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A Ragusa, una complessa disputa legale da 1,8 milioni di euro vede contrapposte una congregazione di monache e le nipoti di un'anziana defunta. La vicenda ruota attorno a due testamenti con volontà testamentarie contrastanti.

Disputa ereditaria da 1,8 milioni di euro

Una controversia legale di notevole entità, pari a 1,8 milioni di euro, è in corso a Ragusa. La disputa riguarda l'eredità lasciata da un'anziana signora, deceduta nel 2019. Al centro della vicenda ci sono due testamenti olografi, entrambi scritti di pugno dalla defunta.

Il primo documento, datato aprile 2005, designava come beneficiaria una congregazione di monache di Modica. Tuttavia, un secondo testamento, risalente al 2017, revocava le disposizioni precedenti. In quest'ultimo atto, l'anziana nominava eredi universali le due nipoti della sua parente.

Due procedimenti legali in corso

La questione è sfociata in due distinti procedimenti giudiziari. Il primo è una causa civile, promossa dalle monache, che hanno richiesto la revocazione del testamento del 2017. Inizialmente, una consulenza tecnica aveva confermato la validità di quest'ultimo documento, riconoscendo le nipoti come eredi universali.

Parallelamente, è stato avviato un procedimento penale. Questo si basava su una diversa consulenza grafologica, la quale avrebbe invece indicato la falsità del testamento del 2017. Tale accertamento aveva portato al rinvio a giudizio della madre delle due presunte eredi.

Udienza predibattimentale e prescrizione

Recentemente, si è tenuta un'udienza predibattimentale per l'avvio del processo penale. Le monache, rappresentate dall'avvocato Salvatore Poidomani, si sono costituite parte civile. La difesa della donna, assistita dall'avvocato Massimo Garofalo, ha sollevato obiezioni sull'ammissibilità di alcune intercettazioni, ritenute prive di autorizzazione e appartenenti a un altro fascicolo.

Il giudice monocratico ha ammesso la costituzione di parte civile delle monache. Tuttavia, il pubblico ministero ha sottolineato la sopraggiunta prescrizione del reato ipotizzato. La parte civile ha insistito per la prosecuzione del processo.

La difesa della donna ha depositato la consulenza tecnica e la sentenza del tribunale civile, chiedendo il proscioglimento per insussistenza del fatto o per non averlo commesso. Dopo la camera di consiglio, il giudice ha dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. Non è entrato nel merito, evidenziando come le due consulenze grafologiche diametralmente opposte avrebbero reso difficile una decisione.

Attesa per l'esito civile

Con la chiusura della fase penale, l'attenzione si sposta ora sull'esito del procedimento civile. Sarà la decisione in ambito civile a stabilire chi, tra le monache e le due nipoti, erediterà l'importante patrimonio di 1,8 milioni di euro. La vicenda giudiziaria evidenzia la complessità delle dispute testamentarie e l'importanza delle consulenze tecniche in tali contesti.

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