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Un testimone oculare ha confermato che Abderrahim Mansouri stava cercando di fuggire quando l'assistente capo Carmelo Cinturrino gli sparò. Le trascrizioni dell'incidente probatorio rivelano dettagli su minacce e pestaggi.

Testimone oculare descrive gli ultimi istanti

«Ha preso una pietra per lanciare e spaventare», ha dichiarato un testimone. «Poi lui, spaventato, Zack spaventato, voleva scappare dentro il bosco». La ricostruzione prosegue: «così ha girato a sinistra, ha fatto due passi». Poi il rumore dello sparo. «Io ho sentito lo sparo, ma Zack è caduto subito», ha aggiunto.

Questo racconto proviene da un cittadino afgano di 31 anni. Egli è il testimone oculare dell'omicidio volontario premeditato. L'accusa è rivolta all'assistente capo Carmelo Cinturrino. L'agente avrebbe ucciso il 26 gennaio il pusher Abderrahim Mansouri. L'omicidio è avvenuto nel bosco di Rogoredo. La testimonianza conferma che il 28enne, soprannominato "Zack", si stava voltando per fuggire. Questo accadde nel momento in cui l'assistente capo gli sparò alla testa.

Le dichiarazioni emergono dalle trascrizioni dell'udienza. L'incontro si è svolto il 10 aprile. La sede era l'incidente probatorio davanti al gip di Milano, Domenico Santoro. Le dichiarazioni sono state cristallizzate per un eventuale processo.

Altre testimonianze confermano pestaggi e minacce

Tra il 10 e l'11 aprile scorso, sei persone sono state ascoltate dal giudice. Tra loro c'erano tossicodipendenti e pusher. Queste persone erano già state sentite durante le indagini. Le indagini erano condotte dal pm Giovanni Tarzia e dalla Squadra mobile della Polizia.

Le trascrizioni, depositate oggi, contengono centinaia di pagine. Le testimonianze sono state rese a porte chiuse. Un altro testimone ha confermato l'uso del martello da parte di Cinturrino. Questo strumento sarebbe stato usato per picchiare. Il testimone ha anche raccontato un episodio specifico. Si tratta del pestaggio di «un ragazzo in sedia a rotelle».

Il teste, un italiano di 39 anni senza fissa dimora, ha verbalizzato un altro dettaglio importante. Mansouri, alla fine, «non voleva pagare un ca...» a Cinturrino. L'assistente capo avrebbe taglieggiato lui e altri. Le richieste riguardavano soldi e droga. Il poliziotto avrebbe minacciato Mansouri direttamente. «Digli a Zack che quando lo vedo, lo ammazzo», avrebbe detto Cinturrino.

Le difese cercano di minare l'attendibilità dei testimoni

Le difese degli indagati, inclusa quella di Cinturrino, hanno agito con strategia. Le loro domande, come si evince dai verbali, miravano a smontare l'attendibilità dei testimoni. L'obiettivo era indebolire le loro dichiarazioni agli occhi del giudice.

Cinturrino è anche indagato per altri reati. Tra questi figurano arresti illegali, spaccio, estorsioni, concussioni, falso e sequestro di persona. Nel procedimento per alcune delle oltre quaranta imputazioni, sono coinvolti anche altri sei agenti. La vicenda giudiziaria si allarga quindi a un contesto più ampio di presunte condotte illecite.

Le testimonianze raccolte nell'incidente probatorio rappresentano un passaggio cruciale. Servono a consolidare le prove prima dell'eventuale dibattimento. La posizione di Cinturrino appare sempre più complessa. Le dichiarazioni dei testimoni oculari e di chi ha subito presunte vessazioni aggiungono elementi significativi al quadro accusatorio.

Le indagini proseguono per chiarire tutti gli aspetti della vicenda. La giustizia farà il suo corso per accertare le responsabilità. La comunità locale attende risposte concrete su questi gravi fatti accaduti nel bosco di Rogoredo.