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Il settore moda italiano, nonostante un export trainante, prevede un calo del fatturato nel 2025. L'industria punta su nuove rotte commerciali e sostenibilità per mantenere la leadership europea.

Il settore moda italiano affronta sfide globali

L'industria tessile e dell'abbigliamento italiana si conferma un pilastro fondamentale per l'economia nazionale. Detiene anche la leadership europea nel suo comparto. Questo avviene in un contesto internazionale complesso. La domanda globale mostra segni di rallentamento. Le tensioni geopolitiche creano incertezza. La crisi del settore del lusso internazionale aggiunge ulteriori difficoltà.

Queste indicazioni emergono da un recente report. La presentazione è avvenuta durante l'Assemblea generale di Confindustria Moda. L'evento si è tenuto a Milano, presso Palazzo Mezzanotte. Il titolo del report era 'Le nuove rotte: trasformarsi per restare leader'.

Fatturato e export: numeri in chiaroscuro per il 2025

Per l'anno 2025, il comparto della moda italiana prevede un fatturato totale di 58,39 miliardi di euro. Questo dato rappresenta una flessione del 2,4% rispetto all'anno precedente. L'export, pur rimanendo un punto di forza, registra un calo dell'1,6%. Il valore delle esportazioni si attesta a 36,94 miliardi di euro.

Nonostante la diminuzione, l'export continua a costituire una quota significativa del giro d'affari complessivo. Rappresenta infatti il 63,3% del fatturato totale. Il saldo commerciale rimane positivo, attestandosi a 10,48 miliardi di euro. Questo indica una bilancia commerciale favorevole per il settore.

Il settore impiega complessivamente 37.331 imprese. Danno lavoro a 372.200 addetti. Questi numeri, sebbene in lieve diminuzione rispetto al 2022, confermano l'importanza strategica della filiera per l'economia italiana.

Nuove strategie per la competitività e l'innovazione

«L'aspetto più interessante è che, a livello europeo, si sta lavorando molto per aprire nuove rotte commerciali», ha affermato Barbara Cimmino, vicepresidente per l'export e l'attrazione degli investimenti di Confindustria. «Guardiamo agli accordi di libero scambio con grande fiducia».

L'obiettivo è rafforzare la posizione di leadership nel mercato globale. Si punta a diversificare le destinazioni delle esportazioni. L'apertura verso nuovi mercati è considerata cruciale per contrastare il rallentamento della domanda in aree tradizionali.

«Allo stesso tempo, si sta facendo molto per coniugare competitività, innovazione e sostenibilità», ha aggiunto Cimmino. «Pensiamo ai brand, che rappresentano un driver fondamentale per l'intera filiera del tessile e dell'abbigliamento». L'innovazione tecnologica e i processi produttivi sostenibili sono visti come leve strategiche. Questi elementi possono garantire un vantaggio competitivo duraturo.

Il ruolo dei brand e la sostenibilità

I marchi della moda italiana giocano un ruolo centrale. Sono considerati un motore essenziale per l'intera catena del valore. La loro capacità di attrarre consumatori e di imporre tendenze è fondamentale. Questo vale sia sul mercato interno che su quello internazionale.

La sostenibilità ambientale e sociale sta diventando un fattore sempre più importante. I consumatori sono più attenti all'origine dei prodotti. Richiedono trasparenza lungo tutta la filiera produttiva. Le aziende che investono in pratiche sostenibili possono migliorare la loro immagine. Ottengono anche un maggiore apprezzamento da parte del pubblico.

La combinazione di innovazione, competitività e sostenibilità è la chiave per affrontare le sfide future. Permetterà al settore di mantenere la sua posizione di eccellenza. Questo è fondamentale per l'economia italiana nel lungo periodo.