Cronaca

Pusher ucciso: nuove accuse contro il poliziotto Cinturrino

18 marzo 2026, 01:26 6 min di lettura
Pusher ucciso: nuove accuse contro il poliziotto Cinturrino Immagine generata con AI Milano
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La Procura di Milano intensifica le indagini sull'omicidio di Zack Mandouri nel bosco di Rogoredo. Nuove accuse emergono contro il poliziotto Carmelo Cinturrino, accusato di aver ritardato i soccorsi e orchestrato una messinscena.

Nuove accuse sulla condotta di Cinturrino

La Procura di Milano ha presentato nuove contestazioni riguardo al caso di Carmelo Cinturrino. L'ex assistente capo della polizia è già in carcere per l'omicidio volontario di Zack Mandouri. I pubblici ministeri ora sostengono che Cinturrino abbia agito per impedire il salvataggio del pusher. L'episodio risale al 26 gennaio, nel noto bosco di Rogoredo.

Secondo le nuove ricostruzioni, Cinturrino avrebbe atteso un tempo significativamente più lungo dei 22-23 minuti inizialmente stimati. Questo ritardo nell'allertare i soccorsi sarebbe stato intenzionale. L'obiettivo era lasciare che Mandouri morisse sul posto. L'accusa ipotizza che Cinturrino abbia sparato a Mandouri da una distanza di circa 30 metri, colpendolo alla testa.

La difesa di Cinturrino, rappresentata dagli avvocati Davide Giuseppe Giugno e Marco Bianucci, contesta queste nuove affermazioni. Sottolineano che le dichiarazioni provengono da testimoni legati al mondo dello spaccio. La loro credibilità e il contesto delle loro testimonianze sono messi in discussione.

La presunta messinscena post-sparatoria

Le indagini suggeriscono che Cinturrino non si sia limitato a ritardare i soccorsi. Si ipotizza che abbia anche orchestrato una messinscena. Insieme a colleghi ora indagati, avrebbe posizionato una pistola finta vicino al corpo di Mandouri. Lo scopo era quello di avvalorare la tesi della legittima difesa. Questa versione dei fatti è centrale nel procedimento.

Ulteriori elementi indicano che Cinturrino avrebbe manipolato la posizione del corpo. Lo avrebbe girato a pancia in su. Questo gesto sarebbe stato compiuto per simulare un'aggressione frontale. In realtà, l'accusa sostiene che Mandouri stesse tentando la fuga al momento dello sparo. Queste azioni rafforzano l'ipotesi di premeditazione.

Il pubblico ministero Giovanni Tarzia ha presentato questi nuovi elementi al Tribunale del Riesame. L'udienza si è tenuta ieri per discutere la richiesta di domiciliari avanzata da Cinturrino. I giudici si pronunceranno entro cinque giorni.

La versione di Carmelo Cinturrino

Durante l'udienza, Carmelo Cinturrino ha rilasciato dichiarazioni spontanee. Ha ribadito la sua versione dei fatti, già espressa in precedenza. La sua strategia difensiva mira a minare la credibilità dei testimoni, molti dei quali sono spacciatori o tossicodipendenti. Essi lo accusano di estorsioni e richieste di denaro o droga.

Cinturrino, 41 anni, è detenuto dal 23 febbraio. Ha spiegato ai giudici di aver sparato per paura. Ha definito la zona di Rogoredo come un'area pericolosa della città. La stessa paura, ha affermato, lo avrebbe spinto a non chiamare immediatamente i soccorsi. Ha anche ammesso di aver posizionato la pistola accanto al cadavere.

«Non avevo alcun rapporto con lui», ha dichiarato Cinturrino in riferimento a Mandouri. «Lo conoscevo solo per la sua foto segnaletica. La sua morte è stata una tragica fatalità». Questa dichiarazione contrasta nettamente con le accuse di premeditazione e di un movente legato al controllo della piazza di spaccio.

Il contesto di Rogoredo e il blitz interforze

Il bosco di Rogoredo è da tempo noto alle forze dell'ordine come un epicentro dello spaccio di droga a Milano. La criminalità organizzata e le tensioni tra spacciatori e forze dell'ordine sono una costante. L'omicidio di Mandouri ha riacceso i riflettori su questa area.

In risposta agli eventi, ieri pomeriggio è stato effettuato un blitz interforze. L'operazione ha interessato le zone frequentate da spacciatori e tossicodipendenti a Rogoredo. È stato il primo intervento di questo tipo dopo l'omicidio di Mandouri. Le forze dell'ordine hanno intensificato i controlli nell'area.

Durante il blitz, si è verificato un tragico evento. Poco prima delle 17:00, un uomo non ancora identificato si è lanciato sui binari. Stava sopraggiungendo un treno dell'Alta Velocità. Le telecamere di sorveglianza hanno confermato la natura volontaria del gesto. L'incidente è avvenuto in un punto non direttamente interessato dai controlli del blitz.

La difesa di Cinturrino sostiene che egli fosse un «nemico pubblico della piazza di spaccio». Le testimonianze contro di lui proverrebbero da persone con interessi specifici. L'avvocato Giugno ha sottolineato che il suo assistito è «molto provato e consapevole della gravità dei fatti». Ha aggiunto che Cinturrino è «soprattutto dispiaciuto per la perdita di una vita umana».

Le indagini proseguono per raccogliere ulteriori testimonianze. Si sta anche indagando su presunti «video di pestaggi» che potrebbero coinvolgere Cinturrino. La vicenda solleva interrogativi sulla condotta delle forze dell'ordine in aree ad alta criminalità. La giustizia dovrà fare chiarezza sulla responsabilità di Carmelo Cinturrino.

La situazione a Rogoredo rimane tesa. Le autorità cercano di ripristinare l'ordine e la sicurezza. L'omicidio di Zack Mandouri ha evidenziato le problematiche complesse di questa zona di Milano. La Procura è determinata a ricostruire l'intera dinamica dei fatti. Le prossime decisioni del Tribunale del Riesame saranno cruciali.

L'episodio riporta alla mente altri casi di cronaca legati allo spaccio e alla violenza a Milano. La lotta contro la criminalità organizzata in queste aree è una sfida continua. La giustizia dovrà valutare attentamente tutte le prove presentate. La verità sull'accaduto è ancora in fase di definizione.

Le accuse contro Cinturrino si concentrano ora non solo sull'atto dello sparo. Si estendono alla sua condotta successiva. Il ritardo nei soccorsi e la presunta messinscena sono elementi chiave. Questi dettagli potrebbero cambiare la percezione del caso. La comunità locale attende risposte concrete dalle autorità giudiziarie.

Il bosco di Rogoredo, un tempo area verde, è diventato tristemente noto per attività illecite. La sua trasformazione in zona franca per lo spaccio è un problema sociale e di sicurezza. L'intervento delle forze dell'ordine è costante, ma la situazione rimane complessa. La vicenda di Cinturrino e Mandouri è un sintomo di queste problematiche profonde.

La Procura di Milano sta lavorando per accertare la piena responsabilità di Carmelo Cinturrino. Le nuove accuse sono basate su un'analisi più approfondita delle tempistiche e delle azioni compiute dopo lo sparo. La difesa continua a sostenere la tesi della legittima difesa e della fatalità. Il Tribunale del Riesame avrà il compito di valutare la fondatezza delle richieste della Procura.

La vicenda giudiziaria è ancora in corso. Le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto dell'omicidio di Zack Mandouri. La giustizia milanese è chiamata a pronunciarsi su un caso che ha scosso la città. L'esito del procedimento avrà ripercussioni significative sulla percezione della sicurezza a Milano.

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