Cronaca

Carabiniere assolto in Appello a Cologno: annullate condanne

24 marzo 2026, 05:51 5 min di lettura
Carabiniere assolto in Appello a Cologno: annullate condanne Immagine generata con AI Monza
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Un carabiniere di 48 anni è stato assolto in Appello a Cologno Monzese. Le condanne per falso e omissione di atti d'ufficio sono state annullate. La corte ha stabilito che non vi erano prove sufficienti per sostenere le accuse.

Assoluzione in Appello per Carabiniere di Cologno

La Corte d'Appello di Milano ha ribaltato la sentenza di primo grado. L'appuntato scelto P.C., 48 anni, è stato prosciolto da ogni addebito. L'uomo prestava servizio presso la Tenenza dei Carabinieri di Cologno Monzese. Era stato inizialmente condannato dal Tribunale di Monza.

La pena inflitta prevedeva un anno e quattro mesi di reclusione per il reato di falso. A ciò si aggiungevano nove mesi per omissione di atti d'ufficio. La pena era stata sospesa. Non era prevista la menzione della sentenza nel casellario giudiziale.

La Procura aveva sostenuto che l'agente avesse accumulato pratiche inevase. Si ipotizzava anche la presenza di refurtiva non restituita. Scambi di messaggi sul suo computer e telefono avrebbero indicato favoritismi. Questi riguardavano personaggi di spicco di Mediaset.

I presunti favori includevano agevolazioni per denunce o identificazioni. Tali procedure, secondo l'accusa, dovevano avvenire in caserma. Invece, si sarebbe agito a domicilio o negli uffici dell'emittente televisiva.

Alcuni atti sarebbero stati predisposti in anticipo. A volte non da un pubblico ufficiale. Firmati solo successivamente da chi di dovere. L'atto attestava una presenza non avvenuta. L'interessato non era presente al momento della redazione.

Difesa: "Falso Innocuo e Mancanza di Dolo"

L'avvocata Manuela Cacciuttolo, legale difensore di P.C., ha espresso soddisfazione. Ha dichiarato che il suo assistito «non era al servizio di Mediaset». La difesa ha sempre sostenuto la mancanza di prove concrete. In particolare, l'assenza di un dolo provato.

Il concetto di «falso innocuo» è stato centrale nella strategia difensiva. Le denunce, indipendentemente da dove fossero formalizzate, contenevano informazioni veritiere. Il contenuto delle dichiarazioni non era alterato. Questo aspetto ha evidentemente convinto i giudici d'appello.

Le motivazioni complete della sentenza non sono ancora state depositate. Si attende il deposito delle stesse per comprendere appieno le argomentazioni dei giudici. La sentenza di primo grado aveva evidenziato un presunto atteggiamento di «servilismo». Questo avrebbe spinto l'appuntato scelto a commettere falsi.

L'accusa riteneva che tali azioni fossero volte ad agevolare dirigenti, funzionari o conduttrici di Mediaset. La difesa ha sempre contestato questa interpretazione. Sottolineando la correttezza sostanziale degli atti.

Il Contesto dell'Indagine: Furto a Casa Confalonieri

L'intera vicenda era emersa nel 2019. L'indagine era partita a seguito di un furto. L'abitazione presa di mira era quella del presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri. Dopo la denuncia del furto, erano state inviate alla Tenenza di Cologno Monzese delle chiavette USB.

Queste contenevano le registrazioni video. Le registrazioni erano cruciali per le indagini sul furto. Purtroppo, le chiavette andarono smarrite. Questo evento scatenò una perquisizione approfondita. L'intera caserma fu setacciata nel tentativo di recuperare il materiale.

La perdita del materiale probatorio portò a controlli interni. Questi controlli misero in luce alcune irregolarità. Le irregolarità riguardavano la gestione delle denunce e delle identificazioni. Si ipotizzò che alcune procedure fossero state gestite in modo non conforme.

Il Tribunale di Monza aveva anche pronunciato la nullità di alcuni atti ritenuti falsi. Questi atti erano oggetto di indagini separate. I destinatari di tali atti risultavano a loro volta indagati. Il procedimento era stato trasmesso all'Arma dei Carabinieri. Si attendevano eventuali provvedimenti disciplinari.

Condanne e Assoluzioni: Un Quadro Giudiziario Complesso

Nel contesto del medesimo procedimento, il Tribunale di Monza aveva emesso altre condanne. Un carabiniere scelto, S.S., 38 anni, anch'egli in servizio alla Tenenza di Cologno Monzese, era stato condannato. La sua pena era di un anno di reclusione. La condanna riguardava un singolo episodio di falso in concorso.

Tuttavia, S.S. non aveva presentato ricorso. La sua condanna è quindi diventata definitiva. Questo crea un quadro giudiziario articolato. Dove per fatti simili, le decisioni dei tribunali sono state differenti.

L'assoluzione di P.C. in Appello evidenzia la complessità delle prove. La corte ha valutato diversamente gli elementi presentati. La distinzione tra un errore formale e un'intenzione fraudolenta è stata determinante.

La vicenda solleva interrogativi sulla gestione delle procedure. Soprattutto quando coinvolgono soggetti di alto profilo. L'attenzione mediatica su casi come quello di Fedele Confalonieri può influenzare le indagini.

La giustizia, tuttavia, deve basarsi su prove concrete. L'assenza di dolo provato è un principio fondamentale. La sentenza d'appello sembra aver applicato rigorosamente questo principio. La difesa ha sottolineato la natura «innocua» dei falsi contestati.

La Procura aveva ipotizzato un sistema di favoritismi. Basato su scambi di messaggi e procedure accelerate. La corte ha ritenuto insufficienti tali elementi. Per dimostrare la colpevolezza dell'appuntato scelto.

La vicenda si conclude con un proscioglimento pieno. Un risultato che ristabilisce l'innocenza dell'imputato. Le motivazioni dettagliate della sentenza chiariranno ulteriormente le ragioni di questa decisione. L'episodio conferma l'importanza del doppio grado di giudizio.

Le indagini iniziali avevano coinvolto diversi aspetti. Dalla gestione della refurtiva, alla falsificazione di atti. L'obiettivo era accertare se vi fossero state condotte illecite. O semplici errori procedurali.

L'assoluzione in Appello suggerisce che le accuse non hanno trovato riscontro probatorio. La corte ha probabilmente considerato la mancanza di un danno effettivo. O di un intento malevolo da parte del carabiniere.

Questo caso, originato da un furto in una residenza di lusso, ha avuto ripercussioni significative. Ha portato alla luce presunte falle nella gestione interna. Ma ha anche dimostrato la capacità del sistema giudiziario di correggere eventuali errori.

La figura del carabiniere è stata scagionata. Le condanne iniziali sono state annullate. La giustizia ha fatto il suo corso, portando a un esito diverso in Appello. L'attesa delle motivazioni completa la cronaca di questa vicenda giudiziaria.

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