Cronaca

Cologno Monzese: Carabiniere Assolto in Appello da False Denunce

23 marzo 2026, 16:36 5 min di lettura
Cologno Monzese: Carabiniere Assolto in Appello da False Denunce Immagine generata con AI Monza
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Un appuntato scelto di Cologno Monzese è stato completamente assolto in Appello da accuse di falso e omissione di atti d'ufficio. La sentenza ribalta la condanna di primo grado che ipotizzava un atteggiamento servile verso Mediaset.

Assoluzione Appello Carabiniere Cologno Monzese

La Corte d'Appello ha emesso una sentenza di piena assoluzione per un appuntato scelto. L'uomo, 48 anni, prestava servizio presso la Tenenza dei Carabinieri di Cologno Monzese. Le accuse originarie riguardavano episodi di falso e omissione di atti d'ufficio. La decisione ribalta completamente il verdetto del Tribunale di Monza.

Il primo grado aveva inflitto una pena di un anno e quattro mesi per falso. A ciò si aggiungevano nove mesi per omissione di atti d'ufficio. La pena era stata sospesa. Non era prevista la menzione della sentenza nel casellario giudiziale. Tuttavia, la Procura aveva evidenziato pratiche inevase. Si parlava anche di refurtiva da restituire. Questi elementi erano emersi dai cassetti del suo ufficio.

Ulteriori elementi erano stati trovati sul suo computer e sul suo telefono cellulare. Questi dispositivi avrebbero rivelato scambi di messaggi. L'obiettivo sarebbe stato quello di favorire personaggi di spicco di Mediaset. Le accuse riguardavano denunce o identificazioni. Queste, secondo l'accusa, sarebbero state gestite in modo irregolare.

Le denunce sarebbero state compilate negli studi televisivi. Non sarebbero state redatte in caserma come previsto. Alcune firme sarebbero state apposte in un secondo momento. Questo avrebbe attestato una procedura non conforme alla realtà. La difesa ha sempre contestato queste ricostruzioni.

Contesto delle Accuse: Falso e Omissione

Il carabiniere era accusato di aver alterato procedure standard. Questo avveniva per agevolare determinate persone. Si trattava di personaggi legati all'emittente televisiva Mediaset. Le denunce, secondo la ricostruzione iniziale, venivano formalizzate in presenza. Invece, le indagini suggerivano che fossero state gestite altrove. Gli uffici dell'emittente televisiva erano indicati come luogo alternativo.

In alcuni casi, i documenti sarebbero stati predisposti in anticipo. A volte, non da un pubblico ufficiale. La firma sarebbe avvenuta solo successivamente. Questo creava una discrepanza con quanto attestato ufficialmente. L'appuntato scelto avrebbe quindi attestato di aver agito davanti all'interessato. In realtà, ciò non sarebbe accaduto.

Questi fatti avevano portato alla condanna in primo grado. La Procura aveva parlato di un atteggiamento di «servilismo». Questo avrebbe spinto il carabiniere a commettere falsi sistematici. L'obiettivo era agevolare dirigenti, funzionari o conduttrici di Mediaset. La difesa ha sempre respinto queste affermazioni.

L'avvocata Manuela Cacciuttolo, legale del carabiniere, ha sottolineato diversi punti. Ha affermato che il suo assistito «non era al servizio di Mediaset». Inoltre, ha ribadito la mancanza di prove concrete per il dolo. La difesa ha anche definito i falsi come «innocui». Questo perché il contenuto delle denunce era veritiero. Indipendentemente dal luogo di compilazione.

Indagini e Primo Grado: Il Caso Mediaset

L'intera vicenda ha preso avvio nel 2019. Le indagini sono scaturite da un furto. L'episodio riguardava l'abitazione di Fedele Confalonieri. Quest'ultimo è il presidente di Mediaset. Dopo la denuncia del furto, erano state inviate delle chiavette. Queste contenevano le videoregistrazioni. Le chiavette dovevano essere consegnate alla Tenenza di Cologno Monzese.

Tuttavia, le chiavette si erano smarrite. Questo smarrimento aveva innescato una perquisizione. La ricerca era stata estesa a tutta la caserma. L'obiettivo era ritrovare il materiale scomparso. Durante le indagini successive, sono emersi i presunti illeciti. Questi riguardavano la gestione delle denunce e delle identificazioni.

Nel primo grado, il Tribunale di Monza aveva emesso altre condanne. Un carabiniere scelto, S.S., 38 anni, anch'egli in servizio alla Tenenza di Cologno Monzese, era stato condannato. La pena era di un anno di reclusione. La condanna riguardava un singolo episodio di falso in concorso. Questo militare non ha presentato ricorso in Appello.

Il Tribunale di Monza aveva anche dichiarato la nullità di alcuni atti. Questi atti erano stati ritenuti falsi. Di conseguenza, i destinatari di tali atti risultavano indagati. Il procedimento penale era stato trasmesso all'Arma dei Carabinieri. L'obiettivo era un eventuale provvedimento disciplinare interno.

Le Motivazioni dell'Assoluzione in Appello

Le motivazioni dettagliate della sentenza d'Appello non sono ancora state depositate. Tuttavia, la formula di assoluzione con formula piena è significativa. Indica che i giudici di secondo grado non hanno trovato prove sufficienti. Non hanno riscontrato gli elementi costitutivi dei reati contestati.

La difesa ha sempre sostenuto la correttezza dell'operato del carabiniere. L'avvocata Manuela Cacciuttolo ha evidenziato la mancanza di prove del dolo. Il dolo è l'intenzione di commettere il reato. Senza la prova dell'intenzione, il reato non sussiste. Ha anche sottolineato la natura «innocua» dei presunti falsi.

Il contenuto delle denunce era veritiero. Questo aspetto è cruciale. Anche se le procedure non fossero state formalmente impeccabili, il fine ultimo della giustizia era raggiunto. Le denunce riflettevano la realtà dei fatti. Questo elemento potrebbe aver pesato nella decisione dei giudici d'Appello.

La sede di Mediaset a Cologno Monzese è un importante polo televisivo. La vicinanza tra la Tenenza dei Carabinieri e gli studi ha potuto creare situazioni particolari. La pubblica accusa aveva interpretato queste situazioni come favoritismi. La difesa ha invece parlato di normale gestione delle pratiche. Una gestione che, pur con qualche irregolarità formale, non ha mai tradito la verità sostanziale.

La sentenza d'Appello rappresenta un punto fermo. Ribalta la condanna di primo grado. Sottolinea l'importanza della prova certa. Soprattutto quando si tratta di accuse che coinvolgono la condotta di pubblici ufficiali. L'assoluzione piena sgombra il campo da ogni dubbio. Il carabiniere di Cologno Monzese è quindi prosciolto da ogni accusa.

La vicenda giudiziaria si conclude con un esito favorevole per l'appuntato scelto. La sua posizione è stata completamente ristabilita. La giustizia ha fatto il suo corso. La Corte d'Appello ha riequilibrato la bilancia. La presunzione di innocenza ha prevalso.

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