L'ondata di caldo spinge le richieste d'acqua per l'agricoltura in Emilia Centrale, con un aumento del 20% rispetto alla media. La scarsità di neve e le precipitazioni ridotte aggravano la situazione, già critica nel 2022. Si studiano soluzioni future per lo stoccaggio idrico.
Aumento fabbisogno idrico per irrigazione
Le temperature elevate di queste settimane hanno causato un notevole incremento delle necessità idriche per l'irrigazione. Il Consorzio di bonifica dell'Emilia Centrale registra un aumento delle richieste fino al 20% rispetto alla media stagionale. Questa situazione interessa il comprensorio che si estende lungo il medio corso del fiume Po, tra le province di Reggio Emilia e Modena.
L'ondata di calore ha accelerato lo scioglimento delle riserve nevose sulle Alpi. Le nevicate sono diminuite del 66% rispetto all'anno precedente. Questo fenomeno riduce drasticamente le portate dei fiumi. La situazione ricorda la grave siccità verificatasi nel 2022.
Le aziende agricole sono in prima linea nel richiedere supporto. Ogni giorno, tra le 200 e le 300 chiamate raggiungono il Consorzio. Le precipitazioni registrate dall'inizio dell'anno idrologico, avvenuto in ottobre, si attestano tra il 25% e il 50% del valore medio storico registrato tra il 1961 e il 2020.
Interventi e criticità nella gestione idrica
Per far fronte all'emergenza, il Consorzio ha potenziato le operazioni di prelievo idrico. La presa di Boretto, situata in provincia di Reggio Emilia, sul fiume Po, è stata rinforzata. Da qui vengono derivati circa 30 metri cubi d'acqua al secondo, grazie all'impiego di 13 pompe operative.
Sul fiume Secchia, la portata a Castellarano (Reggio Emilia) si attesta intorno a 1,2 metri cubi al secondo. La situazione risulta più critica a Cerezzola, dove le derivazioni non superano i 200 litri al secondo. Questo evidenzia la disparità nella disponibilità idrica tra le diverse zone servite.
Prospettive future e soluzioni di stoccaggio
Il presidente del Consorzio, Lorenzo Catellani, ha commentato la situazione. «Non siamo nelle condizioni estreme della crisi del Po del 2022», ha dichiarato. Tuttavia, ha sottolineato come le temperature eccezionali stiano facendo impennare i consumi irrigui. Ha anche evidenziato la riduzione delle disponibilità dei torrenti appenninici.
«In futuro sarà indispensabile dotarci di invasi capaci di stoccare l'acqua per restituirla nei momenti di emergenza», ha aggiunto Catellani. La direttrice Ada Francesconi ha ricordato gli investimenti in corso. Questi rientrano nei fondi del Pnrr. I progetti includono la realizzazione di invasi a Cerezzola e Novellara. È previsto anche il grande invaso di Vetto.
Queste infrastrutture mirano a migliorare la capacità di gestione delle risorse idriche. L'obiettivo è garantire una maggiore resilienza di fronte a periodi di siccità prolungata. La collaborazione tra enti e l'adozione di tecnologie innovative saranno cruciali.