La gestione del potabilizzatore di Missanello, nel potentino, dovrebbe passare ad Acquedotto Lucano. Lo chiede Alessandro Galella di Fratelli d'Italia, sottolineando i benefici economici per la Basilicata.
Potabilizzatore di Missanello, la richiesta di Galella
Il consigliere regionale della Basilicata, Alessandro Galella, appartenente a Fratelli d'Italia, ha sollevato una questione cruciale riguardante la gestione delle risorse idriche regionali. La sua richiesta principale è che l'impianto di potabilizzazione situato a Missanello, nel cuore del potentino, venga affidato alla gestione di Acquedotto Lucano. Questa proposta mira a ripristinare un principio di unicità nella gestione del Servizio Idrico Integrato. L'obiettivo è restituire alla Basilicata la piena titolarità delle proprie infrastrutture strategiche. Inoltre, si punta a trattenere sul territorio le ingenti risorse economiche generate da tali impianti.
La dichiarazione di Galella riaccende i riflettori su un nodo idrico di importanza strategica interregionale. L'impianto in questione è legato al bacino del Pertusillo. La sua capacità operativa è notevole, gestendo circa 1.800 litri al secondo. Questo si traduce in circa 260.000 metri cubi di acqua lavorata quotidianamente. Attualmente, la gestione operativa di questo importante impianto è affidata ad Acquedotto Pugliese (AQP). Galella ritiene che questo assetto non sia più sostenibile né economicamente vantaggioso per la regione.
Le ragioni economiche dietro la proposta
Le argomentazioni a sostegno della proposta di Galella non si basano solo su questioni giuridiche e normative. Esiste infatti uno schema economico che, secondo il consigliere, ha penalizzato la Basilicata. L'acqua grezza proveniente dal Pertusillo entra nell'impianto di Missanello con un valore stimato di 0,08 euro per metro cubo. Questo corrisponde a circa 20.800 euro al giorno. Una volta potabilizzata, l'acqua esce dall'impianto con un valore di circa 0,21 euro per metro cubo.
Considerando la lavorazione giornaliera di 260.000 metri cubi, il processo di potabilizzazione genera un valore aggiunto significativo. Si parla di circa 54.600 euro al giorno. Questo si traduce in oltre 1,6 milioni di euro al mese. L'ammontare annuo stimato è compreso tra i 12 e i 15 milioni di euro. Queste cifre, secondo Galella, arricchiscono attualmente il bilancio di AQP. La proposta mira a far sì che queste risorse economiche rimangano invece sul territorio lucano, a beneficio della regione.
Sostenibilità giuridica e normativa del cambio di gestione
Il consigliere di Fratelli d'Italia sottolinea con forza l'urgenza e la sostenibilità giuridica del passaggio di gestione ad Acquedotto Lucano. La prima e più evidente ragione è la localizzazione geografica dell'impianto. L'impianto di potabilizzazione di Missanello ricade interamente all'interno dei confini amministrativi della Basilicata. Questo fatto geografico pone le basi per una gestione regionale.
Il quadro normativo attuale supporta ulteriormente questa tesi. L'articolo 147 del Decreto Legislativo 152/2006, noto anche come Testo Unico Ambientale, e la Legge Regionale della Basilicata numero 1 del 2016, sanciscono il principio di unicità della gestione all'interno dello stesso Ambito Territoriale Ottimale (ATO). Questo principio è stato confermato anche dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato, in particolare dalla sentenza della Sezione V, numero 2561 del 2021. La permanenza di un gestore esterno all'ambito territoriale, come AQP, viene quindi considerata un'eccezione non più giustificabile alla luce delle normative vigenti.
Garanzie per la fornitura idrica alla Puglia
Alessandro Galella tiene a rassicurare riguardo ai possibili accordi con la regione vicina, la Puglia. La sua proposta non intende in alcun modo compromettere la fornitura idrica destinata ai comuni pugliesi. L'impianto di potabilizzazione di Missanello rimarrà un bene demaniale della Basilicata. La fornitura idrica alla Puglia sarà pienamente garantita attraverso gli Accordi di Programma Stato-Regioni. Questi accordi sono strumenti consolidati per la gestione coordinata delle risorse idriche tra diverse regioni.
Ciò che cambierà, secondo la proposta, sarà unicamente il soggetto gestore dell'infrastruttura di trattamento. L'incarico passerà da Acquedotto Pugliese ad Acquedotto Lucano. Galella sollecita quindi l'EGRIB (Ente di Governo dell'Ambito Regionale della Basilicata) ad adottare un atto di autotutela. Questo atto, previsto dall'articolo 21-quinquies della Legge 241/1990, permetterebbe di revocare la delibera del 2010 che ha affidato la gestione ad AQP. Successivamente, l'impianto verrebbe affidato ad Acquedotto Lucano. Verranno inoltre fissati i tempi per il trasferimento materiale dell'infrastruttura. L'obiettivo finale è chiaro: che i benefici economici e operativi derivanti dall'acqua lucana restino in Basilicata e ai lucani.
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