fornitura e approvvigionamento per cercare condizioni più favorevoli.

Richieste di intervento e dati sul commercio estero

Le richieste di intervento da parte delle imprese sono chiare e pressanti. Oltre alla riduzione del costo dell'energia, il 57% degli operatori chiede interventi di natura fiscale, come sgravi o agevolazioni, per alleggerire il carico economico. Un ulteriore 18% auspica un accesso più facilitato al credito, per poter disporre della liquidità necessaria a superare questo momento di difficoltà e a pianificare futuri investimenti.

Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano Lodi Monza Brianza, ha sottolineato la gravità della situazione: «Il conflitto in Medio Oriente pesa sulle imprese del terziario dei nostri territori», ha dichiarato. «Dall'aumento dei costi, all'impatto sui flussi turistici, ai ritardi nelle consegne. Diminuiscono i profitti e si rinviano gli investimenti. Bisogna agire subito per ridurre la bolletta energetica». Barbieri ha inoltre evidenziato i recenti aumenti dei costi energetici: «In questa prima metà di marzo, dalle elaborazioni della nostra Area energia, l'elettricità è aumentata del 22%, il gas del 38%, il gasolio del 18%. Rincari che già si vedono quando fai rifornimento e che si vedranno nelle bollette a partire da aprile».

I dati relativi al commercio estero nel quarto trimestre del 2025 offrono un quadro complesso. Le esportazioni da Milano e area metropolitana avevano registrato una crescita del 31,6% rispetto allo stesso periodo del 2024, superando il miliardo di euro. Anche Monza Brianza ha visto un incremento del 23,4%, raggiungendo 233 milioni di euro, e Lodi ha segnato un +27,8%, sfiorando i 31 milioni di euro. Le importazioni sono cresciute per Milano e Monza Brianza, mentre per Lodi si è registrato un calo del 19,5%, attestandosi a circa 3,7 milioni di euro.

Analizzando i prodotti scambiati con il Medio Oriente, per Milano ed area metropolitana i principali prodotti esportati sono macchinari, apparecchiature, tessili, abbigliamento e pelli. Le importazioni riguardano principalmente metalli di base e prodotti chimici. Per Monza Brianza, le esportazioni si concentrano su macchinari e prodotti chimici, mentre le importazioni sono dominate da metalli e prodotti chimici. A Lodi, le esportazioni verso il Medio Oriente sono costituite da sostanze chimiche e metalli di base, mentre le importazioni sono quasi interamente composte da metalli di base e prodotti in metallo.

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