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L'inchiesta sul deragliamento del Tramlink a Milano procede con versioni contrastanti fornite da un collega del conducente indagato. L'analisi della scatola nera sarà cruciale per chiarire la dinamica dell'incidente.

Dichiarazioni contrastanti sul deragliamento

Le indagini sul grave incidente del Tramlink proseguono a Milano. Nuovi dettagli emergono dalle dichiarazioni di un collega del tranviere indagato. Le versioni dei fatti si moltiplicano, creando un quadro ancora incompleto. L'esame della scatola nera del mezzo è atteso per fare luce sull'accaduto.

Il conducente indagato, Pietro Montemurro, è accusato di disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni colpose. L'incidente ha causato due vittime e il ferimento di 54 persone. Le dichiarazioni del collega potrebbero essere decisive per l'inchiesta.

La prima testimonianza del collega

La prima testimonianza del dipendente ATM è stata raccolta il giorno dopo l'incidente. Il tranviere aveva passato le consegne a Montemurro poco prima. Ha raccontato di aver aiutato un disabile in carrozzina a salire sul mezzo. In quell'occasione, Montemurro si sarebbe procurato un trauma all'alluce sinistro. Questo incidente, secondo la sua versione, avrebbe causato un malore e la conseguente perdita di controllo del tram.

Nella sua prima deposizione, il collega non menzionò ulteriori contatti con Montemurro prima del deragliamento. Questo dettaglio è emerso solo in seguito, durante le indagini.

La scoperta della conversazione telefonica

Successivamente, gli inquirenti hanno scoperto una conversazione telefonica tra i due tranvieri prima dell'incidente. Il collega è stato quindi risentito. Ha confermato l'esistenza della chiamata, collocandola circa un quarto d'ora prima dello schianto. L'orario preciso dell'incidente è stato fissato alle 16:11:23, come documentato da un video di un taxi.

Questa conversazione ha aggiunto un nuovo elemento all'indagine. La sua durata e il contenuto sono ora al centro dell'attenzione degli inquirenti.

La versione in Procura e il "buco" temporale

Il 12 marzo, il tranviere e un ispettore sono stati ascoltati in Procura. Il collega ha parlato di una conversazione con Montemurro in cui quest'ultimo gli comunicava di essersi fatto male e chiedeva consiglio. Il collega gli avrebbe suggerito di avvisare la centrale operativa. Tuttavia, l'allerta non è mai arrivata in tempo.

Montemurro ha dichiarato di aver parlato con il collega per meno di un minuto, mentre il tram era fermo. I tabulati telefonici, però, indicano una chiamata di 3 minuti e 40 secondi. Questo crea un "buco" di circa 2 minuti e mezzo.

La difesa di Montemurro ipotizza che la telefonata non sia stata interrotta da nessuno dei due. La versione del collega, invece, suggerisce che la comunicazione sia terminata pochi secondi dopo il suo saluto finale, quando Montemurro non ha risposto. Questa seconda ricostruzione sembra più verosimile agli inquirenti.

L'attesa per la scatola nera

La sequenza temporale tra la fine della telefonata e il deragliamento è cruciale. Gli inquirenti ritengono più probabile la versione del collega, che riduce questo intervallo. L'analisi della scatola nera del Tramlink, prevista dopo Pasqua, sarà fondamentale.

Questo esame tecnico potrà chiarire quanti secondi siano effettivamente trascorsi. Potrebbe confermare una contemporaneità tra la fine della chiamata e l'incidente. Altre iscrizioni nel registro degli indagati potrebbero precedere l'analisi dei dati.

Domande frequenti sul deragliamento del tram 9

Cosa è successo al tram 9 a Milano?

Il 27 febbraio, il Tramlink 9 è deragliato in viale Vittorio Veneto a Milano, causando due morti e 54 feriti. L'inchiesta mira a chiarire le cause dell'incidente.

Quali sono le ipotesi sul deragliamento del tram 9?

Le indagini considerano diverse ipotesi, tra cui un malore del conducente, un trauma all'alluce sinistro che ne avrebbe compromesso la lucidità, e una conversazione telefonica intercorsa poco prima dell'incidente. Le versioni dei fatti sono ancora contrastanti.