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Indagini in corso sul deragliamento del Tramlink a Milano. Si analizzano i 12 secondi cruciali tra la fine di una telefonata e l'impatto. La difesa contesta la ricostruzione.

Analisi Timeline Tramlink Milano

Le indagini sul tragico incidente del Tramlink a Milano proseguono serrate. Si cerca di ricostruire con precisione gli istanti che hanno preceduto lo schianto. Un elemento chiave è la tempistica della conversazione telefonica del conducente. La possibilità che la chiamata si sia protratta fino all'impatto finale è al vaglio degli inquirenti. L'allineamento della timeline potrebbe ulteriormente restringere il lasso di tempo. Questo significa che la conversazione potrebbe essere durata fino all'ultimo secondo. La dinamica esatta è fondamentale per comprendere le cause dell'incidente.

La difesa del conducente, Pietro M., sessantenne con oltre 34 anni di esperienza, contesta questa ricostruzione. I legali sostengono che la telefonata si sia conclusa ben prima dell'impatto. L'azienda di trasporti, Atm, ha ribadito la gravità dell'uso del cellulare alla guida. L'uso improprio di dispositivi mobili è considerato una violazione gravissima. Le indagini mirano a chiarire ogni singolo dettaglio di questa tragica vicenda. La scatola nera del tram fornirà dati cruciali.

La Giornata del Conducente Prima dell'Incidente

La giornata del 27 febbraio, alle ore 16.11, ha visto il Tramlink di ultima generazione della linea 9 uscire dai binari. Il conducente, Pietro M., si trovava alla guida della vettura 7707. Circa mezz'ora prima dell'incidente, ha subito un infortunio. Mentre aiutava un disabile in sedia a rotelle a salire a bordo, ha ricevuto un forte colpo al piede sinistro. Ha avvertito un dolore acuto all'alluce. Nonostante il trauma, non ha segnalato alcuna anomalia alla centrale operativa di Atm. A sua disposizione vi era un apparecchio dedicato in cabina.

Invece di allertare la centrale, ha deciso di chiamare un collega. Si trattava dello stesso collega che aveva sostituito in piazza Oberdan. Questo collega lo aveva anche aiutato nell'operazione che gli aveva causato il trauma. È molto probabile che Pietro M. abbia informato il collega del suo infortunio. Ha descritto l'intensificarsi delle fitte dolorose. La sua condizione fisica potrebbe aver influito sulla sua lucidità. Le indagini stanno accertando ogni possibile fattore scatenante.

Ricostruzione della Conversazione Telefonica

La conversazione telefonica tra Pietro M. e il suo collega è durata 3 minuti e 40 secondi. Questo è quanto emerso dagli accertamenti della Squadra interventi speciali della polizia locale. Durante questo lasso di tempo, il tranviere ha continuato a svolgere le sue mansioni. Ha effettuato le fermate previste lungo il percorso. Tra queste, anche la fermata di Repubblica. L'ipotesi investigativa principale suggerisce che la chiamata sia iniziata circa 4 minuti prima dell'uscita dai binari. Per la precisione, 3 minuti e 52 secondi prima.

La conversazione si sarebbe conclusa solamente 12 secondi prima che il tram uscisse definitivamente di strada. A quel punto, il mezzo viaggiava a circa 50 chilometri orari. Ha svoltato bruscamente a sinistra, finendo la sua corsa contro un palazzo. L'edificio si trova all'angolo tra viale Vittorio Veneto e via Lazzaretto. L'impatto è stato devastante. Ha causato la morte di due passeggeri, Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky. Altri 54 passeggeri sono rimasti feriti. L'analisi dei dati della scatola nera sarà determinante per confermare questi tempi.

Il Silenzio Inatteso e le Ipotesi

Secondo le prime dichiarazioni rese agli investigatori, il collega di Pietro M. avrebbe riferito un dettaglio significativo. Alla fine della telefonata, avrebbe salutato il sessantenne per congedarsi. Non avrebbe però ricevuto alcuna risposta. Questo nonostante la linea telefonica fosse ancora aperta. Un silenzio improvviso e inatteso, che contrasta con una versione leggermente diversa fornita in seguito in Procura. Rimangono aperte diverse domande. Perché il tranviere non ha più replicato? È stato distratto da un evento improvviso? Ha avuto un malore che gli ha fatto vedere “tutto nero”?

L'ipotesi del malore in cabina, sostenuta fin dall'inizio dal conducente stesso, rimane una possibilità concreta. Le indagini stanno valutando tutte le piste. La condizione fisica del conducente, il suo infortunio al piede, potrebbero aver giocato un ruolo. La concentrazione richiesta per la guida di un mezzo pubblico è elevata. Qualsiasi distrazione, volontaria o involontaria, può avere conseguenze gravi. Il silenzio al termine della chiamata è un elemento che necessita di chiarimenti approfonditi. La ricostruzione della dinamica è complessa.

La Difesa Contesta la Ricostruzione Ufficiale

Uno degli avvocati di Pietro M., Mirko Mazzali, ha reagito duramente alle indiscrezioni trapelate. Ha dichiarato: «I processi si dovrebbero fare nelle aule, non violando il segreto istruttorio». Ha poi aggiunto che i dati tecnici in loro possesso smentiscono la ricostruzione diffusa dai media. Nello specifico, i dati GPS e l'analisi delle comunicazioni telefoniche. Secondo la difesa, questi elementi dimostrerebbero che l'indagato non era al telefono al momento dell'impatto. La comunicazione si sarebbe interrotta molto prima.

I legali sostengono che la telefonata si sia conclusa almeno un minuto e mezzo prima della tragedia. Su un punto, tuttavia, sembra esserci accordo generale. L'autista ha effettivamente effettuato una telefonata mentre era alla guida. Questo comportamento è vietato dalle regole aziendali di Atm. Le regole d'ingaggio dell'azienda sono state acquisite dagli inquirenti. L'azienda di trasporti ha commentato la vicenda. Hanno sottolineato che l'uso del cellulare da parte dei conducenti durante la guida è una violazione gravissima. Si tratta di una violazione dei regolamenti interni, delle norme di sicurezza e del codice della strada.

Atm: "Uso del Cellulare Violazione Gravissima"

L'azienda di trasporti milanese, Atm, ha voluto ribadire la sua posizione in merito all'uso dei telefoni cellulari da parte dei conducenti. Pur senza fare riferimento diretto al caso specifico del Tramlink deragliato, da Foro Buonaparte è giunta una nota ufficiale. In essa si sottolinea con forza la gravità di tale comportamento. L'uso del cellulare da parte dei conducenti durante la guida è considerato una violazione gravissima. Non si tratta solo di una violazione dei regolamenti interni dell'azienda.

È anche una violazione delle norme di sicurezza che tutelano i passeggeri e l'utenza stradale. Inoltre, contravviene direttamente al codice della strada. La sicurezza dei trasporti pubblici è una priorità assoluta per Atm. L'azienda investe costantemente in formazione e controlli per garantire il rispetto delle procedure. L'episodio del Tramlink ha riacceso il dibattito sull'attenzione alla guida. Le indagini proseguiranno per accertare tutte le responsabilità.