Cronaca

Omicidio Manuel Mastrapasqua: scuse e tensione in appello

11 marzo 2026, 10:45 3 min di lettura
Omicidio Manuel Mastrapasqua: scuse e tensione in appello Immagine da Wikimedia Commons Milano
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Udienza d'appello per l'omicidio di Manuel Mastrapasqua

Si è aperto a Milano il processo d'appello per Daniele Rezza, condannato in primo grado a 27 anni per l'omicidio di Manuel Mastrapasqua. Il giovane di 21 anni è accusato di aver accoltellato e ucciso Mastrapasqua, 31 anni, l'11 ottobre 2024 a Rozzano, per rubargli un paio di cuffie wireless dal valore di 14 euro.

Durante l'udienza, Rezza ha tentato di esprimere il suo rammarico, chiedendo «scusa e perdono» alla famiglia della vittima. Ha dichiarato di provare «dispiacere» e di non aver voluto togliere la vita a Manuel, pur consapevole di non poter restituire un figlio o un fratello. Le sue parole hanno però scatenato la reazione dei familiari di Mastrapasqua, presenti in aula, che hanno gridato «stai zitto» all'indirizzo dell'imputato.

Richiesta di perizia psichiatrica

La difesa di Daniele Rezza ha avanzato alla Corte d'Assise d'appello la richiesta di una perizia psichiatrica sull'imputato. L'obiettivo è valutare una possibile incapacità di intendere e di volere al momento del fatto. Secondo i legali, il 21enne soffrirebbe di una «disregolazione delle funzioni emotive che dà reazioni sproporzionate», non riuscendo a valutare coscientemente le situazioni e a controllare gli impulsi a causa di una patologia psichiatrica.

La Procura generale, rappresentata dalla sostituta pg Olimpia Bossi, ha chiesto di respingere l'istanza. La pg ha argomentato che l'incapacità di gestire la rabbia sia più sintomo di un carattere aggressivo e immaturo che di una vera e propria patologia, escludendo tale ipotesi sia clinicamente che sulla base dei documenti presentati dalla stessa difesa. La Corte è chiamata a decidere sull'ammissibilità della perizia.

Contestazioni sulla perizia e contesto del delitto

La difesa ha sottolineato come l'istanza si concentri sulla capacità di volere piuttosto che su quella di intendere, citando una pregressa impulsività legata a una patologia. Tuttavia, la Procura generale ha evidenziato l'assenza di elementi concreti negli atti che supportino un disturbo mentale. La difesa ha presentato un certificato scolastico risalente a quando Rezza aveva 14 anni, dal quale non emergerebbero problematiche significative.

L'avvocato Roberta Minotti, legale di parte civile per la famiglia Mastrapasqua, ha ribadito che il funzionamento cognitivo di Rezza risulta nella norma, come dimostrerebbe una sua stessa affermazione in merito alla pena ricevuta. La sentenza di primo grado, secondo la legale, è ben motivata e la richiesta di perizia rappresenterebbe l'ultima spiaggia della difesa per contestare l'imputabilità. La difesa ha replicato affermando che il giovane in carcere assuma farmaci per la schizofrenia.

L'omicidio avvenne quando Manuel Mastrapasqua stava rientrando a casa dopo il lavoro. Aggredito da Rezza nei pressi della fermata del tram a Rozzano, fu colpito da una coltellata mortale vicino al cuore. Rezza, durante l'interrogatorio dopo l'arresto, ammise di aver voluto rubare «qualsiasi cosa potessi rivendere». Dopo l'aggressione, fu accompagnato dal padre alla stazione, da cui si allontanò in treno prima di essere catturato ad Alessandria.

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