Profilo Facebook bloccato: direttore museo preso di mira
Sospensione profilo Facebook per post storico
Il direttore del Museo della Brigata ebraica di Milano, Davide Romano, ha visto il proprio profilo Facebook bloccato per oltre 24 ore. La piattaforma social ha applicato una restrizione, motivandola con la presunta violazione delle regole comunitarie da parte delle sue attività online.
Romano si è detto sbalordito dalla decisione, attendendo un responso dopo aver presentato ricorso. La sospensione è scattata in seguito alla condivisione di un articolo che trattava di un telegramma storico inviato da Heinrich Himmler al Gran Muftì di Gerusalemme, documento che evidenziava il sostegno del Terzo Reich alle popolazioni arabe contro gli ebrei.
Censura o protezione dalle regole?
Il direttore del museo ha espresso perplessità sulla motivazione della sospensione, chiedendosi se sia lecito condividere contenuti storici riguardanti il nazismo. Romano ha sottolineato come, nonostante le sue attività, riceva frequentemente insulti e messaggi d'odio in quanto ebreo, senza che vi siano interventi da parte della piattaforma.
La procedura di ricorso prevede un controllo di 24 ore per verificare la conformità dell'account agli standard della community. Tuttavia, il tempo trascorso è stato superiore e Romano è ancora in attesa di una risoluzione, temendo una possibile disabilitazione permanente del suo profilo.
Preoccupazione per la democrazia digitale
A sostegno di Romano è intervenuto il consigliere comunale di Forza Italia, Alessandro De Chirico. Egli ha evidenziato l'ampia visibilità raggiunta dal profilo di Romano, stimata in 4 milioni di visualizzazioni mensili, e il suo ruolo nell'offrire una prospettiva alternativa sulla guerra in Iran e altri temi.
De Chirico ha sollevato il timore che si possa trattare di una forma di «squadrismo antisemita digitale», definendo la situazione un potenziale pericolo per la democrazia. L'episodio solleva interrogativi sulla moderazione dei contenuti online e sulla gestione delle segnalazioni, soprattutto quando riguardano temi storici sensibili e potenziali episodi di odio online.