Cronaca

Omicidio a Rogoredo: le accuse contro il poliziotto Cinturrino

17 marzo 2026, 00:50 2 min di lettura
Omicidio a Rogoredo: le accuse contro il poliziotto Cinturrino Immagine generata con AI Milano
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Omicidio a Rogoredo: il caso Cinturrino

Carmelo Cinturrino, un ex assistente capo della polizia, è al centro di un'indagine per l'omicidio di Abderrahim Mansouri, avvenuto a Milano, nel quartiere di Rogoredo. Le autorità ipotizzano che il colpo sparato da circa 30 metri non sia stato un atto di autodifesa, come inizialmente dichiarato dall'agente, ma un'azione premeditata.

Secondo la Procura e la Squadra Mobile, Cinturrino avrebbe agito con dolo, come suggerito da diverse minacce rivolte alla vittima e al suo gruppo, attivo nello spaccio di droga nell'area dell'ex boschetto. Le frasi intercettate rivelano un intento omicida ben preciso.

Le minacce e il "metodo Cinturrino"

Le indagini hanno portato alla luce un presunto modus operandi dell'agente, soprannominato "Thor" per l'uso di un martello in alcune operazioni. Cinturrino avrebbe più volte minacciato Mansouri, noto anche come "Zack", con frasi come «O ti arresto o ti ammazzo» e «Se lo becco io lo uccido».

Queste minacce, rivolte direttamente o tramite intermediari, suggeriscono un piano deliberato per eliminare il pusher. L'inchiesta si è ampliata, includendo una decina di casi sospetti di pestaggi, estorsioni e arresti illegali, tutti riconducibili al presunto "metodo Cinturrino".

Accuse multiple e testimonianze chiave

Oltre all'omicidio premeditato, Cinturrino è indagato per concussione, arresto illegale, spaccio, calunnia, estorsione, depistaggio e falso ideologico. Le accuse si basano sulle testimonianze di spacciatori e frequentatori dell'area di Rogoredo, i cui verbali verranno cristallizzati tramite incidente probatorio.

Tra gli episodi contestati, figurano sequestri di persona, pestaggi di spacciatori e la manipolazione di verbali per giustificare arresti. Un episodio particolarmente grave riguarda il pestaggio di un disabile in carrozzina, Vasile Puscas, deceduto successivamente per altre cause.

Estorsioni e violenze nell'area dello spaccio

Le testimonianze raccolte dipingono un quadro inquietante del comportamento di Cinturrino. In un caso, avrebbe perquisito uno spacciatore, facendosi consegnare 135 euro. In altre occasioni, avrebbe orchestrato arresti illegali, facendo ritrovare droga addosso agli indagati.

L'agente avrebbe anche preteso ingenti somme di denaro, come gli 800 euro richiesti a un giovane tunisino poco prima dell'omicidio di Mansouri. La frase «Qua comando io, non comandano i Mansouri», pronunciata dopo un'aggressione con spray urticante, riassume la presunta arroganza e il controllo esercitato dall'ex poliziotto.

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