Milano: vigile a processo per colpi di manganello a donna trans
Processo per aggressione a donna trans a Milano
Un agente della Polizia Locale di Milano è attualmente sotto processo per lesioni aggravate e falso. L'accusa riguarda la violenza impiegata nei confronti di Bruna, una donna transessuale, durante un fermo avvenuto nel maggio 2023. L'episodio, ripreso da video diventati virali, ha suscitato forte indignazione.
Durante l'udienza, uno degli agenti imputati ha ammesso che colpire la donna alla testa è stato «uno sbaglio». Ha dichiarato di non riconoscersi nelle immagini e di aver compreso la gravità del gesto solo dopo aver visionato il filmato. L'uso del manganello contro il capo è stato definito «scorretto» dal collega co-imputato.
Le dichiarazioni in aula e le contestazioni
Il processo, che si svolge davanti alla nona sezione penale del tribunale di Milano, vede imputati due agenti. Uno dei due, con 26 anni di servizio, ha giustificato l'uso dello spray al peperoncino come il «mezzo più idoneo» per evitare il contatto e allontanare la persona, pur ammettendo di non aver avuto una percezione precisa della situazione. Entrambi sono accusati anche di falso in atto pubblico per presunte incongruenze nei verbali di servizio.
La difesa degli agenti, rappresentata dagli avvocati Michele Cinquepalmi e Giovanni Briola, ha cercato di ricostruire la dinamica degli eventi. L'esame di Bruna, imputata per resistenza, lesioni e ricettazione, è stato invece rinviato al prossimo 13 aprile.
Ricostruzione dell'episodio e accuse
I fatti risalgono al 24 maggio 2023, quando due agenti intervennero in via Giacosa per una segnalazione di persona molesta vicino al parco Trotter. Bruna, di origine brasiliana, venne bloccata e condotta verso l'ufficio arresti e fermi. Secondo la versione dei vigili, durante il tragitto la donna avrebbe iniziato a dare testate contro la parete dell'auto di servizio.
Giunti in via Castelbarco, l'agente alla guida fermò il veicolo temendo un malore. Appena aperta la portiera, Bruna riuscì a scappare e a darsi alla fuga. L'inseguimento si concluse in via Sarfatti, nei pressi dell'Università Bocconi, dove gli agenti riuscirono a fermarla con l'aiuto di un passante in motorino.
Le riprese effettuate da studenti universitari mostrano la donna a terra, mentre un agente le spruzza spray urticante e un collega la colpisce ripetutamente con il manganello al corpo e alla testa. Le accuse contestate includono l'aggressione violenta a una persona «in posizione di resa» e l'abuso dei poteri pubblici.