Cinque adolescenti della Comunità Oklahoma hanno assistito per la prima volta a uno spettacolo alla Scala, scoprendo la musica classica e superando stereotipi. L'iniziativa mira a offrire nuove prospettive culturali ai giovani in difficoltà.
Un debutto inaspettato alla Scala
Cinque ragazzi, di età compresa tra i 16 e i 17 anni, hanno varcato per la prima volta le porte del prestigioso Teatro alla Scala. Provenienti dalla Comunità Oklahoma di Gratosoglio, hanno partecipato a un evento speciale, indossando accessori che riflettevano la loro personalità. Un cappellino da rapper e scarpe sportive colorate hanno accompagnato la loro serata. Hanno ascoltato le note di Beethoven e Brahms, un'esperienza inedita per loro.
L'emozione era palpabile nei loro volti. La psicologa Francesca Ciulli, membro dello staff progetti di sviluppo della comunità, ha descritto la loro espressione come «meravigliata e grata». Inizialmente un po' spaesati, i giovani hanno presto trovato il loro agio. Sedersi su quelle poltrone e assaporare la magia del teatro è stato un momento «straordinario» per loro.
La Comunità Oklahoma, situata in via Costantino Baroni 228, accoglie minori tra i 14 e i 18 anni. Molti di questi ragazzi sono stranieri non accompagnati. Altri sono stati allontanati dalle loro famiglie o sono sottoposti a percorsi di messa alla prova. La comunità offre loro supporto e opportunità di crescita.
Oltre la musica: cultura e futuro
Nella comunità, educatori e staff seguono i giovani in attività formative. L'obiettivo principale è promuovere l'autonomia. I ragazzi desiderano imparare un mestiere e trovare presto un impiego. Tuttavia, accanto a questa prospettiva «utilitaristica», scoprono nuovi orizzonti. L'arte e la musica diventano strumenti per costruire un bagaglio culturale solido. Questo substrato diventa la base del loro futuro e un legame con la città che li accoglie.
Queste esperienze aiutano anche a smontare pregiudizi diffusi. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non tutti i giovani ascoltano solo musica trap. Molti non si sono mai avvicinati alla musica classica. Tra i cinque ragazzi presenti alla Scala, c'era un adolescente di 16 anni che studia pianoforte e contrabbasso. Aveva già studiato chitarra da autodidatta, come ha spiegato la dottoressa Ciulli.
Un altro giovane ospite della comunità ha partecipato a un laboratorio di liuteria. Questo laboratorio era curato da Enrico Allorto, noto per i suoi «violini del mare» realizzati con il legno dei barconi dei migranti. Per questo ragazzo, arrivato in Italia proprio via mare, è stata una chiusura di cerchio significativa.
Collaborazioni per l'educazione
Grazie ai fondi di «Prove aperte» della Filarmonica della Scala, sono stati attivati o proseguiti progetti musicali. Questi fondi sono destinati a iniziative di associazioni non profit che combattono la povertà educativa. Sia la Comunità Oklahoma che l'associazione Akanà hanno partecipato al bando. Akanà si occupa di portare la musica nei Centri di ospitalità temporanea (Cot). Entrambe le organizzazioni hanno ottenuto parte delle risorse disponibili.
Sempre grazie a «Prove aperte», è stato possibile organizzare la visita di una delegazione di ospiti della comunità al Teatro alla Scala. Al loro ritorno, i ragazzi hanno condiviso l'esperienza con gli altri ospiti. Chi non aveva potuto partecipare ha espresso il desiderio di esserci. Questa reazione positiva dimostra l'impatto profondo dell'iniziativa, più di qualsiasi applauso.