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Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha risposto alle indagini sulla vendita di San Siro, difendendo le decisioni del Comune e sottolineando il rischio di un disastro per la città se i club avessero lasciato lo stadio.

Sala difende la cessione di San Siro

La cessione dello stadio San Siro e delle aree circostanti a Inter e Milan è al centro di un'indagine che coinvolge nove persone. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha voluto chiarire la sua posizione attraverso i social media. Ha definito un potenziale abbandono dello stadio da parte dei club un vero e proprio «disastro» per la città. Secondo Sala, il Comune si sarebbe ritrovato con un impianto «obsoleto e costosissimo».

La vendita, perfezionata nel novembre 2025, vede il Comune difendere la correttezza dell'operato. Le ipotesi di reato per gli indagati includono turbativa d'asta e rivelazione di segreti d'ufficio. Il sindaco ha ribadito che tutte le procedure si sono svolte nel rispetto delle regole. La scelta finale è ricaduta sulla vendita, piuttosto che sulla ristrutturazione dell'esistente, per evitare la partenza dei club.

Valutazioni e legge sugli stadi

Il primo cittadino ha anche difeso il prezzo di vendita, contestato da alcuni come troppo basso. Ha ricordato che sono state effettuate due valutazioni distinte. La prima, quella dell'Agenzia delle Entrate, è stata quella utilizzata per la transazione. La seconda, condotta da Bocconi e Politecnico, aveva addirittura indicato un valore inferiore.

Sala ha poi affrontato due punti emersi dall'inchiesta: le interlocuzioni tra privati e amministrazione e la breve durata dell'avviso pubblico. Ha spiegato che la legge sugli stadi autorizza e incoraggia i Comuni a negoziare direttamente con i club locali. Per questo motivo, l'avviso pubblico è servito solo a verificare l'eventuale interesse di altri soggetti. La durata di 35 giorni era sufficiente per una generica manifestazione di interesse.

Il punto contestato dai magistrati

I magistrati, tuttavia, contestano proprio questo aspetto. L'iter definito «privatistico», che permette la negoziazione diretta, non dovrebbe concludersi con un avviso pubblico. Inoltre, dovrebbe riguardare solo l'uso o la vendita di un'area destinata a un impianto sportivo. Nel caso di San Siro, invece, è stata ceduta un'area molto vasta, destinata non solo allo stadio ma anche a un quartiere commerciale e ricettivo.

Questo, secondo i pm, avrebbe richiesto un iter più formalizzato e pubblico. Le interlocuzioni tra i club e il Comune, definite «privatistiche», avrebbero permesso ai privati di conoscere in anticipo contenuti di delibere. Questo elemento è alla base dell'accusa di rivelazione di segreti d'ufficio. La procedura si è poi conclusa con un avviso pubblico, creando una commistione tra i due iter previsti dalla legge.

I risultati ottenuti dalla trattativa

Nonostante le contestazioni, il sindaco Sala ha rivendicato i risultati ottenuti dalla trattativa, durata anni. Ha sottolineato la riduzione delle pretese edificatorie, il mantenimento del 50% di superficie a verde e la capienza dello stadio confermata a 70mila posti. Ha citato un'email del 2023 in cui un ex dirigente dell'Inter sembrava ironizzare sulla definizione di «posti popolari».

In conclusione, Sala ha affermato: «Non sono un sindaco passacarte». Ha dichiarato di non aver voluto lasciare la «patata bollente» al suo successore. Ha espresso la speranza che la città non abbia mai un sindaco che si limiti a svolgere un ruolo meramente esecutivo. La sua difesa si concentra sulla volontà di preservare il futuro sportivo ed economico di Milano.

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