Condividi

Si è svolta a Monteforte Irpino la commemorazione delle 40 vittime della tragica strage del bus avvenuta 13 anni fa sul viadotto Acqualonga. Presenti sindaci, familiari, sopravvissuti e istituzioni per un ricordo commosso.

Ricordo commosso delle vittime sul viadotto

La memoria delle 40 vittime della strage di Acqualonga è stata celebrata nuovamente. L'incidente, la peggiore tragedia autostradale italiana, accadde tredici anni fa. Il bus precipitò dal viadotto dell'A16 Napoli-Canosa. L'evento si verificò nei pressi di Monteforte Irpino, in provincia di Avellino. Molti passeggeri tornavano a casa a Pozzuoli. Avevano visitato i luoghi legati a san Pio da Pietrelcina. La più giovane vittima fu Simona Del Giudice, di soli sedici anni. Lei lottò per giorni in ospedale. Le ferite riportate nel volo di quaranta metri furono troppo gravi. Il bus finì nel vuoto dopo aver superato le barriere del viadotto.

Ebbe salva la vita Francesca, di tre anni. Il padre la protesse durante la caduta. Anche a loro è stato dedicato il ricordo. Ogni anno, i sindaci di Monteforte Irpino, Fabio Siricio, e di Pozzuoli, Luigi Manzoni, si riuniscono. Partecipano anche i familiari delle vittime. Ci sono i sopravvissuti e numerosi sindaci irpini. Rappresentanti delle istituzioni rendono omaggio ai caduti. I loro nomi sono stati letti ad alta voce. L'atto è avvenuto davanti al Monumento della Memoria. Questo si trova ai piedi del viadotto. A leggere i nomi furono Anna Nardone e Domenico Cerullo.

Momenti di raccoglimento e tributi musicali

Il raccoglimento davanti alla stele commemorativa è stato aperto dal parroco locale. Don Diego Antonio Della Bella, parroco di Monteforte Irpino, ha pronunciato le prime parole. È seguito un concerto speciale. Un duo di violoncello e pianoforte ha reso omaggio alle vittime. Hanno suonato Teresa Vallese e Michele Ruggiero. Tra le vittime c'era anche Arianna Adamo, di soli dieci anni. Fu estratta dalle lamiere dai soccorritori. Emilio Matarazzo, Vigile del Fuoco di Avellino, fu tra i primi ad arrivare. Accorse con centinaia di altri soccorritori. Da allora, ogni anno, si ritrovano per ricordare. Si abbracciano e rinnovano il loro legame. Insieme, hanno piantato un ulivo. L'albero sorge accanto al monumento dedicato alle vittime.

Le cause dell'incidente e le indagini

L'incidente ebbe origine da un grave problema meccanico. Si verificò la rottura del giunto cardanico del bus. Questo causò la perdita dell'albero motore. Di conseguenza, l'impianto frenante del veicolo andò in blocco. Il bus aveva già percorso una distanza considerevole, oltre 800 mila chilometri. Inoltre, sembra che mancasse la revisione periodica. L'autista, Ciro Lametta, tentò disperatamente ogni manovra. Cercò di fermare il mezzo. Era fratello di Gennaro Lametta, proprietario del bus. Quest'ultimo fu condannato in via definitiva a nove anni di reclusione. Mentre il bus affrontava il viadotto, travolse le barriere. La caduta nel vuoto fu inevitabile. I successivi processi chiarirono ulteriori dettagli. I perni metallici che fissavano le barriere di sicurezza erano gravemente corrotti. La corrosione era dovuta al sale utilizzato d'inverno. Questi elementi non erano mai stati controllati né sostituiti.

Questa notizia riguarda anche: