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Un milanese su tre lavora con contratti collettivi scaduti, con stipendi e tutele ferme da anni. La UIL Lombardia lancia l'allarme sui "contratti pirata" e la necessità di rinnovi tempestivi.

Situazione critica per i contratti in Lombardia

Un numero elevato di lavoratori in Lombardia opera con contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl) la cui scadenza risale a diversi anni fa. Un esempio emblematico riguarda il settore del personale non medico in strutture sanitarie private, con un Ccnl scaduto dal dicembre 2018. Questo riguarda quasi 35.000 persone, di cui oltre 18.000 nella sola area metropolitana milanese.

La situazione generale, escludendo il settore pubblico, vede una persona su tre in Lombardia lavorare sotto condizioni definite da accordi ormai obsoleti. Il mancato rinnovo genera un lungo stallo tra le richieste sindacali e le posizioni delle associazioni datoriali. Le conseguenze ricadono direttamente sui bilanci familiari, poiché stipendi e tutele non si adeguano all'aumento del costo della vita.

Il report UIL evidenzia la disparità

Un'indagine condotta dalla UIL Milano e Lombardia ha messo in luce la gravità del problema contrattuale. I dati rivelano che in Lombardia, quasi il 98% dei lavoratori è coperto da Ccnl firmati dalle principali sigle sindacali come Cgil, Cisl e Uil. La percentuale nella Città Metropolitana di Milano è sostanzialmente identica.

Salvatore Monteduro, segretario della UIL Lombardia, ha sottolineato l'importanza di riconoscere il valore della contrattazione collettiva tradizionale. Ignorare la realtà dei contratti scaduti e non rinnovati significa non vedere le problematiche concrete che affrontano i lavoratori. Il fenomeno del "dumping contrattuale" non è un'astrazione, ma una pratica che può portare a salari più bassi, diritti indeboliti e un peggioramento generale delle condizioni lavorative.

I rischi dei "contratti pirata"

Il termine "contratti pirata" si riferisce ad accordi stipulati da sindacati con scarsa rappresentanza. Questi accordi spesso prevedono condizioni peggiorative per i dipendenti, causando potenziali perdite economiche che possono raggiungere i 12.000 euro annui. Sebbene questi contratti siano meno diffusi in settori consolidati come quello metalmeccanico o chimico, la loro presenza aumenta in ambiti come l'istruzione e la sanità privata.

In questi settori, circa il 4,4% dei lavoratori è inquadrato con contratti non sottoscritti dalle sigle sindacali storicamente più rappresentative. A questo si aggiunge la problematica dei contratti, pur validi, che rimangono in attesa di rinnovo. Questa situazione interessa oltre 1,1 milioni di persone in Lombardia (il 35,5% del totale del settore privato) e quasi 479.000 a Milano (il 30,2%).

Monteduro ribadisce la necessità di avere contratti che siano sia realmente rappresentativi sia rinnovati in tempi rapidi. La lentezza nei rinnovi contrattuali, unita alla diffusione di accordi meno tutelanti, crea un quadro preoccupante per il futuro del lavoro nella regione.

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