Una targa commemorativa è stata installata all'Università Cattolica di Milano per ricordare Simonetta Ferrero, vittima di un brutale omicidio irrisolto nel 1971. L'iniziativa, frutto di una lunga battaglia dei familiari, mira a rendere giustizia alla sua memoria.
Una targa per Simonetta Ferrero in Cattolica
Da giovedì scorso, una targa onora la memoria di Simonetta Ferrero. La giovane fu tragicamente strappata alla vita il 24 luglio 1971. La sua esistenza fu interrotta con estrema violenza. L'iscrizione auspica che il suo impegno possa ispirare le future generazioni. Si cita il suo esempio negli studi, nella carriera e nel volontariato. Si spera possa essere un modello operoso e cristiano.
L'evento si è svolto in forma strettamente privata. Erano presenti la rettrice Elena Beccalli. C'era anche un sacerdote e le sorelle di Simonetta. Presenti il cognato e un ristretto gruppo di amici. Una rappresentanza delle crocerossine ha partecipato. Simonetta era infatti una volontaria della Croce Rossa.
La targa è stata affissa in cima alla scala G. Si trova sopra l'accesso ai locali che conducevano al bagno femminile. Fu proprio lì che Simonetta fu massacrata. Aveva solo 25 anni. La funzionaria della Montedison, laureata alla Cattolica, subì circa quaranta coltellate. Un crimine rimasto senza colpevoli. Le indagini dell'epoca furono condizionate da superficialità.
La battaglia per la giustizia e il ruolo della Santa Sede
Questa cerimonia è il culmine di una lunga battaglia. I familiari di Simonetta si sono impegnati con determinazione. Hanno collaborato con il criminologo Alberto Miatello. I loro appelli hanno raggiunto anche la Santa Sede. Hanno ottenuto una risposta inaspettata. La scorsa estate, il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, si è attivato. Ha preso contatti con la rettrice dell'ateneo. La proposta della targa commemorativa ha trovato il suo appoggio. La targa è stata quindi affissa giovedì scorso.
La proposta era stata avanzata anche dall'ex magistrato Guido Salvini. «Questa collocazione», ha spiegato Miatello, «rappresenta un atto di vera giustizia». Nonostante il ritardo, la memoria di Simonetta non sarà cancellata. Molti, nel 1971 e successivamente, avrebbero voluto che fosse dimenticata.
Indagini interrotte e reperti perduti
Barbara Di Castri, consigliera milanese della Croce Rossa, ha ricordato Simonetta. Ha sottolineato il suo esempio nel portare soccorso ai più fragili. Simonetta era un'infermiera volontaria. «Purtroppo da allora nulla è cambiato», ha affermato la consigliera. «Le donne continuano a essere uccise». Nel caso di Simonetta, nuove indagini sono ostacolate. Il fascicolo dell'epoca è scomparso. È andata distrutta anche la porta del bagno. Su di essa era impressa l'impronta insanguinata della mano dell'assassino. Rimane solo una fotografia di quel reperto.
«Un reperto che, alla luce delle nuove tecniche scientifiche, avrebbe potuto dare informazioni preziosissime», ha spiegato Salvini. «Ancora una volta», ha aggiunto, «la distruzione o la cattiva conservazione di reperti riduce le possibilità di avvicinarsi alla verità». Le sue parole riecheggiano quelle di Miatello, evidenziando la frustrazione per la perdita di elementi cruciali per la risoluzione del caso.