Condividi
AD: article-top (horizontal)

Riemergono dagli archivi di famiglia schizzi inediti del Santa Tecla, storico jazz club milanese. L'opera di Joe Colombo e Enrico Baj anticipava un nuovo concetto di design legato al jazz.

Il Santa Tecla, un crocevia artistico milanese

Nei primi anni '50, Milano pulsava di fermento culturale. L'arte, la letteratura e la vita notturna si intrecciavano in una fitta rete di relazioni. Elena, madre dell'autore, viveva questo clima. Frequentava i circoli artistici con suo fratello, Enrico Baj. Il loro punto di riferimento era lo studio in via Teulié 1. Qui Joe Colombo fu tra i primi aderenti al movimento di arte nucleare. La casa di famiglia a Gavirate era un altro luogo d'incontro. Divenne un punto di riferimento per artisti come Gianni Dova, San Gregorio, Sergio Dangelo e Alìk Cavaliere.

Enrico Baj divideva l'attività artistica con la pratica legale. Lavorava nello studio di suo zio, Fabio Baj. È proprio dall'archivio di quest'ultimo che sono emersi documenti inediti. Questi documenti sono passati prima alla madre dell'autore, poi a lui. Contenevano non solo atti forensi. Riguardavano anche la gestione del Santa Tecla. Questo era un jazz club. Enrico Baj lo gestiva insieme a Joe Colombo. Baj si occupava anche dei contratti e delle questioni legali.

Schizzi inediti e il design del Santa Tecla

Tra i documenti d'ufficio sono stati trovati diversi contratti. Sono emersi anche vari schizzi. Questi disegni rappresentano l'unica testimonianza rimasta del progetto di allestimento del club. Il Santa Tecla fu probabilmente il primo esperimento di Joe Colombo nel campo del design. Lui curò l'arredo e la struttura. Insieme a Baj, intervenne anche nella pittura delle pareti. Altri artisti parteciparono a questa opera collettiva. Il jazz, simbolo di rinascita, divenne il motore concettuale del loro lavoro. Gioia di vivere, ritmo e colore si fusero in un linguaggio unico.

Questo linguaggio anticipava la visione di Joe Colombo. Mirava a un design che unisse estrema libertà formale e rigore progettuale. Secondo Gillo Dorfles, la vitalità delle opere di Joe Colombo risiede nella capacità di collegare la genialità tecnica a un profondo concetto di umanità. Questa eredità trovò nel Santa Tecla il suo primo palcoscenico. Tradusse l'immediatezza della musica jazz in una nuova filosofia dell'abitare.

Altri spazi di creatività milanese

Nell'archivio non sono presenti solo documenti sul Santa Tecla. Ci sono anche materiali relativi al Mocambo Club e all'Arethusa. Ognuno di questi luoghi restituisce l'immagine di una Milano in pieno fermento creativo. Il Santa Tecla era definito la “piccola Cappella Sistina dell’arte moderna milanese”. Era considerato il tempio della rottura. Il Mocambo e La Cave (Arethusa) ne erano i satelliti. Erano spazi dove Colombo imparava a dominare materia e luce.

Trasformò l'angustia delle “cantine” in luoghi di libertà e sperimentazione. A volte, da archivi di famiglia apparentemente inutili e polverosi, emergono frammenti di memoria. Questi frammenti trascendono la sfera privata. Diventano patrimonio collettivo, testimoniando un'epoca di grande creatività.

AD: article-bottom (horizontal)

Questa notizia riguarda anche: