Donne e lavoro: stipendi bassi e discriminazioni a Monza
Divario salariale di genere a Monza e Brianza
A Monza e Brianza persistono significative disparità retributive tra uomini e donne nel mondo del lavoro. I dati evidenziano come le lavoratrici percepiscano stipendi mediamente inferiori, soprattutto per quanto concerne le componenti accessorie della retribuzione.
Secondo le statistiche INPS del 2025, nel settore privato della provincia, una donna guadagna in media il 40% in meno rispetto a un collega uomo. Il divario si riduce nel settore pubblico, attestandosi comunque al 22%.
Stabilità lavorativa e contratti part-time penalizzano le donne
Le donne non solo guadagnano meno, ma affrontano anche maggiori difficoltà in termini di stabilità lavorativa e orari. Solo il 36% dei contratti a tempo indeterminato attivati nella zona riguarda personale femminile, a fronte del 64% maschile.
Inoltre, una percentuale considerevole di donne, il 37,8%, lavora con contratti part-time. Questo dato contrasta nettamente con la percentuale maschile, ferma al 10%. La discontinuità lavorativa, spesso legata alle responsabilità di cura familiare, incide pesantemente sulle basse retribuzioni.
Aumento delle denunce per molestie e discriminazioni
Si registra un incremento nelle denunce relative a molestie, sia fisiche che verbali, sui luoghi di lavoro. Il segretario generale della CISL, Mirco Scaccabarozzi, attribuisce questa crescita a una maggiore sensibilità e a una nuova cultura del lavoro che sta lentamente prendendo piede.
Sono in aumento anche le vertenze per discriminazioni salariali o di carriera e per malattie professionali, con richieste di risarcimento danni. La CISL Monza Brianza Lecco, tramite il suo ufficio vertenze, gestisce numerosi casi di recupero crediti, inquadramenti errati, straordinari non pagati e licenziamenti contestati.
Vertenze per lavoratori somministrati, appalto e tempo tuta
L'ufficio vertenze della CISL si occupa anche di lavoratori somministrati, rivendicando parità di trattamento rispetto ai dipendenti diretti. Sono state aperte vertenze anche per i lavoratori in appalto, contestando la natura del rapporto o l'applicazione di contratti con compensi inadeguati.
Un aspetto emergente riguarda il cosiddetto «tempo tuta»: i minuti impiegati per indossare la divisa, che devono essere retribuiti come orario di lavoro. Il 20% dei lavoratori assistiti dall'ufficio sono extracomunitari, con una rappresentanza femminile del 45%.