Cronaca

Piastrino Alpino: Memoria Ritorna a Casa Dopo 81 Anni

18 marzo 2026, 07:55 6 min di lettura
Piastrino Alpino: Memoria Ritorna a Casa Dopo 81 Anni Immagine generata con AI Mondovi
AD: article-top (horizontal)

Un toccante ritorno a casa per il piastrino di Stefano Bonardo, artigliere alpino disperso in Russia. Dopo 81 anni, l'oggetto ritrovato in terra straniera riabbraccia la sua famiglia a Mondovì, grazie all'impegno degli Alpini.

Ritrovato Piastrino Alpino Dopo 81 Anni a Mondovì

Un piccolo oggetto metallico, segnato dal tempo e dalla guerra, ha compiuto un lungo viaggio. Il piastrino militare di Stefano Bonardo, artigliere alpino originario di Mondovì, è finalmente tornato nella sua città natale. Questo reperto, rimasto in Russia per oltre ottant'anni, rappresenta un potente simbolo di memoria. La sua restituzione alla famiglia segna la fine di un lungo oblio. L'evento si è svolto nella Sala del Consiglio Comunale di Mondovì.

Stefano Bonardo apparteneva alla classe del 1912. La sua storia è indissolubilmente legata alla drammatica Campagna di Russia. Fu parte integrante della gloriosa Divisione Alpina Cuneense. Il suo piastrino, seppur consunto, conserva ancora dettagli preziosi. Si può leggere il riferimento al Distretto Militare di Mondovì, il numero 79. Ma il suo valore va oltre i dati anagrafici. Racconta di un uomo che ha vissuto l'inferno del fronte russo.

Bonardo prestò servizio nel 4° Reggimento Artiglieria Alpina. Faceva parte della Divisione Alpina Cuneense. La sua esperienza bellica iniziò sul fronte greco e albanese. Successivamente, il 4 gennaio 1943, fu inviato in Russia. Lì visse in prima persona la tragica ritirata della Cuneense. Questa disfatta è ancora impressa nella memoria collettiva della provincia di Cuneo.

Il 19 gennaio 1943, vicino a Rossosch, Bonardo venne fatto prigioniero. Trascorse quasi due anni nei campi di prigionia sovietici. La sua liberazione avvenne il 24 novembre 1945. Tornò a Mondovì, portando con sé il peso della sopravvivenza. La sua vita civile riprese, ma il ricordo di quegli anni rimase indelebile.

L'Opera di Recupero degli Alpini di Abbiategrasso

Il ritrovamento e la restituzione di questo piastrino sono frutto di un lavoro meticoloso. A renderlo possibile sono stati Antonio Respighi e sua moglie Gianna, membri del Gruppo Alpini di Abbiategrasso. Da ben sedici anni, la coppia si dedica con passione al recupero di piastrini militari. Questi oggetti vengono rinvenuti in Russia, terra di tanti sacrifici per gli alpini italiani. La loro opera è un atto di pietà storica e umana.

Il piastrino di Stefano Bonardo rappresenta l'ultimo reperto recuperato dai coniugi Respighi. Per loro, la consegna odierna assume un significato profondamente simbolico. È il culmine di un lungo impegno. «Il lavoro che portiamo avanti riveste un’importanza storica ed etica», ha dichiarato Antonio Respighi. La sua voce, collegata da remoto, ha trasmesso l'emozione del momento. «Questa giornata, per tutti noi, è carica di significato».

L'impegno degli Alpini di Abbiategrasso va oltre il semplice recupero di oggetti. Si tratta di restituire dignità ai soldati caduti o dispersi. È un modo per mantenere viva la memoria di chi ha combattuto e sofferto lontano dalla propria terra. Ogni piastrino recuperato è una storia che ritorna a casa. Un legame spezzato che viene ricomposto.

La dedizione dei coniugi Respighi è un esempio di come la memoria storica possa essere preservata. Il loro lavoro volontario contribuisce a colmare un vuoto. Permette alle famiglie di riabbracciare un pezzo del passato dei propri cari. Un passato fatto di coraggio, sacrificio e, nel caso di Bonardo, di incredibile resilienza.

La Cerimonia di Restituzione a Mondovì

La Sala del Consiglio Comunale di Mondovì ha fatto da cornice alla commovente cerimonia. Erano presenti una delegazione della sezione A.N.A. (Associazione Nazionale Alpini) di Mondovì. A guidarla era il vicepresidente Sergio Camperi. Presente anche il sindaco della città, Luca Robaldo. L'atmosfera era carica di emozione e rispetto.

Il sindaco Luca Robaldo ha sottolineato l'importanza di queste storie per la comunità. «Quando si parla di Cuneense, un brivido scuote la memoria di ciascuno di noi», ha affermato. Ha ricordato i numerosi caduti della divisione. «Sono troppi i nomi dei caduti che lacrimano dalle lapidi dei nostri paesi». La vicenda di Stefano Bonardo, invece, celebra la sopravvivenza. «Vicende come quella di Stefano Bonardo celebrano una storia di sopravvivenza e di coraggio».

La testimonianza più toccante è arrivata dalla famiglia di Stefano Bonardo. Erano presenti sua figlia Livia e suo nipote Alessandro. Visibilmente commossi, hanno riconosciuto nel piastrino il volto del padre e del nonno. Hanno espresso la loro gratitudine per questo gesto di recupero della memoria. «Questo oggetto ci restituisce una parte di nostro padre», hanno dichiarato con voce rotta dall'emozione. «Rendendo tangibile il sacrificio compiuto e celebrando il suo coraggio e la sua voglia di vivere».

Il piastrino, dunque, non è solo un pezzo di metallo. È un ponte tra generazioni. È un monito contro l'oblio. È la prova che la memoria, anche dopo 81 anni, può ritrovare la sua casa. La storia di Stefano Bonardo, attraverso questo piccolo oggetto, continua a vivere. E ispira le generazioni future a non dimenticare.

Contesto Storico: La Campagna di Russia

La Campagna di Russia (1941-1943) fu uno degli episodi più tragici della Seconda Guerra Mondiale per l'Italia. L'ARMIR (Armata Italiana in Russia) contava circa 200.000 uomini. Tra questi, un contingente significativo era composto da alpini. La Divisione Alpina Cuneense, a cui apparteneva Stefano Bonardo, era una delle unità più valorose. Fu impiegata sul fronte orientale con compiti di combattimento e di presidio.

L'inverno del 1942-1943 fu particolarmente rigido. Le truppe italiane, mal equipaggiate per il freddo estremo, subirono perdite ingenti. La ritirata, iniziata nel gennaio 1943, si trasformò in una vera e propria disfatta. Migliaia di soldati morirono per il freddo, la fame, le malattie o sotto i colpi del nemico. La Cuneense pagò un tributo altissimo in termini di vite umane.

I prigionieri di guerra italiani nei campi sovietici affrontarono condizioni durissime. Molti non fecero mai ritorno in patria. Il recupero dei piastrini militari, come quello di Stefano Bonardo, assume quindi un'importanza cruciale. Permette di dare un nome e un volto a chi è rimasto disperso. Offre alle famiglie la possibilità di conoscere il destino dei propri cari.

Il lavoro dell'Associazione Nazionale Alpini e di volontari come Antonio Respighi è fondamentale. Essi svolgono un servizio prezioso per la memoria collettiva. Ricordano il sacrificio di una generazione. E contribuiscono a mantenere vivo il legame tra il passato e il presente. La storia di Stefano Bonardo è solo una delle tante. Ma ogni piastrino restituito è una vittoria contro l'oblio.

AD: article-bottom (horizontal)

Questa notizia riguarda anche: