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Vanessa Scalera interpreta Angela, una madre napoletana a Milano, nel film "Il fuoco che ti porti dentro". L'attrice paragona l'esperienza a un gol di Maradona, mentre il regista De Angelis sottolinea l'universalità del dialetto napoletano.

Il fuoco che ti porti dentro: una commedia familiare

Le festività comandate diventano lo scenario di "Il fuoco che ti porti dentro". Edoardo De Angelis dirige questa pellicola, presentata alla Mostra del Cinema di Venezia. La storia si svolge in un lussuoso appartamento milanese. È un'opera che ricorda atmosfere familiari intense, ma con un tocco partenopeo.

L'ambientazione è uno spazio chiuso, quasi teatrale. Le cucine diventano il centro dell'azione. Fritture e parmigiane di melanzane preparano il terreno per la protagonista. Angela, interpretata da Vanessa Scalera, è una figura travolgente. Arriva da Napoli per raggiungere il figlio Antonio a Milano. Antonio, interpretato da Lino Musella, è un editor di successo. È un uomo molto attento alle convenzioni sociali.

Angela è una donna capace di tutto. Sembra che nessuno possa resisterle. L'unica eccezione è un cappone ribelle. Questo volatile si aggira per la cucina, sfuggendo al suo destino. La casa è piena di parenti in attesa della cena. Si attende anche una figlia, la cui presenza è incerta. C'è un nipote ballerino e omosessuale. La nonna lo critica apertamente, definendolo «ricchione». Un ospite inatteso, uno scrittore di successo, completa il quadro.

Un romanzo autobiografico sul grande schermo

Il film trae ispirazione dall'omonimo romanzo di Antonio Franchini. La storia ha radici autobiografiche profonde. Angela era la madre reale dello scrittore. Il libro rappresenta il tentativo di Franchini di comprendere una figura materna amata ma complessa. La scrittura ha permesso allo scrittore di elaborare questo rapporto.

Vanessa Scalera, già nota al pubblico per il suo ruolo in "Imma Tataranni", esprime grande entusiasmo. «Quando ho saputo di questo ruolo», ha dichiarato al Lido, «mi sono sentita come Maradona che gioca in Inghilterra e fa quel gol. Sì! Quello segnato di mano». Questa dichiarazione sottolinea l'impatto emotivo del personaggio.

Edoardo De Angelis affronta la questione del dialetto napoletano. «Ieri ho incontrato una collega coreana», racconta il regista. «Mi ha detto che Angela le ha ricordato sua nonna». Questo aneddoto suggerisce l'universalità della vicenda. Il napoletano, secondo De Angelis, è diventato una lingua cinematografica. Raggiunge direttamente sentimenti primordiali. Più un'opera è identitaria, più diventa universale.

Madre e figlio, un legame complesso

De Angelis, già regista di "Indivisibili", riflette sulle dinamiche familiari. «A Natale la gente litiga e le cose si rompono definitivamente», osserva. A volte queste rotture sono temporanee, fino alle feste successive. Il regista non sa come si ricomponga il rapporto tra madre e figlio. L'unica certezza è il cappone che tenta di volare via.

Angela è la madre reale di Antonio Franchini. Lo scrittore spiega che il libro è nato dalla consapevolezza che sua madre fosse un personaggio. La scrittura gli ha consentito di prendere le distanze. «Quando ho scritto il libro, non la vedevo più come un personaggio autonomo», ammette. Il distacco era necessario per elaborare la figura materna.

La magia del cinema ha però ribaltato questa prospettiva. Davanti alle immagini del film, il distacco è crollato. Questo è accaduto soprattutto grazie alla somiglianza fisica tra Vanessa Scalera e la madre di Franchini. Il trucco ha ricreato l'aspetto della madre negli ultimi anni. «L'ho come rivista davvero», conclude lo scrittore, visibilmente commosso.

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