Torre Milano: pm accusa di frode urbanistica
Inchiesta Torre Milano: accuse di frode
La Procura di Milano ha avviato la requisitoria nell'ambito di una maxi-inchiesta su presunte irregolarità urbanistiche legate alla costruzione della Torre Milano. La pm Marina Petruzzella ha delineato un quadro di accuse che coinvolge dirigenti comunali, tecnici e imprenditori.
Secondo l'accusa, le normative urbanistiche sarebbero state trattate alla leggera, considerate alla stregua di semplici formalità. L'indagine si concentra sull'uso contestato di una «fantasiosa e diabolica Scia», un'autocertificazione utilizzata in modo illecito per aggirare le procedure standard di permesso di costruire.
Uso illecito della SCIA e bypass delle regole
La pm Petruzzella ha evidenziato come la SCIA, un titolo edilizio non previsto per nuove costruzioni, sia stata impiegata al posto di un permesso di costruire convenzionato e di un piano attuativo. Questo avrebbe permesso la realizzazione di un grattacielo di oltre 80 metri, spacciato per una semplice ristrutturazione.
La requisitoria, estesa su settanta pagine, ha dettagliato come questa pratica abbia introdotto una deroga generalizzata alle norme morfologiche, causando danni urbanistici e un calcolo al ribasso degli oneri di urbanizzazione dovuti dagli imprenditori.
Interesse pubblico ignorato per favorire imprenditori
La realizzazione della Torre Milano, secondo la Procura, non ha tenuto in minima considerazione l'interesse pubblico. La scelta architettonica sarebbe stata dettata unicamente dalla volontà di favorire l'imprenditore, senza alcun beneficio per la comunità e anzi arrecando un danno.
La Commissione paesaggio avrebbe modificato le proprie valutazioni attraverso procedure discutibili per consentire l'innalzamento del grattacielo. I dirigenti comunali sono accusati di aver creato la prassi della SCIA con atto d'obbligo per eludere i necessari piani attuativi, andando contro l'interesse collettivo.
Abuso edilizio e lottizzazione abusiva
Nel processo sono imputati Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune di Milano e vicepresidente della Commissione paesaggio, insieme ad altre sette persone. Le accuse mosse includono abuso edilizio e lottizzazione abusiva.
La pm ha sottolineato come la determina dirigenziale firmata nel 2018 da Oggioni e dall'ex dirigente Franco Zinna abbia introdotto una prassi illegale, creando seri problemi al territorio e violando norme fondamentali per la gestione urbanistica della città.