Cronaca

Processo aggressione trans: le difese degli agenti

14 marzo 2026, 04:16 2 min di lettura
Processo aggressione trans: le difese degli agenti Immagine generata con AI Milano
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Aggressione transessuale: le testimonianze degli agenti

Due agenti della polizia locale di Milano sono stati interrogati in tribunale riguardo all'aggressione subita da una persona transessuale nel maggio del 2023. L'episodio, ripreso da alcuni cittadini e diffuso sui social media, aveva scatenato un acceso dibattito pubblico.

Gli agenti sono accusati di lesioni e falso per aver omesso dettagli cruciali nel rapporto di servizio. Le loro dichiarazioni in aula hanno cercato di chiarire la dinamica dei fatti, ma hanno anche sollevato ulteriori interrogativi.

Dichiarazioni in aula: tra ammissioni e giustificazioni

Uno degli agenti, con 26 anni di servizio, ha ammesso che l'uso del manganello distanziatore alla testa della persona aggredita è stato uno «sbaglio». Ha descritto l'intervento iniziale al parco Trotter, scaturito da una segnalazione per comportamento molesto, e la successiva agitazione della persona fermata, che avrebbe sputato e affermato di essere malata.

Durante il tragitto verso gli uffici della polizia locale, la persona fermata avrebbe tentato di ferirsi e ha iniziato a battere la testa e le mani sui finestrini dell'auto. La versione dell'agente indica che ci si è fermati per assicurarsi che non stesse male, ma la persona sarebbe poi fuggita, rendendo necessario un inseguimento e un intervento di «contenimento».

Spray urticante e responsabilità: le versioni contrastanti

Il secondo agente, firmatario del rapporto, ha giustificato l'uso dello spray al peperoncino sostenendo fosse l'unico mezzo per allontanare una persona che minacciava di infettare gli agenti e per impedire ai colleghi di procedere ulteriormente. Ha definito l'uso dello spray come «il modo migliore per fermare tutto».

Pur riconoscendo che l'uso del distanziatore fosse «scorretto», l'agente ha dichiarato che non rientrava nei suoi compiti segnalare comportamenti scorretti dei sottoposti, ma che tale responsabilità spettasse all'ufficiale presente. Quest'ultimo, pur avendo il grado più alto, non ha preso posizione in merito alla segnalazione di condotte illecite.

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