Cronaca

Caporalato a Torino: turni massacranti in autolavaggi

16 marzo 2026, 17:46 2 min di lettura
Caporalato a Torino: turni massacranti in autolavaggi Immagine da Wikimedia Commons Moncalieri
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Sfruttamento lavorativo in autolavaggi torinesi

Un'indagine della Procura di Torino ha portato alla luce un sistema di caporalato che operava in tre autolavaggi della città e dell'hinterland. Quattro persone, una donna di 63 anni e i suoi tre figli di origine marocchina, sono indagati per intermediazione illecita e sfruttamento di lavoratori.

I provvedimenti sono scattati dopo un'indagine che ha portato al sequestro preventivo dei tre centri di pulizia auto situati a Torino, Moncalieri e Nichelino. Durante l'esecuzione del sequestro, le forze dell'ordine hanno identificato circa quindici operai impiegati in nero.

Condizioni di lavoro disumane

Le testimonianze raccolte dagli inquirenti dipingono un quadro drammatico delle condizioni lavorative. Operai marocchini, giunti in Italia da anni, raccontano di turni massacranti che iniziavano alle 8 del mattino e si protraevano fino alle 19 o addirittura alle 21. Per queste lunghe ore di lavoro, la retribuzione giornaliera era di soli 30 euro, aumentata poi a 35 dopo alcuni mesi.

Le tutele per i lavoratori erano inesistenti: niente pause pranzo, ferie o contributi. Malattia significava assenza di paga e il rischio concreto di perdere il posto di lavoro. La paura di rimanere senza impiego impediva a chiunque di ribellarsi o lamentarsi.

Minacce e violenze per il controllo

Il controllo sui dipendenti era esercitato attraverso telecamere di sicurezza e minacce di violenza fisica. Gli operai erano costretti a spostare veicoli anche senza possedere la patente, e qualsiasi danno arrecato alle auto poteva comportare punizioni severe. Un episodio citato nell'inchiesta riguarda il tentativo di aggredire un lavoratore con un bastone per aver graffiato una vettura.

In alcuni casi, per «rimettere in riga» il personale, venivano inviati uomini di corporatura robusta, uno dei quali indossava guantoni da combattimento. La sicurezza sul lavoro era completamente assente: mancava una cassetta di pronto soccorso e non venivano forniti abiti adeguati. Un operaio feritosi a un dito con una sostanza corrosiva si sentì dire dal titolare di comprarsi da solo i guanti protettivi.

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